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La minestra non sa di niente e lo sa. Ma la mia vita?

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La Sapienza più grande rimangono due ginocchia a terra e lo sguardo fisso su di Te, Signore. Ecco cosa dà sapore ad ogni vita

Lettere a una moglie #2 (ovvero l’esodo del duo con l’anello noto in tutto il mondo come Mienmiuaif) di Giuseppe Signorin

“La tua sa di qualcosa?”, mi hai chiesto l’altra sera, a cena, riferendoti alla minestra che avevo sotto il naso, amore mio. “Sì, sa di non sapere”, ti ho risposto. Questa è food philosophy, baby.

Tuo marito ne sa una più di Socrate. E di Cracco. Insieme. È vero, siamo a dieta, siamo pure in Quaresima, sono appena finite le elezioni, e tuo marito si mette a scherzare? Meriterei l’imprecazione del buon cristiano: “Te possi mori’ ammazzato… ma pe’ la fede”. Sta scritta in una delle bustine di zucchero che ci ha regalato il nostro amico fra’ Etjen. È di San Filippo Neri. Altro che Baci Perugina. Ma tu stai imparando a non dirmi niente. Porti pazienza. Mi sopporti. E sopportare è morire a se stessi. Rimanendo vivi per giunta. Un martirio a portata di coppia.

Santa Teresina voleva morire come i martiri. Al Colosseo, durante un viaggio a Roma, si era commossa come non mai per l’emozione di trovarsi in un luogo così pregno del sangue dei primi martiri cristiani. Avrebbe voluto dare anche lei, tutto, per Cristo. E in effetti lo ha dato, anche se alla fine in un modo diverso. Giorno dopo giorno. Tutti noi dobbiamo imparare a dare tutto per Cristo, magari sopportando, portando pazienza, morendo a noi stessi. La minestra dell’altra sera non sapeva di niente, amore mio, ma eravamo io e te a mangiarla. La nostra piccola grotta di Betlemme. Povera (di sale, sicuramente), ma condivisa.

In quell’istante di food philosphy infatti è nato qualcosa: siamo morti a noi stessi. Io, almeno. Tu non lo so, in effetti. Ma io di sicuro. Sono morto al mio palato, questo posso dirlo. Ed è stato bellissimo. Com’è stato bellissimo andare a votare, in un paese orgogliosamente e violentemente laico com’è diventata l’Italia, e dover mettere una croce sul simbolino scelto. È stato meraviglioso. Perché la croce è il senso di tutto, sostiene tutto, salva ogni cosa. Anche le elezioni. Fare quella croce, nella scheda, mi ha riempito di gioia. Cristo è ovunque, dà speranza sempre, in ogni istante. Anche lì, come direbbe Guareschi, nel segreto della cabina elettorale.

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