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I 120 hackers che hanno il sostegno di Papa Francesco

VATICAN

VHacks2018 | Facebook

John Burger - Aleteia USA - pubblicato il 28/02/18

L'“hackathon” vaticano promuove una competizione su questioni relative a inclusione sociale, dialogo interreligioso e crisi dei rifugiati per trovare delle soluzioni

Per quanto possa sembrare contraddittorio, il Vaticano sta “abbracciando” gli hackers. Per la prima volta, la Sede della Chiesa cattolica romana organizza un “hackathon” – una competizione in cui squadre provenienti da tutto il mondo cercheranno soluzioni tecnologiche a problemi specifici.

Nota come VHacks, la competizione si svolgerà in 36 ore tra l’8 e l’11 marzo e si concentrerà su questioni di inclusione sociale, dialogo interreligioso e crisi dei migranti e dei rifugiati.

Combinando le parole “hacking” e “marathon”, un “hackathon” riunisce team multidisciplinari (includendo programmatori di computer, disegnatori grafici e project manager) per elaborare soluzioni entro un limite di tempo. È una gara, ma amichevole.

VHacks è un appello alla responsabilità – riunire persone di tutte le fedi per affrontare questioni globali attuali”, hanno affermato gli organizzatori.

Molti cattolici potrebbero essere sorpresi dall’apertura del Vaticano a questa attività, anche per le connotazioni negative della parola “hacking”.

“Per l’opinione corrente, l’hacking è qualcosa che viene fatto da un gruppo di persone che cerca di introdursi nei computer, in genere per scopi negativi. Potrebbero essere criminali o agenti politici, o persone che lavorano per una compagnia o un Paese nemico che vuole provocare qualche danno. O potrebbero essere spie”, ha affermato Kevin McKee, consulente del team di hacking della Dos Pueblos High School di Santa Barbara (California, Stati Uniti).

“Ma è solo un piccolo aspetto di quello che è l’hacking”, ha spiegato. “Un altro molto più ampio è che si tratta di un sistema in cui le persone sono spinte e incoraggiate a trovare nuove soluzioni ai problemi. Spesso i giovani lo fanno in un modo organizzato chiamato hackathon”.

Il team di McKee, che lui descrive come “autodidatta, auto-organizzato e auto-motivato”, ha già vinto varie competizioni.

VHacks fa parte di una missione più ampia guidata da padre Eric Salobir, dell’Ordine dei Predicatori – Domenicani –, per “promuovere il dialogo tra il mondo tecnologico e quello umanistico”, come ha detto egli stesso a TheNextWeb.

Padre Salobir è uno dei fondatori di OPTIC, un think-tank dedicato a questioni etiche e tecnologia. OPTIC sta organizzando VHacks insieme alla Segreteria vaticana per la Comunicazione. L’evento ha anche il sostegno del Pontificio Consiglio della Cultura e della Sezione per i Migranti e i Rifugiati del dicastero per lo Sviluppo Umano Integrale, ed è preparato da un gruppo di studenti-volontari di Harvard e del Massachusetts Institute of Technology (MIT).

Gli organizzatori sono ispirati da una frase di Papa Francesco: “Come sarebbe bello se alla crescita delle innovazioni scientifiche e tecnologiche corrispondesse anche una sempre maggiore equità e inclusione sociale!”

I 120 partecipanti appartengono a tutte le religioni e a tutti i background culturali, e provengono da 57 università e cinque continenti.

Sono stati scelti “in base ai risultati accademici, al pensiero innovativo e all’allineamento con la nostra mission”, hanno affermato gli organizzatori.

I loro compiti includono l’elaborazione di soluzioni in queste categorie:

  • Inclusione sociale: Trovare modi per incoraggiare la solidarietà ripristinando il pensiero e i valori centrati sull’essere umano nel nostro mondo sempre più digitale.
  • Dialogo Interreligioso: Sostenere la comunicazione aperta tra individui e organizzazioni che rappresentano diverse fedi per creare una comprensione reciproca e una cooperazione costruttiva.
  • Migranti e Rifugiati: Rafforzare, sostenere e mobilitare risorse per migranti e rifugiati per assisterli a livello di ricollocamento e integrazione.

Altri obiettivi sono “promuovere la collaborazione tra giovani leader di vari background accademici, etnici e religiosi e incoraggiare le istituzioni basate sui valori ad abbracciare la tecnologia per portare avanti la propria missione”.

McKee ha affermato che i partecipanti a Vhacks potrebbero cercare soluzioni come un’applicazione iPad che calcoli automaticamente quanto cibo serve per un certo numero di persone in un campo di rifugiati, o “un sistema di bacheche in cui le persone di fedi diverse possano avere un dialogo online postando brevi video” per la categoria relativa al dialogo interreligioso.

“Ci vuole molta creatività per elaborare queste idee”, ha riconosciuto. “Serve una conoscenza di base… Se non si sa nulla sui rifugiati non si può avere grande successo… Se un pugno di geni del computer trova una soluzione al problema del dialogo interreligioso ma non sa nulla della religione e della fede e di quanto sia importante per le persone probabilmente sarà una soluzione negativa, anche se potrebbe anche rivelarsi un successo”.

Tra gli studenti che parteciperanno in un team di cinque persone della Georgetown University di Washington, D.C., c’è Lucy Obus.

“Sono emozionata per il fatto che il Vaticano, quella che si direbbe un’istituzione ‘vecchia’, stia riconoscendo il valore e la necessità delle tecnologie emergenti nel risolvere le sfide globali”, ha affermato la ragazza, che ha una formazione in scenografia e costruzione scenica e un background in design visivo, cucito e ceramica. “Non vedo l’ora di incontrare altre persone di tutto il mondo che abbracciano la tecnologia per promuovere lo sviluppo umano”.

L’evento è patrocinato da compagnie tecnologiche come Google, Microsoft e Salesforce e da organizzazioni no-profit, come la Fondazione per l’Evangelizzazione attraverso i Media, che sostiene Aleteia. Aleteia è anche un media partner dell’evento.

Quest’ultimo include anche un’esposizione online sulle implicazioni dello sviluppo tecnologico su quello umano. Gli oratori provengono da aziende tecnologiche di spicco e da istituzioni vaticane. I partecipanti, i partner e le istituzioni mostreranno le proprie innovazioni per ispirare i giovani di tutto il mondo a collaborare al di là delle divisioni e a usare la tecnologia per affrontare anche questioni sociali.

Ulteriori informazioni sull’evento si possono trovare sulla pagina Facebook di Vhacks, sull’account Instagram e sull’account Twitter.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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