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Scoperto un antico altare nascosto nel Santo Sepolcro di Gerusalemme

sepulchre

PD

John Burger - pubblicato il 22/02/18

Si pensa che una pietra usata per molto tempo per i graffiti dei turisti sia dell'epoca delle Crociate

Esperti greci e ricercatori israeliani potebbero aver scoperto un antico altare nella chiesa del Santo Sepolcro di Gerusalemme, “nascosto in piena vista” per secoli.

“Appoggiata a un muro in un angolo buio [della chiesa] del Santo Sepolcro di Gerusalemme, la grande roccia nuda invitava turisti e pellegrini a scarabocchiarci sopra”, ha affermato la rivista Smithsonian, segnalando che era nota tra i turisti come la “pietra dei graffiti”.

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Victorgrigas | CC BY-SA 3.0

L’altare avrebbe continuato a passare inosservato se non fosse stato per i lavori degli ultimi anni per puntellare l’Edicola, la “chiesa dentro una chiesa” che protegge il luogo di sepoltura di Gesù.

Un’équipe greca di ingegneri e architetti ha restaurato da poco l’Edicola, per molto tempo in pericolo di crollare. Nel corso dei lavori, la squadra ha usato una gru per sollevare un blocco di due tonnellate, noto come “pietra dei graffiti” per l’inclinazione dei visitatori a lasciarvi sopra la propria firma, per inserirla in una struttura di acciaio, girandola nel processo ma relegandola in un altro angolo buio.

Amit Re’em, dell’Autorità per le Antichità di Israele, che stava supervisionando i restauri, si è reso conto di alcuni cerchi intricati incisi nel calcare “con tracce di marmo e della preziosa pietra rossa chiamata porfido”. Non erano graffiti di turisti. Re’em, esperto di archeologia medievale, si è recato in una biblioteca di Gerusalemme per cercare indizi di altre pietre con decorazioni simili.

Insieme allo storico Ilya Berkovich, dell’Università Ludwig Maximilian di Monaco, Re’em ha “fatto risalire il modello geometrico del disegno della pietra a un stile popolare nella Roma del XII secolo”, ha reso noto la rivista. “L’uso di quattro cerchi intorno a un cerchio centrale, il tutto splendidamente intarsiato, era il disegno distintivo della famiglia dei Cosmati, artigiani romani che lavoravano per il Papa”.

Il disegno sulla pietra “simboleggiava il potere, sia temporale che spirituale, che il pontificato ha raggiunto nel XII secolo”, ha scritto la storica dell’arte e architetto di New York Paloma Pajares-Ayuela nel suo libro, unico nel suo genere, su questo stile. Il fatto indica che la pietra sarebbe stata incisa e intarsiata quando i crociati hanno ricostruito la chiesa.

“Credo che questo splendido esempio d’arte potrebbe evidenziare il patrocinio artistico papale nella chiesa”, ha affermato Re’em. “È la prova del fatto che l’arte crociata era altamente sviluppata” e riflette l’influenza diretta di Roma nel lontano santuario di Gerusalemme. A suo avviso, gli artigiani papali potrebbero essere stati direttamente coinvolti nell’opera.

Re’em ritiene che l’altare sia stato usato per la Messa fino a un incendio che interessò la chiesa nel 1808. In seguito venne sepolto sotto un suolo nuovo. Gli archeologi greci hanno iniziato nel 1969 a scavare sotto la navata e l’altare principale a est dell’Edicola. I risultati di quei lavori non sono mai stati resi pubblici, ma un sacerdote cattolico si è reso conto del fatto che l’équipe greca aveva trovato dei resti dell’epoca delle Crociate. “Alcuni erano coperti, ma altri, incluso il pannello rettangolare esaminato da Re’em, vennero estratti perché i ricercatori potessero accedere a materiali della precedente tappa bizantina”, ha riferito Smithsonian.

Se in effetti la pietra risultasse essere stata installata dai crociati, sarebbe un promemoria per le varie comunità che chiamano casa il luogo più sacro della cristianità, a volte segnato da una triste storia di divisione. I crociati cercavano di reclamare le terre conquistate dagli invasori musulmani, ma consideravano anche eretico il clero greco locale (il Grande Scisma era avvenuto solo qualche decennio prima), per cui espulsero i sacerdoti ortodossi dalla chiesa del Santo Sepolcro. Smithsonian ricorda ai lettori che ortodossi greci, cattolici romani, armeni, copti e siriaci “custodiscono gelosamente i rispettivi territori all’interno del Santo Sepolcro”, in base a un decreto emesso nel 1853 sotto gli allora governanti romani, documento noto come Status Quo, che “relegava gli etiopi al tetto”.

“Non sono rari gli scontri tra il clero delle varie sette e ci sono registri di effusioni di sangue occasionali”, segnala la rivista. Forse ironicamente, due famiglie musulmane “custodiscono le chiavi delle grandi porte per garantire l’accesso a tutti”.

Quest’anno, dopo che l’Edicola è stata formalmente riaperta, si confida nel fatto che il restauro ecumenico del progetto aiuti le Chiese ad andare al di là dello status quo del millennio scorso.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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