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Gli incontri di sesso e orge di 40 preti e seminaristi. Facciamo chiarezza

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Il dossier al vaglio di Curia di Napoli e Vaticano. Le chat sono scandalose. Ma il problema di fondo è la vocazione delle persone implicate in questa triste vicenda

Dal «pace e bene» al «mandami una foto di te nudo» il passo è breve nelle chat. Don F. della provincia Bat, conversando con un giovane prete di altra regione, avanza un invito. «Si ma se vengo dove dormo?» e Don F. risponde netto: «Nel mio letto». «Tu sei pazzo», la risposta dell’interlocutore. «L’ospite va trattato bene. Il Santo Padre Benedetto dice che l’ospite è Cristo». All’inizio il giovane sembra un po’ spiazzato. «Vabbè se non vuoi dormire con me ci sono le celle, comunque». Ma nel giro di poche ore, il ragazzo si lascia andare: «Invitami da te, celebriamo insieme e poi vediamo». E ancora: «Cosa vuoi da me, amicizia o solo scopare? Ho paura che poi mi abbandoni». «E che vuoi, innamorarti?», gli risponde Don F.

Il seguito della conversazione degenera in pochi attimi. «Tu lo vuoi», «in c*** ma fai male tu», e Don F.: «Perchè dovrei, ci so fare».

Don F. ne intercetta anche un altro in chat: «Tu sei gay?», risposta: «Booo», «Cioè sì», la replica dell’amico prete. Qui lo scambio di foto è immediato. Don F. propone anche una cosa a tre in un eremo e manda all’interlocutore la foto di un altro religioso che sarebbe pronto a partecipare al triangolo amoroso.

Le indagini nelle diocesi

Mentre il cardinale Crescenzio Sepe annuncia che il dossier finirà in Vaticano, le diocesi coinvolte sono localizzate in tutte le regioni del centro sud: da Roma a Salerno, da Lagonegro ad Andria, da Cosenza a Catania.

Tra esse c’è chi, come la Diocesi di Cosenza, ha istituito un centro d’ascolto che raccoglierà tutti giorni dalle 9.30 alle 12.00 segnalazioni inerenti presunti abusi dei sacerdoti, che però dovranno essere «firmate o personalmente testimoniate e le consegneranno all’Arcivescovo per gli opportuni provvedimenti, canonici o disciplinari. Non saranno accolte né prese in considerazione segnalazioni o lettere anonime, la cui identità non è individuabile o di dubbia provenienza» (Qui Cosenza, 4 marzo).

Quello di Cosenza è solo un esempio. I vescovi delle diocesi coinvolte si stanno mobilitando per capire quale sia la reale portata di questo triste fenomeno nelle rispettive aree di interesse.

L’immagine della Chiesa

Il dato certo è che c’è ben poco di vocazione dietro questi comportamenti di preti e seminaristi. Ed è giusto che le indagini sia a livello locale, sia livello Vaticano, facciano luce su questa vicenda che rischia di gettare altro fango su una chiesa già ferita da abusi e vicende sessuali poco liete.

Come ha detto il cardinale Sepe: «Non solo sono preoccupato, sono indignato. Per colpa di qualcuno si cerca di dipingere il volto della Chiesa come sporco per tutti» (Corriere del Mezzogiorno, 26 febbraio).

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