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Sono realmente positivi i primi cinque anni del pontificato di Papa Francesco?

POPE FRANCIS
Vincenzo PINTO I AFP
Pope Francis answers journalists during a press conference on board of the plane on January 22, 2018, during his flyback of a seven days trip to Chile and Peru. / AFP PHOTO / Vincenzo PINTO
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Cinque autorevoli personaggi spiegano perché sono stati rivoluzionari e produttivi

Papa Francesco a cinque anni dal pontificato. Il papa che con le sue parole e i suoi gesti sta sempre più avvicinando la Chiesa al Vangelo di Gesù è portatore di una rivoluzione positiva?

La risposta è affermativa secondo cinque autorevoli voci intervenute nel numero di marzo di Vita Pastorale (edizioni san Paolo) nello Speciale “Cinque anni di pontificato di papa Francesco“. Vediamo chi sono e perché sostengono che il pontificato di Bergoglio è produttivo e di assoluto spessore.

1) Galantino e il “pensiero incompleto”

Monsignor Nunzio Galantino, Segretario Generale della Cei e vescovo emerito di Cassano all’Jonio spiega che il pensiero del papa è in linea con il Concilio, per questo alcune sue parole possono creare «disagio» a chi aveva già visto con «sospetto» l’evento conciliare.

© Diocesi di Sorrento

«Capisco il disagio che può derivare dal “pensiero incompleto” di papa Francesco. Capisco la fatica che comporta quel “cuore sempre aperto”, per dirla con Péguy. Fior fiore di studiosi, uomini e donne di fede, ci hanno aiutato a capire che “pensiero incompleto” e “cuore sempre aperto” non preludono alla mancanza di punti di riferimento né vanno assimilati a una sorta di “pensiero debole”».

Lasciarsi condurre dallo Spirito

Il riferimento costante alla parola di Dio e alla realtà nella quale il Signore si rende presente, prosegue Galantino, «domandano apertura, sensibilità e disponibilità alla conversione dei cuori e delle strutture. Si capisce così l’invito pressante a “innestarsi e radicarsi in Cristo lasciandosi condurre dallo Spirito“, ha detto il Papa introducendo il Convegno ecclesiale di Firenze».

“Una chiesa che non giudica”

In continuità con tutto ciò, osserva il segretario della Cei, «le parole e i gesti di Francesco sostengono in me la fatica e il desiderio di spendermi per una Chiesa che possa farsi ospite tra gli ospiti, possa porgere una ciotola ristoratrice ai viandanti della vita; una Chiesa che libera e non costringe, che accarezza e non giudica, che ama l’ombra stremata di ciascuno, che l’abbraccia e l’accoglie per permetterle di vedere la luce».

2) Scaraffia e il “rovesciamento” di Bergoglio

Lucetta Scaraffia, storica e giornalista, sostiene che «il cambiamento più innovativo portato da Francesco è senza dubbio il punto di vista dal quale guarda ai problemi del mondo, che rovescia completamente quello europeo-occidentale e romanocentrico: è lo sguardo di chi viene dalla “fine del mondo”».

Da lui, evidenzia Scaraffia, «abbiamo imparato che i disastri ambientali non sono un problema ideologico agitato da anime belle nei Paesi ricchi, ma sono fenomeni reali pagati dalle atroci condizioni di vita degli abitanti delle bidonville del Terzo mondo, dai contadini sudamericani che muoiono di cancro a causa dei diserbanti usati nelle coltivazioni dalle grandi compagnie, dagli africani cacciati dalle loro terre dalla siccità».

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