Ricevi Aleteia tutti i giorni

Non vuoi fare nessuna donazione?

Ecco 5 modi per aiutare Aleteia

  1. Prega per il nostro team e per il successo della nostra missione
  2. Parla di Aleteia nella tua parrocchia
  3. Condividi i contenuti di Aleteia con amici e familiari
  4. Disattiva il tuo AdBlock quando navighi nel nostro portale
  5. Iscriviti alla nostra Newsletter gratuita e non smettere mai di leggerci

Grazie!
Il team di Aleteia

iscriviti

Aleteia

Chiara Ferragni nell’incertezza della gravidanza. Anche tu, come ogni mamma, sei impotente e grata?

Chiara Ferragni and Fedez
Condividi

Anche i social a volte smettono di essere alibi e diventano il luogo di una condivisione reale, dove l'umano si impasta con l'umano e la potenza della vita viene ad esigere il nostro tremante inchino

«It’s been a blur», effettivamente è difficile da tradurre; ogni lingua ha delle parole così uniche da non trovare equivalenti nelle altre. C’è dentro l’idea della nebbia e del buio, dei contorni che si sfumano, dello spaesamento inerte. Ed è stato attraverso la parola «blur» che Chiara Ferragni, con le sue foto sempre bellissime, nitidissime, perfette, ha annunciato pubblicamente che la sua gravidanza sta conoscendo un momento imprevisto di incertezza. Puoi avere a disposizione un autista in ogni città del mondo, puoi essere la più grande influencer di moda, puoi essere bellissima e felicemente fidanzata, puoi fare una vita da sogno eppure non si sente di meno la botta allo stomaco quando il ginecologo ti dice che il figlio che porti in grembo non cresce bene perché la placenta ha dei problemi.

Non esiste la regola «sei famosa e ti andrà bene» ed è riprovevole che molti abbiano gongolato o speculato su questa notizia divenuta subito virale. La scelta di condividere con milioni di fan la propria vita privata su Instagram suscita una caterva di giudizi negativi: è una forma estrema di vanità, è fonte di guadagno, è mancanza di pudore. Una semplice foto con didascalia può scatenare uno sciame di reazioni incontrollabili, perché dietro l’anonimato virtuale le viscere dell’umano danno il peggio di sé. La foto in cui Chiara ha raccontato il momento difficile della sua gravidanza ha ricevuto oltre diecimila commenti, in crescita. Tra questi: «Che scarpe orrende hai in questa foto»; «Pensavi forse di partorire in aereo tra una sfilata e l’altra?» (epurato dalle varie parolacce); «Hai visto cosa succede se non mangi per essere magra?». Contemporaneamente il mondo dell’informazione si strofinava le mani all’idea di poter titolare a lettere cubitali «Ferragni, gravidanza a rischio», spingendo sull’acceleratore del sensazionalismo.

Si sa, gli avvoltoi svolazzano a tempo pieno e stomaco vuoto. Hanno fame, si saziano, hanno fame di nuovo. Ci si può fermare qui, fare spallucce e pensare ad altro. Oppure si può rovistare meglio in questo mercatino sovraffollato dei social networks e vedere se il benedetto e abusato nome di condivisione fa davvero il suo mestiere. Ed è così.

È tra quei diecimila e più commenti che si trova il volto umano della realtà virtuale. Perché, volenti o nolenti, l’umano c’è davvero dietro le tastiere e se si mostra con autenticità anche solo per un frammento di secondo è bene non ignorarlo.

«Blur» è una parola che un po’ fa tremare, è sentirsi persi in mezzo alla nebbia senza nessun navigatore. Ed è una delle parole migliori per descrivere l’impotenza (tutt’altro che passiva) di una madre durante una gravidanza, soprattutto se insorgono problemi. Ma come? È qui dentro la mia pancia, possibile che non possa aiutarlo io?

I contorni si offuscano, anzi il tuo selfie di donna-quasi-madre non è per niente a fuoco; perché il centro della fotografia è qualcos’altro. Lo dice bene il commento di una fan di Chiara che scrive:

«Sei dinamica, sei perfezionista, stacanovista e piena di energie, finché non diventi madre. Poi tutto cambia».

Il tipo di energia personale di cui una donna fa esperienza in gravidanza è paradossale, passa attraverso una fase proficua di umiliazione: è protagonista nel momento in cui si abbandona a un’avventura che non può comandare, anche se accade dentro la sua pancia. Il verbo «fare» (… e tutti i suoi orgogliosi sinonimi «fare bene», «eccellere», «ottenere») va in ferie ed entra in scena a tempo indeterminato il nudo e puro verbo «esserci», cioè partecipare con la propria presenza alle mosse di un miracolo vertiginoso che non dipende dalle proprie sacrosantissime voglie.

Pagine: 1 2

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni