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Vogliamo aiutare i giovani a fare discernimento? Impariamo questi tre passi

YOUNG WOMAN PRAYING

By Volodymyr Goinyk | Shutterstock

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 02/03/18

La sfida del Sinodo: far fiorire una spiritualità autentica nelle nuove generazioni partendo dalle loro preoccupazioni. Ecco come

Tre passi per compiere un vero e autentico discernimento spirituale. Tre passi rivolti ai giovani, che ad ottobre 2018 saranno i protagonisti del Sinodo. Già dal19 al 24 marzo, la riunione pre-sinodale, a Roma, definirà la percezione che essi hanno oggi dalla Chiesa. In tal senso è stato strategico il questionario on line che giovani di tutto il mondo hanno compilato da giugno 2017.

Diego Fares S.I. su La Civiltà Cattolica (quaderno 4025) sostiene che un primo passo necessario per aiutare i giovani a crescere nel discernimento consiste nell’identificare ciò che li rende «inquieti», ascoltando quello che essi dicono.

Non si sentono ascoltati dagli adulti

Nel questionario molti giovani, ad esempio, ritengono di essere poco ascoltati dal mondo adulto. E pensano che questo non accada, scrive Fares, «per cattiva volontà, e nel quale, paradossalmente, sono i giovani chiamati a svolgere in modo più deciso un ruolo di protagonisti».




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Le conseguenze di questa percezione non sono per niente positive e hanno ripercussioni «sulla loro visione della cultura e del mondo attuali». «I giovani – rimarca il padre gesuita – i giovani si allontanano, quando percepiscono che l’intenzione di fondo di chi parla loro è quella di “disciplinarli”». Insomma, pensare che con l’indottrinamento, i messaggi continui e incessanti si riesca a plasmare un giovani è un errore da non commettere.




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Attratti dall’aiuto solidale

Al contrario, sottolinea Fares, «i giovani si avvicinano e rispondono con grande generosità, quando vengono chiamati a dare un concreto aiuto agli altri». E viene citata la risposta emblematica ad una delle domande del questionario:

«Secondo me – afferma uno di loro – ad attrarre i giovani sono soprattutto i gruppi di “aiuto solidale”, cioè visitare le case degli anziani o semplicemente riunirsi per dare da mangiare a persone bisognose. Perché? Perché i giovani sentono che là si può condividere, senza avere la stessa credenza, una realtà che si chiama solidarietà e amore per il prossimo».




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In basso, all’esterno, in dietro

Allora da qui possono scaturire, tre passi da compiere per un autentico discernimento spirituale delle nuove generazioni. Tre tappe che La Civiltà Cattolica riassume così: «Questi passi presuppongono che una persona sia giustamente preoccupata di scegliere qualcosa di meglio e, come risposta, faccia un passo verso il basso, umiliandosi interiormente, poi un altro passo verso l’esterno, uscendo da sé per servire, e infine un passo in­ dietro, che completa i momenti precedenti, abbracciandoli; e aspetta la conferma dello Spirito e della Chiesa, intesa come gerarchia e come popolo fedele di Dio».


FABIO ROSINI

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Primo passo: l’ispirazione dello Spirito Santo

Il primo passo di un discernimento viene «dall’alto» quando lo Spirito Santo entra nella vita di ognuno di noi. Bisogna lasciarsi andare e fare «un passo verso il basso, riconoscendo la grazia». Questo passo, osserva Fares, corrisponde all’atteggiamento che sant’Ignazio descrive in una delle sue regole del discernimento:

«Chi sta consolato procuri di umiliarsi e abbassarsi quanto può» (Esercizi Spirituali [ES], n. 324).

Anche Papa Francesco, ricorda il padre gesuita, descrive la «tensione» che avviene in questo passo:

«Un mutamento nella presa di coscienza cristiana deriva sempre la sua origine “dall’alto”, dall’ispirazione dello Spirito Santo».

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discernimentogiovanisinodo
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