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La benedizione dei fucili in una chiesa americana. Ma così potranno mai finire le stragi?

WORSHIPPERS AT WORLD PEACE AND UNIFICATION SANCTUARY HOLD WEAPONS
DON EMMERT / AFP
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In una chiesa americana una cerimonia folle figlia di una lettura della Bibbia senza fondamento

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Ci sono cose che per la sensibilità europea sono incomprensibili della cultura degli Stati Uniti, una di queste è sicuramente il culto che hanno per le armi contro ogni buon senso e contro ogni logica specie considerando l’incidenza di mortalità causata da sparatorie ogni anno. Eppure il nesso “armi e patriottismo” e – cosa che desta maggiore fastidio – “armi e bibbia” è ancora dominante. Figuratevi quindi lo stupore di chi, all’indomani dell’ennesima tragedia causata dal “folle solitario” che irrompe nella sua ex scuola e uccide 17 persone con un fucile d’assalto, celebra una cerimonia religiosa incentrata sulla benedizione dei fucili.

Tutto questo è avvenuto in Pennsylvania presso la Sanctuary Church di Newfoundland, una sètta difficilmente incasellabile nel protestantesimo, quanto da annoverare tra i nuovi movimenti religiosi e che

ha benedetto alcune coppie sposate che si sono presentate in chiesa imbracciando armi e fucili. Alcune di loro indossavano anche delle corone costruite coi proiettili. Questo perché secondo il pastore locale, Hyung Jin “Sean” Moon, il libro della Bibbia dell’Apocalisse fa riferimento proprio alle armi quando cita un “bastone di metallo” che dovrebbe governare tutti i popoli al mondo (Il Post).

La Sanctuary Church è uno degli scismi in cui si è frammentata la Chiesa dell’Unificazione fondata dal reverendo coreano Sun Myung Moon (si esattamente quello del matrimonio di monsignor Emmanuel Milingo nel 2001), con uno status paragonabile o addirittura superiore a Gesù Cristo, considerato il “Terzo Adamo” (il secondo è Gesù stesso) dopo la morte del fondatore nel 2012. Questo gruppo scismatico è guidato dal figlio minore del Reverendo Moon, uscito dalla Chiesa dell’Unificazione, in polemica con la madre (che la controlla), e con il fratello maggiore. Tuttavia questa della benedizione delle armi o della possibilità di portare armi in Chiesa non è così infrequente negli USA.

Tuttavia perfino per gli standard americani, la cerimonia è apparsa quanto meno inopportuna dopo – lo ricordavamo – la recente strage avvenuta in Florida. Strage che tuttavia sembra avere un esito politico diverso dal solito. In America la circolazione delle armi è enorme. Si stima che – su una popolazione di 300 milioni di abitanti, bambini compresi – ci siano almeno 270 milioni di armi da fuoco. E non solo pistole, ma anche fucili semiautomatici o peggio. Grazie alle pressioni della National Rifle Association (NRA) che è una lobby molto ricca e molto influente specialmente in ambito repubblicano.

Tuttavia – a sorpresa! – il Presidente Donald Trump, che nelle precedenti occasioni aveva minimizzato il ruolo delle armi da fuoco nelle uccisioni di massa su suolo americano, e dopo aver suggerito che la soluzione poteva essere quella di armare gli insegnanti per proteggere gli studenti (Il Foglio), ha evocato la possibilità di una stretta sui controlli nella vendita di armi (attualmente esistente solo in pochi stati e con criteri spesso molto laschi) addirittura esortando il Congresso (il parlamento USA) “Dobbiamo fare quello che è giusto, non vi fate intimorire dalla Nra” e ha proseguito:

La Nra, National rifle association, è la potentissima lobby americana delle armi, che di Trump è da sempre una grande supporter.  “Sono il più grande sostenitore del Secondo emendamento (quello che consente la libertà di armarsi ndr.). Molti di voi lo sono. Sono un grande fan della Nra, domenica ho anche pranzato con loro. Ma ora dobbiamo fermare questa assurdità”, ha aggiunto. Il presidente ha lanciato le sue proposte: allargare i controlli sugli acquirenti di armi, escludendo chi ha problemi mentali, e aumentare da 18 a 21 anni l’età legale per l’acquisto (Repubblica).

Molto probabilmente il Presidente americano sente che questa volta la popolazione statunitense è rimasta molto più colpita da questo evento, anche grazie alla incisiva campagna fatta proprio dai ragazzi sopravvissuti alla sparatoria che hanno chiesto anche tramite i social il divieto di vendita delle armi, controlli più rafforzati, e hanno preso di petto i politici di entrambi gli schieramenti.

Dopo la strage, gli studenti hanno conquistato l’attenzione dell’opinione pubblica chiedendo la messa al bando o almeno una forte limitazione alla vendita di armi semi-automatiche come quella usata da Cruz nell’attacco alla scuola. Lunedì e martedì un gruppo di loro si è recato a Washington per fare pressioni sui parlamentari, esortandoli ad agire. “Abbiamo parlato, voi avete ascoltato, ma ora è il tempo per l’azione”, ha sottolineato la studentessa Delaney Tarr. Un protagonismo che ha trovato consensi tra i compagni del liceo, come il 15enne Alexis Grogan che si è detto “così orgoglioso di come i ragazzi della mia scuola stiano lottando perché tutti quanti vogliamo che il cambiamento avvenga e, come vediamo i progressi, ci dimostra che le persone ci tengono e loro ci ascoltano quello che dobbiamo dire” (Avvenire).

E’ certamente un fatto di interesse che questa campagna parta da giovani della Florida, uno degli stati americani più influenti e più repubblicani.

Nelle prossime settimane potrebbe però aprirsi una finestra di condizioni favorevoli, data l’eccezionalità della reazione dell’opinione pubblica e le minime aperture fatte da Trump negli ultimi giorni. Venerdì scorso quindici deputati Repubblicani hanno scritto al presidente della Camera, Paul Ryan, per chiedergli di calendarizzare un voto su una proposta di legge per integrare meglio le notizie sulla salute mentale e sulla fedina penale di ogni americano nel registro che i venditori di armi utilizzano per controllare se una persona può comprarle o meno. La proposta è appoggiata dalla stessa NRA e farebbe poco o nulla per estendere i controlli alla vendita via internet o nelle fiere dei commercianti di armi, che tuttora in molti stati godono di un vuoto normativo (Il Post) .

Nel frattempo proprio oggi, poche ore fa nel Michigan, una nuova sparatoria si è consumata presso il campus universitario della Central Michigan University ad opera di un 19enne, due le vittime.

La polizia intanto ha lanciato l’allarme invitando studenti e staff a cercare riparo. Secondo l’account twitter della città di Pleasant, l’autore della sparatoria è un nero, di 19 anni, considerato armato e pericoloso. Il giovane è ancora in fuga. Secondo il Mt. Pleasant Sun, il sospetto ha i capelli corti, indossa jeans gialli e una felpa blu, con un’arma infilata alla cintura (Ansa)

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