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Suor Elise García: “Arrestate una suora, non un ‘Dreamer’”

ARREST

AFP PHOTO / SAUL LOEB

Jaime Septién - pubblicato il 02/03/18

Decine di cattolici arrestati al Campidoglio di Washington

Questa settimana a Washington (Stati Uniti) decine di cattolici sono state arrestate di fronte al Campidoglio, molto vicino al punto in cui un mese e mezzo fa il Presidente Trump si è unito alla Marcia per la Vita, promossa dalle organizzazioni cattoliche degli Stati Uniti a favore della vita e della famiglia.

Una soluzione umana

Dopo la giornata nazionale decretata dai vescovi per sostenere i “Dreamers”, il 25 febbraio, laici, religiosi e religiose hanno realizzato una manifestazione per chiedere ai membri del Congresso una soluzione permanente per i “Sognatori” (i migranti arrivati irregolarmente negli USA da bambini, n.d.t.).

I poliziotti che fanno la guardia al Campidoglio hanno arrestato quaranta persone per atti di disobbedienza civile, tra cui la religiosa domenicana Elise García, che ha dichiarato: “Non sono mai stata arrestata in vita mia, ma con la benedizione della mia comunità mi unisco ad altre due dozzine di suore cattoliche e alleate per rischiare l’arresto come atto di solidarietà con i meravigliosi ‘sognatori’ della nostra Nazione”.

“Ai nostri leader al Congresso e alla Casa Bianca dico: ‘Arrestate una suora, non un dreamer‘”, ha dichiarato la García questo martedì, dopo che lunedì la Corte Suprema aveva respinto la richiesta del Governo del Presidente Donald Trump di porre fine al programma migratorio noto come DACA, che protegge i giovani arrivati negli Stati Uniti da piccoli.




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Li conosciamo, sono nostri amici

“Sono i nostri studenti, quelli che siedono nelle nostre aule, sono i nostri fedeli, inginocchiati nelle nostre chiese”, ha affermato il sacerdote gesuita Thomas Reese, che ha assistito alla manifestazione per esercitare pressioni sul Congresso e trovare una soluzione per migliaia di giovani irregolari.

Le detenzioni hanno avuto luogo davanti a un edificio del Senato, mentre i dimostranti chiedevano ai legislatori di sostenere a livello legislativo i giovani senza documenti noti come “Dreamers” nella loro ricerca di un modo per ottenere la cittadinanza permanente del Paese di cui fanno parte da molto tempo.

Circa 690.000 “Dreamers” potrebbero essere deportati se il Senato non decidesse diversamente prima del 5 marzo, giorno che il Presidente Trump ha stabilito come termine del DACA, anche se si calcola che nel Paese ci siano circa 1,8 milioni di giovani in queste condizioni, il cui futuro è ugualmente pieno di incertezza.




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Una questione morale

Nella manifestazione di protesta, padre Reese ha detto di rappresentare i gesuiti della costa Ovest e altri che sanno esattamente chi siano i “Dreamers”: “Sono i nostri amici, sono i nostri colleghi che ci hanno invitato a casa loro”, ha ricordato.

Poi, segnanaldo l’edificio del Campidoglio degli Stati Uniti, in cui si riuniscono i legislatori, ha aggiunto: “È ora che le persone che lavorano in quell’edificio si rendano conto che si tratta di una questione morale. È un fatto di giustizia, e il gioco politico deve fermarsi”.

Davanti al Senato, molti di coloro che hanno rischiato l’arresto hanno iniziato a prendersi per mano, cantando inni e pregando. La polizia del Campidoglio ha cominciato ad avvertirli di fermarsi o sarebbero stati arrestati. Dei 40 detenuti, otto erano suore delle Sorelle della Misericordia.

I detenuti sono stati ammanettati e in seguito liberati. Erano accusati di condotta disordinata e ostruzionismo, ma non del fatto che non avessero motivi per protestare.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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