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Oggi si digiuna per la pace. Ma che c'entra quello che mangiamo con la guerra?

Albert Gonzalez Farran _ UNAMID CC BY-NC-ND 2.0

Giovanni Marcotullio - Aleteia Italia - pubblicato il 23/02/18

Durante l'Angelus del 4 febbraio, Papa Francesco ha invitato a «una speciale giornata di digiuno e preghiera per la pace», fissandola per il primo venerdì di Quaresima, ossia per oggi. È lecito chiedersi per quale motivo privarsi di un pasto o due dovrebbe influire sugli equilibri mondiali. Ecco come e perché ciò avviene.

Ieri sera ho ricevuto via whatsapp il messaggio vocale con cui il Santo Padre ha invitato per oggi a «una speciale giornata di digiuno e preghiera per la pace». Era l’audio di una parte dell’Angelus di domenica 4 febbraio:

Mi ha fatto sorridere perché me lo ha mandato un’amica teologa, e una teologa “progressista”, di quelle che in astratto criticherebbe pure le pratiche di penitenza corporale. Però questo messaggio me lo ha girato, e proprio in tempo utile perché fungesse da promemoria. Benissimo, mettiamo da parte la futile questione se la mia amica abbia cambiato idea sul digiuno in sé o no: «Purché in ogni maniera […] – parafrasando Paolo – Cristo venga annunciato, io me ne rallegro e continuerò a rallegrarmene» (Fil 1, 18).

Perché è di Cristo che si parla, anche se il Santo Padre ha invitato

anche i fratelli e le sorelle non cattolici e non cristiani ad associarsi a questa iniziativa nelle modalità che riterranno più opportune.

Anzi, a maggior ragione, perché il Vangelo è annuncio e uscita, prima e più che cultura e identità. Dimenticarlo ci riporterebbe a strettoie mentali da guerra fredda, simili a quelle che nel 1963 accompagnarono la pubblicazione dell’enciclica Pacem in terris di san Giovanni XXIII: «Santità – dicevano allora affettatamente – capiamo le sue buone intenzioni, la pace è una cosa bellissima, ma diplomaticamente parlarne significherebbe fare un endorsement al blocco sovietico…».




Leggi anche:
Che cos’è il digiuno per il cristiano? Abitare il dolore per l’assenza dello Sposo

La pace è roba da comunisti, insomma. Forse i cattolici dovrebbero rovesciare le parole che l’8 maggio 1981 Norberto Bobbio disse a proposito dell’aborto: «Mi stupisco […] che i laici lascino ai credenti il privilegio e l’onore di affermare che non si deve uccidere». Anche noi cattolici dovremmo stupirci che la propaganda di un mondo crollato sotto il muro di Berlino continui a rubarci «il privilegio e l’onore di affermare che non si deve fare la guerra».

E non tratteremo qui dell’ipotesi di scuola della “guerra giusta”: oggi è giorno di digiuno, non di accademia. Piuttosto, facilmente qualcuno chiederà: com’è possibile che il mio digiuno fermi la guerra? Che c’entra quello che mangio con la pace nel mondo?

Ottima domanda, ma prima di spiegare come e perché ciò avvenga, vorrei ricordare che questo di fatto avviene, e anzi è già avvenuto. Rammentate a cosa arrivò la crisi siriana nel 2013?

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