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Dobbiamo davvero temere l’intelligenza artificiale?

robot thinking
By Phonlamai Photo | Shutterstock
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Un rapporto pubblicato il 20 febbraio scorso lancia l’allarme: se non si fa niente, l’intelligenza artificiale (AI) potrà minacciare gravemente, e a breve termine, le democrazie e i popoli. Molto rumore per nulla… o pessimismo anticipatore?

Solo pochi giorni fa – era il 20 febbraio –: 26 esperti anglosassoni rendevano pubblico il loro rapporto sull’intelligenza artificiale (AI). Intitolato “L’utilizzo malevolo dell’intelligenza artificiale: previsioni, prevenzione e attenuazione”, tale rapporto stende un quadro spaventoso dei pericoli dell’intelligenza artificiale. Pur se redatto da specialisti nei settori di cybersicurezza e robotica appartenenti a prestigiose università (Cambridge, Oxford, Yale, Standford) oppure a ONG di primo rilievo, il rapporto è passato inosservato. Tanto dalla stampa anglosassone quanto da quella europea.

Non siamo concentrati se non sulle tecnologie di IA che esistono (almeno allo stadio di ricerca o di prototipo) o che sono plausibili entro il prossimo lustro,

precisano gli autori del rapporto. E se in questo lasso di tempo niente sarà fatto per prevenire la perversione dell’IA a fini criminali o delittouosi saranno la sicurezza delle persone, la cybersicurezza e l’equilibrio politico ad essere messi gravemente in pericolo, secondo loro. In questi tre dominii,

gli attacchi che saranno permessi dal crescente utilizzo dell’IA saranno particolarmente efficaci, calibrati finemente e difficili da localizzare.

Scenari agghiaccianti

Il rapporto addita il pericolo di un utilizzo di IA da terroristi,

come utilizzare droni o veicoli autonomi per trasportare esplosivi e causare incidenti.

Tra gli scenari catastrofici immaginati nel rapporto, quello di un robot per le pulizie manomesso che s’intrufolerebbe surrettiziamente in mezzo ad altri robot incaricati di fare le pulizie in un ministero a Berlino. Un giorno il robot intruso passa all’attacco dopo aver riconosciuto visivamente il ministro delle Finanze: dopo essersi avvicinato a lui, esploderebbe autonomamente uccidendo il proprio bersaglio.

Altro pericolo: l’utilizzo dei programmi di IA per scopi politici. L’abbiamo già visto, in questi ultimi mesi, con i sospetti di manipolazione delle ultime elezioni presidenziali americane per mano dei Russi. In questa guerra dell’informazione il rapporto anglosassone evoca tecnologie già capaci di fabbricare video e suoni ingannatori, permettendo per esempio di far dire qualsiasi cosa a una personalità politica.

L’IA può condurre a «campagne di disinformazione automatizzate e altamente personalizzate», allertano gli autori del rapporto: analizzando i comportamenti degli internauti sarebbe possibile concepire messaggi su misura, che sarebbero inviati loro con lo scopo di influenzare il loro voto. In breve, «la cybercriminalità, già in forte crescita, rischia di rinforzarsi con gli strumenti procurati dall’IA», dichiarava all’Agence France-Presse, Seán Ó hÉigertaigh, direttore del Center for the Study of Existential Risk dell’Università di Cambridge, uno degli autori del rapporto. Gli attacchi di ancoraggio mirato (spear phishing) potrebbero per esempio diventare molto più facili da condurre su larga scala.

Un rapporto allarmista?

Fortunatamente i ricercatori e gli autori del rapporto non si contentano di fare la lista dei pericoli che ci aspettano al varco. Essi propongono anche delle piste per lottare contro tali derive. Preconizzano così una più grande trasparenza nei lavori condotti nel dominio dell’IA, un miglior inquadramento dei suoi attori mediante esperti in cybersicurezza, la promozione di un dibattito cittadino attorno alle sfide dell’IA, la necessità di porre un quadro etico e, infine, una buona informazione dei responsabili politici sulle questioni sollevate dall’IA.

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