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Perché non c’è più stato un Papa con la barba dal 1700?

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La barba ha una lunga storia nella Bibbia, nel Diritto Canonico e nella tradizione

Questo divieto venne rafforzato durante tutto il Medioevo. Il Concilio di Tolosa (1119) minacciò di scomunica tutti i chierici che si fossero lasciati crescere capelli e barba “come i laici”. In questa legislazione c’era però qualche lacuna, e la norme venne interpretata come se permettesse l’utilizzo di barbe corte e curate. La frase barbam nutrire (“coltivare la barba”) usata in questa norma non sembrava proibire rigorosamente l’utilizzo di una barba corta. È questo il motivo per il quale la maggior parte dei papi, dei santi e dei vescovi del XVI e del XVII secolo si fece crescere la barba. Pensate a Ignazio di Loyola, a Francesco di Sales, a Filippo Neri, Giulio II o Clemente VI.

Ma allora come mai nessun altro Papa dopo Innocenzo XII ha portato la barba? Ci sono ragioni sia simboliche che pratiche.

San Carlo Borromeo scrisse una lettera pastorale in cui incoraggiava i suoi sacerdoti a radersi. Alcuni autori consideravano la lunghezza dei capelli la rappresentazione di una moltitudine di peccati. Radersi avrebbe implicato simbolicamente il fatto di “tagliar via” i peccati e i vizi, considerati non solo nocivi, ma anche superflui, come lo sono i peli sul volto.

Le ragioni pratiche sono collegate alla liturgia: i chierici non dovrebbero permettere ai peli al di sopra delle labbra di impedire loro di bere dal calice. Questa è sempre stata considerata una ragione più che buona per radersi.

È stato solo nel XVII e nel XVIII secolo, però, che la pratica di radersi, come promossa dall’esempio della corte francese e dal cardinal Orsini, arcivescovo di Benevento, divenne veramente la regola. Nel XIX secolo vennero compiuti alcuni tentativi di reintrodurre l’uso della barba (in qualche modo ufficialmente) nel clero, ma furono contestati dalla Santa Sede. In alcuni ordini religiosi (tra i quali i francescani cappuccini e i certosini), però, l’uso della barba è prescritto nelle costituzioni, come simbolo di penitenza e austerità.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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