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Diagnosi DSA: davvero si tratta di “moda”? Tutt’altro

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Paola Belletti - Aleteia - pubblicato il 05/03/18

Infatti  spesso anche i genitori più bendisposti e dotati di pazienza sono destabilizzati di fronte al proprio bambino con DSA. Cosa non capiamo?

Nel bambino con DSA ciò che è altamente deficitario è l’automatizzazione della lettura, del calcolo della scrittura. Per chi non ha questi disturbi, una volta consolidate le associazioni segno-suono, la lettura diventa automatica, così come scrivere senza errori ortografici o ricordare le tabelline. Attività che non richiedono più continua attenzione e concentrazione. Esistono però diversi strumenti compensativi e misure dispensative, soprattutto nella scuola secondaria inferiore, che consentono agli studenti con DSA di fare meno fatica nell’apprendimento, come il computer per scrivere o i formulari per ricordare le regole di matematica. A volte gli studenti però sviluppano una forte resistenza nei confronti di questi strumenti per la necessità di non sentirsi “diversi”. Li rifiutano pur avendone bisogno: allora serve soprattutto un sostegno emotivo da parte degli insegnanti e dei genitori per accettarli, perché consentono ai ragazzi di raggiungere i risultati degli altri, con un riscontro positivo in termini di autostima. Spesso il costo emotivo e la ridotta autostima compromettono ulteriormente le prestazioni ma se, ad esempio, l’uso del tablet in aula non fosse consentito solo agli studenti che fanno errori ortografici ma potesse essere utilizzato da tutti, allora il bambino con DSA non avrebbe più ragione di sentirsi diverso dagli altri. Non andrebbe stravolta la didattica, solo adattata. La scuola devo dire che si sta muovendo in questo senso e la tecnologia, se ben utilizzata, può aiutare parecchio.

Gli studenti con DSA sono quelli che anche solo 15-20 anni fa erano i nostri compagni etichettati come pigri e fannulloni?

Spesso è così, soprattutto perché allora non avevamo a disposizione gli strumenti (i test) per valutare oggettivamente le difficoltà di apprendimento. Pensiamo alla nostra carriera scolastica. Ci verranno in mente compagni che non erano affatto poco intelligenti ma che a leggere facevano sempre una grande fatica, ad esempio, e con tutta probabilità venivano rimproverati per scarso impegno.

La scuola come si sta muovendo rispetto ai DSA?

Alcune sono attrezzatissime sia per i DSA sia per i BES (Bisogni Educativi Speciali) e sono equipaggiate ad intercettare nei propri studenti gli indici di rischio di una difficoltà. Secondo la legge 170/2010 e le note attuative  dovrebbe essere la scuola ad individuare bambini con difficoltà di apprendimento, a mettere in atto attività di recupero e di potenziamento e a segnalare ai genitori solo i bambini in cui permangono le difficoltà nonostante le attività proposte per recuperarle. Il DSA in sé oggi non è più un problema e a volte non serve una vera e propria terapia. Il bambino può apprendere con efficacia grazie all’introduzione e all’uso adeguato di strumenti di supporto: la proposta di schemi e mappe concettuali, l’uso del tablet, ad esempio. Soprattutto quando i bambini con DSA sono alla fine della primaria non serve più una vera e propria terapia riabilitativa. Si usano strumenti di facilitazione che possono essere impiegati a qualsiasi età (anche gli studenti universitari ne possono usufruire). Ci sono poi in Italia ottime sperimentazioni. Ad esempio, quelle delle flipped class per l’insegnamento capovolto, in cui è stato introdotto per tutti l’uso del tablet – misura che risolve anche il problema dell’enorme carico di libri che riempiono gli zaini dei nostri figli all’inverosimile…ndr, (il metodo delle flipped class consiste nell’invertire il luogo dove si segue la lezione, a casa propria anziché a scuola, con quello in cui si studia e si fanno i compiti. L’insegnante fornisce agli studenti materiali didattici appositamente selezionati, predisposti da egli stesso o da altri. I materiali didattici possono essere video, risorse multimediali, libri o e-book. Gli studenti studiano guardando i video e consultando i materiali più e più volte, ciascuno secondo le proprie esigenze, prima e al di fuori della scuola, e non dopo, come nel modello classico. Per approfondire, qui)


DZIEWCZYNKA PRZY TABLICY

Leggi anche:
Flipped classroom, o come invertire il metodo di apprendimento

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