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Il Mosè di Michelangelo ha le corna. Perché?

MICHELANGELO'S MOSES

By serato | Shutterstock

Gelsomino Del Guercio - Aleteia Italia - pubblicato il 21/02/18

Le corna non sono altro che raggi di sole. Tutto nasce da un'errata traduzione della Bibbia in latino. E sulla collocazione della statua si nasconde una storia che pochi conoscono

Perché Michelangelo ha raffigurato Mosè con le corna nella statua che troviamo a Roma, nella basilica di San Pietro in Vincoli?

Mosè come un demone o uno stregone? Corrado Augius solleva la questione su La Repubblica (14 febbraio). In realtà nell’opera di Michelangelo non c’è alcuna novità rispetto all’iconografia di quel periodo, né ha voluto trasferire significati sacrileghi nei confronti di un personaggio biblico molto influente.

Le corna, come spiega ad AleteiaDon Andrea Lonardo, non sono altro che raggi del sole. Mosè ha visto Dio (Esodo 34,29) e per questo il suo volto è diventato luminoso.

L’errore di Girolamo

La buffa rappresentazione dei raggi che illuminano il volto di Mosè come corni nasce da un errore di Girolamo, che nel quinto secolo tradusse la Bibbia dall’ebraico al latino. L’autore, durante la traduzione, confuse la parola “keren”, che in greco significo corno, con “karan” ovvero raggio di luce.

Girolamo in relazione all’Esodo scrive: “Il suo volto (di Mosè) divenne cornuto (keren)”, anziché “il suo volto divenne luminoso (karan)”. La luminosità del volto di Mosè, da allora, è stata rappresentata con delle corna, anche gli autori erano ormai consapevoli che si trattasse di raggi di luce e non di corna.




Leggi anche:
“Così ho fatto riapparire sul Mosè le impronte vive di Michelangelo”

Un Mosè “cornuto” diffuso

Basti pensare che un Mosè “cornuto” lo si può vedere in una miniatura dell’inizio del XII secolo nella Bibbia di Bury, in Inghilterra, o nel manoscritto Walters del XIII secolo, così come in molte altre rappresentazioni iconografiche medioevali. Dunque nel Mosè di Michelangelo, che invece è del sedicesimo secolo, non c’è nulla di originale rispetto all’iconografia biblica di sempre.

Le seconde tavole della legge

Dunque Michelangelo rappresenta semplicemente il volto illuminato di un uomo che ha ricevuto da Dio, per la seconda volta, le tavole della legge: ha conosciuto cioè il volto di Dio e lo riflette, ma al contempo continua ad essere portatore della Legge dei Dieci Comandamenti che non sono stati modificati di una virgola rispetto alle prime tavole (come è noto Mosè riceve due volte le stesse tavole della Legge, ma fra il primo e il secondo dono c’è la trasgressione del vitello d’oro).

La tomba di Giulio II

Peraltro la statua del Mosè è la prima grande figura scolpita da Michelangelo per la tomba di papa Giulio II inizialmente prevista nella Basilica di San Pietro in Vaticano. La tomba doveva avere quattro statue della grandezza di quella di Mosè ai quattro angoli e una trentina sui lati.

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