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3 modi per vivere come San Francesco rimanendo comunque voi stessi

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DeAgostini | Getty Images

Amy Peterson - pubblicato il 05/03/18

La sua vita è piena di lezioni preziose, anche per noi contemporanei

“Non dovremmo vivere tutti così?”, mi ha sussurrato Kirsten mentre percorrevamo la navata centrale della basilica di San Francesco. Ero ad Assisi e guidavo un gruppo di matricole universitarie, tra le quali Kirsten, come parte del corso sull’eredità culturale italiana. Ci siamo fermati davanti a un affresco e abbiamo ammirato la rappresentazione di Giotto di uno di momenti più importanti della vita del giovane Francesco. Disturbato dalla mancanza di cura nei confronti della Chiesa da parte del padre abbiente, Francesco rinunciò al suo nome, togliendosi perfino gli abiti. Quasi nudo nella piazza della città, dichiarò la sua indipendenza dalla famiglia e dai sistemi finanziari dell’epoca.

“Vivere così come?”, ho chiesto. “Intendi vivere come frati?”

“Sì”, ha detto lei, indicando il frate che ci guidava nel tour. “Come lui. Come Francesco. Non è il modo più santo di vivere?”

Ci ho pensato su. Era una buona domanda.

“Non credo”, ho risposto. “Non c’è un modo ‘più santo’ di vivere. Diventare frate o suora è il modo migliore di vivere se è quello a cui Dio ti ha chiamato, ma Dio ha una chiamata diversa per ciascuno di noi. Il modo più santo di vivere è seguire la chiamata che Dio ti ha dato in modo specifico”.

Sul pullman che ci portava a Firenze abbiamo portato avanti il discorso. Dopo tutto, anche se non siamo tutti chiamati ad essere come San Francesco, ci sono delle cose che possiamo imparare dal suo esempio.

Cura della Chiesa e ascolto di Dio

Il santo di Assisi ha preso sul serio le parole di Cristo, credendo che i poveri siano beati e che se hai due cappotti dovresti darne via uno. Non lo ha comunque fatto sempre: da giovane si godeva l’agiatezza e la popolarità, ed era diventato bravo negli affari. Voleva anche conquistare la gloria come cavaliere, ma quando partì per la sua seconda battaglia sentì la chiamata di Dio a tornare ad Assisi.

Negli anni successivi il suo cuore cambiò. Trascorreva molto tempo da solo in preghiera e contrizione. Incontrò un lebbroso, e anziché provarne ripugnanza gli baciò la mano. Mentre pregava nella chiesa di San Damiano, sentì Cristo sul crocifisso che gli diceva: “Ripara la mia casa”.

Francesco vendette le sete del negozio di suo padre e diede il ricavato alla chiesa. È questo che lo portò all’episodio nella piazza cittadina, immortalato da Giotto e che ci ha incantati mentre camminavamo nella basilica.

Dopo aver rotto i legami con la sua famiglia, Francesco riparò la vecchia chiesa con le sue mani. Disse agli amici che progettava di sposare Madonna Povertà e iniziò a predicare. Altri presero a seguirlo, e Francesco fondò la sua regola di vita sulle parole di Gesù nelle Scritture – dire al giovane ricco di vendere tutto ciò che aveva e darlo ai poveri, agli apostoli di non portare nulla nei loro viaggi e a tutti noi di prendere la nostra croce quotidiana. Francesco ha chiesto ai suoi fratelli di vivere proprio in questo modo.

Se i nostri figli rifiutassero le benedizioni materiali che abbiamo dato loro o dessero i nostri risparmi alla Chiesa, probabilmente saremmo arrabbiati e confusi, come il padre di Francesco. Nella nostra ricchezza relativa e nel nostro comfort, è facile respingere la chiamata radicale di Gesù. Francesco, tuttavia, ci ricorda che la scelta che sembra controculturale e perfino folle è a volte quella che Gesù ci chiama a compiere.

Fare la nostra parte per prenderci cura del creato

Anche il modo in cui Francesco si rapportava agli animali dev’essere sembrato strano a molti. La leggenda dice che un giorno, mentre viaggiava con alcuni compagni, Francesco chiese loro di fermarsi. Lasciò la strada e iniziò a predicare agli uccelli, che si posarono sulle sue spalle e sulle braccia e non se ne andarono finché non ebbe finito. Francesco credeva che la natura rispecchiasse Dio, e che, come ha scritto nel suo Cantico di Frate Sole, tutte le creature fossero fratelli e sorelle.

Papa Giovanni Paolo II ha insegnato che l’amore e la cura del creato da parte di Francesco dovrebbero essere una sfida per noi e un promemoria a “stimolare e sostenere la ‘conversione ecologica’”: “L’uomo non più ‘ministro’ del Creatore. Ma autonomo despota, sta comprendendo di doversi finalmente arrestare davanti al baratro. […] Non è in gioco, quindi, solo un’ecologia ‘fisica’, attenta a tutelare l’habitat dei vari esseri viventi, ma anche un’ecologia ‘umana’ che renda più dignitosa l’esistenza delle creature, proteggendone il bene radicale della vita in tutte le sue manifestazioni e preparando alle future generazioni un ambiente che si avvicini di più al progetto del Creatore”.

Francesco non sbagliava a vedere il volto di Dio nel creato, e come lui dovremmo essere saggi custodi della Terra, riconoscendo che Dio si rivela a noi attraverso la natura.

Prendersi cura gli uni degli altri

In seguito Francesco si sentì chiamato a portare il Vangelo in terra musulmana. Partì per la Siria, e in occasione della Quinta Crociata si recò dal sultano, condividendo coraggiosamente il Vangelo con il “nemico”. Non c’è traccia di conversioni, ma Francesco stabilì un rapporto pacifico con il mondo musulmano, che ebbe conseguenze notevoli. I Francescani sono tuttora riconosciuti “Custodi di Terra Santa”, e viene permesso loro di rappresentare lì la Chiesa cattolica.

È tipico della natura umana aver paura di chi è diverso, ma l’esempio di Francesco ci può incoraggiare a cercare un rapporto con chi non è come noi – perfino i nostri nemici.

Non so se Kirsten ed io siamo arrivate a una conclusione definitiva sul modo in cui Dio ci chiama, ma abbiamo lasciato Assisi ispirate dall’esempio di un uomo che ha preso sul serio le parole di Gesù. La vita di Francesco ci invita ancora oggi ad abbracciare la semplicità e a prenderci cura della Chiesa, della Terra e del nostro prossimo. Ciò non assume sempre la forma di grandi gesta. Come ha detto Madre Teresa, a volte siamo chiamati a fare piccole cose con grande amore; a fare semplicemente la successiva cosa giusta, giorno dopo giorno, anche se quelle cose giuste sono normali come compiti, piatti sporchi, condividere un pasto con i senzatetto o fare amicizia con una famiglia di rifugiati.

Possiamo voler essere radicali e innovativi come San Francesco, ma come ha suggerito la nostra guida Adam sul pullman quel giorno, forse scegliere l’amore in tutto ciò che facciamo è il tipo di azione che cambierà il mondo. È quello che ha fatto Francesco, e quasi mille anni dopo ancora parliamo della sua vita straordinaria.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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