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Storie della Bibbia: il profeta che sposò una prostituta

PROPHET HOSEA
PUBLIC DOMAIN
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La vicenda di Osea, tra amore, vendetta e perdono sembra la trama di un thriller!

Osea, il profeta che sposa una prostituta! Una cosa inaudita il cui senso sfuggirà anche a un fariseo di nome Simone, che inviterà a casa sua Gesù e che, quando una prostituta del posto entrerà nella sua casa e bacerà i piedi di Gesù, si lascerà andare a un pensiero sprezzante: «Se fosse davvero un profeta, saprebbe che razza di donna è mai questa!».

Don Federico Tartaglia ricostruisce la storia di Osea in “E’ ora di leggere la Bibbia” (Ancora editrice), a cui è collegato anche un canale You Tube

Il peccato di un intero popolo

Osea (si stima vissuto intorno al 730 a.c.) dovrà unirsi con Gomer, la prostituta, che metterà al mondo due figli, i cui nomi rappresentano la condizione peccaminosa del popolo di Israele: Non-amata e Non-mio-popolo.

C’è da rimanere sbalorditi: al profeta viene chiesto di farsi carico della condizione peccaminosa di un popolo intero. In termini evangelici, sostiene Tartaglia,  si può dire che il profeta porta su di sé il peccato di un popolo e diventa egli stesso peccato e peccatore, sposando colei che è il simbolo stesso del peccato di idolatria di Israele.

Amore e vendetta

Il Dio di Osea è un Dio innamorato, sposato e poi tradito per Baal, la divinità cananea il cui nome letteralmente significa Padrone. Israele non ha compreso l’amore di un Dio che ama come un marito fedele e si è votata a dei che sono come padroni.

Ma il Dio di Osea è anche un Dio irato, che promette vendetta:

“La punirò per i giorni dedicati a Baal quando seguiva i suoi amanti e dimenticava me” (Osea, 2,13).

Il perdono

Così dice Osea, poi però improvvisamente la fiamma di questo amore perdona e dimentica e, nello spazio di un versetto, ecco il profeta esclamare:

“Perciò, ecco io la sedurrò, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore […]. Ti farò mia sposa per sempre, ti farò mia sposa nella giustizia e nel diritto, nell’amore e nella benevolenza, ti farò mia sposa nella fedeltà e tu conoscerai il Signore” (Osea, 2,14/19-21)).

Il matrimonio cattolico

Questa dichiarazione di amore è uno dei momenti più belli dell’intero libro e sospetto che se per noi cattolici il matrimonio è un sacramento dell’amore di Dio, si debba ringraziare anche questo profeta, che per primo ha mostrato come la fede di Israele debba essere una fedeltà amorosa e come non si possa credere se non si conosce il Signore.

Un rapporto intimo e personale

È questa una delle parole più importanti del libro: conoscere il Signore. Il peccato di Israele nasce proprio da qui, dal fatto che Dio venga considerato alla stregua di ogni altro idolo, venerato e pregato all’occorrenza e secondo i propri bisogni.

Osea svela a Israele che credere significa innanzitutto conoscere e amare un Dio che non è un idolo, ma un Dio vivente, un Dio amante che richiede un rapporto intimo e personale.

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