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Un lungo pianto. Così Paolo VI reagì all’omicidio di John Kennedy

© Archives CIRIC
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Ferito e rabbioso per la morte di Moro. Duro contro gli Stati Uniti. Innamorato dell’arte e tanto timido. Ecco il Montini che in pochi conoscono

“Paolo VI sarà santo quest’anno”. Lo ha annunciato Papa Francesco, durante l’incontro con i sacerdoti e i preti romani, che si è svolto a porte chiuse il 15 febbraio nella basilica di San Giovanni in Laterano (Agensir, 15 febbraio).

Paolo VI ha “traghettato nel mondo” la Chiesa uscita dal Concilio. Ha dialogato con la modernità senza fuggirla o condannarla a priori. La sua memoria liturgica viene celebrata il 26 settembre, il giorno in cui nacque (Famiglia Cristiana, (6 agosto 2017).

Amava quadri e sculture

Il vaticanista Franco Bucarelli su Il Giornale d’Italia (21 febbraio) ricorda alcuni fatti inediti su Giovanni Battista Montini. «L’ho incontrato quand’era ancora Arcivescovo di Milano. Cortese, molto diplomatico, non sorrideva spesso, ma aveva due occhi  che rovistavano  l’anima dell’interlocutore. Diventato Papa, andai ad ossequiarlo e fu molto contento, specie quando gli parlai del suo amore per l’Arte, che aveva riempito il Vaticano di capolavori contemporanei, quadri e sculture».

Il pianto per l’omicidio di Kennedy

Il secondo incontro tra il vaticanista e il papa ha un retroscena che in pochi conoscono. «Fui costretto a svegliarlo alle tre di notte,  quando il 23 novembre del 1963 giunse la notizia che, a Dallas, era stato assassinato il presidente degli Stati Uniti».

Poco tempo prima, John Kennedy era stato ricevuto da Paolo VI «e, quando monsignor Macchi, segretario particolare, lo informò dell’evento – evidenzia Bucarelli – il Pontefice fu molto scosso. Mezz’ora dopo, con l’operatore Joe Falletta, ero già nell’appartamento papale ed aiutammo Paolo VI ad indossare i paramenti, prima dell’intervista televisiva per la ABC americana. Papa Montini pianse senza controllo dinanzi alla foto, che Kennedy gli aveva donato con il suo autografo, e quella scena ci riempì di commozione».

Agitato e teso per Aldo Moro

Ugualmente scosso, rammenta Bucarelli, «mi apparve durante il suo appello alle Brigate Rosse per salvare Aldo Moro ed il discorso fatto dopo l’uccisione dello statista. Mai Paolo VI aveva mostrato una voce così squillante, ferita, per il suo tentativo fallito».

Il discorso che valse l’inimicizia degli Usa

Infine un doppio ricordo del viaggio in India e di un discorso storico. «Io l’ho accompagnato a Bombay, per il Congresso Eucaristico Mondiale ed alle Nazioni Unite, quando  pronunziò quello storico discorso, che gli valse l’inimicizia degli Stati Uniti. Ricordo con simpatia – chiosa il vaticanista – il suo modo di porgersi all’interlocutore, con una nota di timidezza iniziale. Un uomo di grande cultura, prossimo Santo».

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