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Papa Francesco loda gli infermieri e ricorda quella che gli salvò la vita

enfermeira e Papa Francisco
Getty Images / Creative Commons
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“Una brava donna. Anche coraggiosa, al punto di discutere con i medici, umile ma sicura di quello che faceva”

Il 3 marzo, Papa Francesco ha ricevuto nell’Aula Paolo VI i rappresentanti della professione infermieristica, definendoli “promotori della vita e della dignità delle persone”.

In questa occasione, il Pontefice voluto esprimere la sua riconoscenza a un’infermiera italiana che gli ha salvato la vita in Argentina, suor Cornelia Caraglio. Ricordando il suo esempio e sottolineandone l’umiltà e la professionalità, il vescovo di Roma ha ringraziato tutti coloro che si adoperano per salvare vite umane.

“Col vostro permesso vorrei rendere omaggio a un’infermiera che mi ha salvato la vita”,ha affermato. “È un’infermiera, una suora italiana, domenicana, che è stata inviata in Grecia come professoressa, molto colta, ma anche infermiera. Poi è andata in Argentina, e quando io a vent’anni ero vicino alla morte, è stata lei a dire ai dottori a discutere con loro, questo sì, quest’altro di più: e grazie a queste cose io sono sopravvissuto. La ringrazio e vorrei nominarla qui davanti a voi: suor Cornelia Caraglio. Una brava donna. Anche coraggiosa, al punto di discutere con i medici, umile ma sicura di quello che faceva”.

Papa Francesco ha quindi sottolineato la “preziosità” del lavoro di chi si occupa ogni giorno dei malati.

Nel contatto quotidiano con i pazienti, ha spiegato, questi professionisti dovrebbero essere “capaci di riconoscere i giusti limiti della tecnica, che non può mai diventare un assoluto e mettere in secondo piano la dignità umana”, e stare anche “attenti al desiderio, talora inespresso, di spiritualità e di assistenza religiosa”.

“Non dimenticatevi della ‘medicina delle carezze’: è tanto importante!”, ha aggiunto suscitando gli applausi dei presenti. “Una carezza, un sorriso, è pieno di significato per il malato. È semplice il gesto, ma lo porta su, si sente accompagnato, sente vicina la guarigione, si sente persona, non un numero”.

Vivendo accanto ai malati, i professionisti del settore sanitario sviluppano rapporti umani la cui chiave è “la tenerezza”, che “passa dal cuore alle mani, passa attraverso un ‘toccare’ le ferite pieno di rispetto e di amore”.

Nel suo ministero, anche Gesù “è stato vicino ai malati”. È per questo che per la Chiesa i malati sono persone in cui Cristo è particolarmente presente. Gesù ha perfino identificato se stesso con loro dicendo: “Ero malato e mi avete visitato”.

Il Papa ha infine ricordato i rischi e le difficoltà del lavoro di chi presta assistenza agli altri, come anche la mancanza di personale di cui soffre questa professione, ricevendo un’ovazione dai presenti.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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