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Il latino? Altro che snob, era un sistema inclusivo e nobilitante!

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Eliminarlo del tutto è una scelta sciagurata. Il latino è universalità, identità, appartenenza, rigore di pensiero, ricchezza semantica, fa bene al cervello, al cuore...

Studi fatti a Ginevra da un neuroscienziato di Pavia evidenziarono come la pratica di recitare il rosario favorisca la coerenza cardiaca. Il fenomeno è ancora più accentuato se la preghiera è pronunciata in latino.
Leggere questa notizia mi aveva incuriosito. Perché in latino?

Le sonorità sono più belle, la lingua è più precisa . Si ha il senso dell’universalità: parlando in latino usiamo le stesse sillabe usate da Santa Teresa d’Avila a Santa Teresa Stein, San Tommaso e Tolkien, si ha il senso dell’universitalità  (cattolico vuol dire universale).

Sul Titanic che affondava, mentre l’orchestra continuava a suonare l’inno religioso Nearer my God to thee , i sacerdoti cattolici dicevano il rosario in latino perché tutti, polacchi, francesi, irlandesi , italiani potessero pregare tutti insieme. Dopo aver letto questo articolo ho rimparato le preghiere in latino e ho provato. Cambia tutto. Mi sono resa conto allora della tragica perdita, della follia a non conoscere il latino.

Sono nata negli anni 50 e quindi ricordo cosa fosse il latino per noi: era la lingua sacra che tutti conoscevano, anche gli analfabeti. Non era, come è stato descritto dalla follia di alcuni, un sistema di snob per discriminare il povero e quindi l’incolto, era il sistema per alzare il povero e l’incolto. Tutti sapevano l’Avemaria in latino. L’analfabeta e l’incolto nell’imparare l’Avemaria in latino vestiva a sua volta panni reali e curiali, per usare la bellissima espressione di Machiavelli, offriva a Dio quella maggiore fatica, quel suo maggiore sforzo e ne ricavava fierezza.

Inoltre essere confrontati tutte le domeniche alla messa in latino ci rendeva sostanzialmente bilingui. Questo favoriva, anche in epoche di gravi analfabetismi, una capacità linguistica che adesso, incredibilmente, in epoca di scuola dell’obbligo, si è persa. Nei vicoli di Napoli gli analfabeti degli anni 50 parlavano un linguaggio più ricco e corretto degli alfabetizzati attuali. Il latino era la lingua comune dell’Europa: era la nostra identità. I miei atlanti di anatomia erano ancora scritti in latino. Ai congressi scientifici fino al 1800 si parlava latino.

Le grandi università, ovviamente fondate dal Vaticano, a cominciare dalla più antica università d’Europa, quella di Bologna, l’Alma Mater Studiorum, insegnavano in latino così che tutti, anche persone non di lingua italiana, potessero studiarvi. Il latino era la lingua sacra, che dava sacralità alla messa e alla preghiera. Una volta abolito il latino è tutto un fiorire di mantra più o meno strampalati più o meno scopiazzati da induismo, buddismo o loro sotto forme esoteriche.

Ora le signore Bonino e Fedeli, entrambe senza figli, spiegano che il latino è un inutile ciarpame che potrebbe intralciare le menti dei ragazzi italiani destinati e diventare gli operai specializzati dell’Europa. Per evitare qualche sussulto di pensiero la signora Bonino distribuisce anche cannabis. Penso a zi’ Ngiulillo ( zio Angelo) e all’altro prozio, detto O Professore, morti per l’Italia, che il latino lo sapevano.

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE

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