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In che modo le date delle feste pagane hanno influenzato le feste cristiane?

ST JOSEPH,THE WORKER CARPENTER, JESUS,CHILDHOOD OF CHRIST
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Una diatriba ricorrente, perlopiù in bilico tra giacobinismo di terza mano e apologetica d’accatto. Eppure le questioni legate ai calendari antichi e alle ricorrenze liturgiche sono tanto complesse e spesso intricate da richiedere ben altra disposizione. Qui proviamo a fornire uno scorcio d’insieme.

Feste native

La domenica

Assolutamente la più originale delle feste cristiane, mutua la propria datazione dal giorno dopo il sabato ebraico. Tale festa si è sparsa immediatamente in ogni forma di cristianità conosciuta subito dopo la Pentecoste storica. Il suo cuore è l’eucaristia, accostata alla lettura delle Scritture.

La Pasqua

Quasi contemporaneamente alla domenica, molte comunità hanno preso a festeggiare quella domenica in forza della quale ogni domenica è appunto “il giorno del Signore” (e più tardi sarà detta “la pasqua della settimana”). Come si capisce, la Pasqua mantiene nella sua manifestazione una lievissima posterità cronologica, rispetto alla domenica, ma ne costituisce il fondamento sacramentale. Vi è legato in modo particolarissimo e originario il battesimo, che in alcuni cammini iniziatici veniva impartito esclusivamente (salvi i casi di rischio di morte) nella notte tra “il grande Sabato” e la “Pasqua del Signore”. Era originariamente festa a data fissa, mentre ben presto sarebbero rimaste solo le comunità più giudaizzanti (dette “quartodecimane”) a celebrarla il 14 di Nisan – tuttavia la regola attualmente vigente, che ne fa una data mobile legata sia al calendario lunare sia a quello solare, non sarebbe giunta che al concilio di Nicea.

La Pentecoste

Festa a data mobile immediatamente discendente dalla Pasqua. Trasfigurata rispetto all’originario portato giudaico, indica fin da età remote la vocazione universale della Chiesa.

Il Natale/l’Epifania

Come abbiamo ampiamente illustrato sopra, è ancora incerta la data di prima comparsa della celebrazione natalizia del Signore ma, se è probabile che tale data non affondi nel punto 0 della linea del tempo cristiana, andranno ridimensionate le storiografie che vorrebbero fare del Natale “un’invenzione costantiniana”.

Feste derivate

Culto dei martiri

I cristiani hanno immediatamente tributato a chi moriva o anche solo soffriva fisicamente per la fede in Gesù un onore e una deferenza sacrali. Il Martyrium Polycarpi spiega bene che questo avvenne perché nel martire si individuava un “ὡμόιωμα τοὖ Χριστοὖ” [homòioma tou Christou], in latino una “similitudo Christi”, che oggi potremmo rendere con “una cristificazione perfetta”. Si tendeva a seppellirli generalmente il più vicino possibile al luogo del martirio, ove sorgevano delle memoriæ che sovente sarebbero diventate basiliche. A causa del legame del martirio con l’eucaristia (di nuovo si torni al Martyrium Polycarpi) è sembrato naturale inculturare la celebrazione eucaristica nella prassi pagana del refrigerium. Questo è un buon esempio per capirsi: non si stava cercando di “soppiantare” una pratica con l’altra, come è evidente, ma il senso della fede di un cristiano non poteva che scorgere in quel nesso mistico tra il martire e l’eucaristia il pieno compimento del pasto offerto e consumato sulla memoria dei morti.

Culto dei santi

Con lo scemare delle persecuzioni, furono venerati anche gli uomini morti non violentemente ma “in odore di santità” – a cominciare dai monaci, anacoreti e/o cenobiti – e a costoro fu tributato un culto (di doulía) analogo e subordinato a quello dei martiri.

Pratiche sacramentali

Quando fu evangelizzato il cuore dell’Europa continentale (a cominciare dai Goti di Wulfila nel IV secolo) i grandi missionari che andarono a nord trovarono popolazioni che vivevano in un mondo incantato, popolato da spiriti, fate, elfi e folletti. Un “paganesimo” affatto diverso da quello olimpico che (non senza qualche zona d’ombra misterica) aveva conquistato il Mediterraneo. Una delle prime operazioni che gli araldi del Vangelo fecero, tra queste popolazioni, fu quella che i teologi come Johannes Baptist Metz hanno chiamato “la mondizzazione del mondo”: l’ambiente smetteva di essere palcoscenico di divinità e semidivinità assortite, le quali venivano “allontanate” davanti agli occhi degli indigeni per restare nient’altro che “realtà intramondana”. Ciò avveniva perlopiù mediante l’aspersione in un’acqua che evocava il battesimo ma non veniva utilizzata per battezzare: nascevano così “le benedizioni”, nel cui genere (quello dei sacramentali) sarebbero rientrate altre pratiche importanti e antiche che tuttavia non entrarono nel novero dei sacramenti – come l’esorcismo.

Un caso-limite

Non mancarono, naturalmente, punti di conflitto forte, tra pagani e cristiani, proprio perché gli uni e gli altri ebbero talvolta l’impressione di essere vittime di “colonizzazione ideologica”.

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