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Sesso e giovanissimi: no, non serve altra informazione se non c’è vera educazione

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A partire dai dati allarmanti relativi alla diffusione di HIV e sifilide (malattia che pensavamo ormai debellata), la risalita intelligente e responsabile alle fonti del problema che è squisitamente umano

«È indispensabile e urgente tornare a parlare di sessualità consapevole, in casa e a scuola e dei molti rischi che la promiscuità casuale e precoce comporta. Dobbiamo educare fin da piccoli i nostri figli e i nostri allievi al valore dei sentimenti, del rispetto reciproco, del valore prezioso della salute, che va protetta anche dalle nostre impulsività giovanili. Educare a scegliere consapevolmente gradi progressivi di intimità, anche fisica, perché ci si sente pronti e non perché tutti lo fanno o perché si è ubriachi o sotto l’effetto di stupefacenti. Tutti noi adulti abbiamo una grande responsabilità di fronte a una realtà che può compromettere le giovani generazioni: non possiamo continuare con un colpevole silenzio, né arrenderci a un’epidemia di brutalizzazione sessuale. Oggi più di ieri, dobbiamo riscoprire e valorizzare la bellezza di un’intimità scelta, affettuosa, sincera, esclusiva e luminosa.»

Queste sono le conclusioni, il succo della articolata e competente risposta di un’esperta alla domanda di un genitore preoccupato.

Lei è la professoressa Alessandra Grazziottin, direttore del Centro Medico di Ginecologia e Sessuologia medica San Raffaele Resnati. La domanda quella di una mamma e di un papà in ansia per la diffusa ignoranza dei giovani sul rischio HIV. Eppure la loro preoccupazione sembra troppo piccola o almeno non ben calibrata. Concentrata sulle foglie e non sul tronco e la radici dell’albero.

Leggendo il numero di Marzo 2018 della rivista BenEssere trovo con sollievo questa risposta, da parte appunto, di un’esperta.

Sì anche chi ha competenze tecniche, mediche, sanitarie se lavora seriamente con l’uomo reale e guardato nella sua integralità sa con drammatica chiarezza che la vera emergenza è sempre di carattere educativo e antropologico.

Certo è giusto rilanciare l’allarme sulla minaccia sempre presente, e resa più forte dal fatto che venga ignorata, di una infezione grave come quella da Immunodeficienza Acquisita. Ma chi conosce da vicino e da anni i comportamenti sessuali dei giovani e giovanissimi rintraccia proprio in un piano più elevato la soluzione efficace a questo problema.

In altre parole non servono ancora più informazioni. Non siamo forse nell’epoca Google? E Google non sa praticamente tutto? No, ovviamente. E nemmeno si può trovare una risposta se non la si cerca e peggio se non ci si pone la relativa domanda.

E non ci si pongono certe domande perché, come spiega in altri termini la professoressa, moltissimi sono i giovani che si trovano a vivere  una sessualità disordinata, episodica, fast and fourious, consumistica. E, va aggiunto, pochissimo soddisfacente.

Anziché mandare dei “Canadair” a gettare quintali di preservativi su scuole, discoteche, altri luoghi di ritrovo; anziché battere sempre il chiodo della necessità di schivare le gravidanze indesiderate (non da tutti comunque. I bambini concepiti forse si sentono di desiderare che prosegua, la loro propria gravidanza) e piuttosto che consigliare interventi abortivi precoci, precocissimi o di emergenza, la cosa più importante è aiutare i giovani a diventare uomini e donne liberi.

Non si viene al mondo buoni e virtuosi (caro il mio Rousseau), potremmo anche dire, ma lo si diventa con la fatica, la disciplina, la cura vera di sé. Con l’amorevole custodia del proprio corpo e il rispetto di quello altrui  – e non tanto perché usato male può farsi ricettacolo di malattie ma proprio perché non va usato! Perché non è una cosa di cui disporre ma espressione fisica di quell’unicum irriducibile che è la persona umana.

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