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Sapere di non essere noi i padroni, ecco cosa ci rende davvero liberi

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don Luigi Maria Epicoco - pubblicato il 02/03/18

La libertà è accettare di coltivare questo campo della vita sapendo che il padrone si è fidato di noi, e se tornerà (e tornerà!) lo farà per non farci essere in eterno operai.

In quel tempo, Gesù disse ai principi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Ascoltate un’altra parabola: C’era un padrone che piantò una vigna e la circondò con una siepe, vi scavò un frantoio, vi costruì una torre, poi l’affidò a dei vignaioli e se ne andò. 
Quando fu il tempo dei frutti, mandò i suoi servi da quei vignaioli a ritirare il raccolto. 
Ma quei vignaioli presero i servi e uno lo bastonarono, l’altro lo uccisero, l’altro lo lapidarono. 
Di nuovo mandò altri servi più numerosi dei primi, ma quelli si comportarono nello stesso modo. 
Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: Avranno rispetto di mio figlio! 
Ma quei vignaioli, visto il figlio, dissero tra sé: Costui è l’erede; venite, uccidiamolo e avremo noi l’eredità. 
E, presolo, lo cacciarono fuori della vigna e l’uccisero. 
Quando dunque verrà il padrone della vigna che farà a quei vignaioli? ». 
Gli rispondono: «Farà morire miseramente quei malvagi e darà la vigna ad altri vignaioli che gli consegneranno i frutti a suo tempo». 
E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: La pietra che i costruttori hanno scartata è diventata testata d’angolo; dal Signore è stato fatto questo ed è mirabile agli occhi nostri? 
Perciò io vi dico: vi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare.» 
Udite queste parabole, i sommi sacerdoti e i farisei capirono che parlava di loro e cercavano di catturarlo.
Ma avevano paura della folla che lo considerava un profeta. (Mt 21,33-43.45-46 )

“C’era un uomo che possedeva un terreno e vi piantò una vigna (…). La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano”. Mi sembra una descrizione efficacissima della nostra vita: non ne siamo noi i fautori, non ne siamo noi i garanti e non abbiamo deciso noi le norme contrattuali. Una mia vecchia amica diceva sempre: “in questa vita sappiamo come ci entriamo ma non sappiamo mai come ne usciremo”.

E Gesù racconta questa parabola forse per ricordare a ciascuno di noi che la radice della nostra serenità risiede nella consapevolezza di non essere noi i veri padroni di tutto questo grande gioco della vita. A noi mette angoscia sapere che non abbiamo il controllo di tutto, che le carte dicono che siamo solo degli affittuari, e in definitiva ci comportiamo come i personaggi descritti nella storia: tutti quelli che ci ricordano di dover rendere conto di questo comodato d’uso li facciamo fuori. Nella nostra testa essere liberi significa fingere di essere i padroni. Ma la libertà è un’altra cosa. La libertà è accettare di coltivare questo campo della vita sapendo che il padrone si è fidato di noi, e se tornerà (e tornerà!) lo farà per non farci essere in eterno operai.

Se accettassimo questo ci accorgeremmo che la morte è solo la fine di una giornata lavorativa e non la fine di tutto. ‪Dio costruisce il Suo Regno con le pietre di scarto, quelle che il mondo non considera e butta via. Davanti a Dio non c’è spreco, anche una cosa inutile può diventare “pietra d’angolo”, perché Dio è tale proprio perché riesce a trarre il massimo valore da ciò che non ha più valore agli occhi del mondo.

E questa è una bella notizia ogni qualvolta accumuliamo dentro noi stessi le pietre di scarto dei dolori, delle malattie, delle ingiustizie, dei fallimenti. Essi se messi davanti a Dio possono costruire palazzi di santità, ma lasciati lontano da Dio rimangono solo scarti. Il cristianesimo è il rimpiego intelligente di ciò che normalmente sarebbe considerato solo inutile e di peso. Dio trasforma i nostri pesi in colonne portanti, le nostre ferite in varchi di speranza.‬
#dalvangelodelgiorno

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