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5 motivi per cui un viaggio di missione cambia la vita

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Catholic Link - pubblicato il 20/02/18

2. Amare come Cristo ha amato la sua Chiesa

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Di fronte al fratello sofferente che incontro faccia a faccia non c’è altra risposta che l’amore. Sì, una dedizione generosa e disinteressata che cerca il suo bene, la sua felicità, il suo benessere, nonostante le barriere che possono esistere (neanche la barriera della lingua è riuscita a prevalere sul linguaggio dell’amore). Sì, un amore come quello di Cristo per la sua Chiesa: fino a stancarsi, fino a dare tutto, fino a poter soffrire con l’altro, fino alla Croce. Papa Francesco, nel suo Messaggio per la I Giornata Mondiale dei Poveri, nel settembre 2017, lo descrive bene:

“Il modo di amare del Figlio di Dio è ben conosciuto… Si fonda su due colonne portanti: Dio ha amato per primo; e ha amato dando tutto sé stesso, anche la propria vita. Un tale amore non può rimanere senza risposta. Pur essendo donato in maniera unilaterale, senza richiedere cioè nulla in cambio, esso tuttavia accende talmente il cuore che chiunque si sente portato a ricambiarlo nonostante i propri limiti e peccati”.

3. La gioia più profonda e autentica viene dall’incontro con Dio

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Dall’esperienza dell’amore sboccia necessariamente un’esperienza di autentica e profonda gioia. Ve lo posso spiegare con l’esempio di una signora che abbiamo conosciuto durante il viaggio, la signora Ramona. Già anziana, viveva in una delle zone più povere di San Vicente e ci ha commosso con la sua vicinanza materna quando siamo andati a trovarla a casa sua e ci ha offerto della frutta mentre ci raccontava la sua dura esperienza durante il terremoto. Era impressionante il modo in cui questa signora, nonostante il dolore e la sofferenza che aveva sperimentato e le difficoltà che ancora affrontava, ci trasmettesse una gioia intensa, sentita, fatta di grande semplicità e profondità. La sua forza veniva da Dio.

È stata questa l’esperienza del gruppo durante le missioni. Eravamo felici di essere lì pur essendo lontani dalle nostre famiglie, non avendo tutte le comodità, sperimentando un caldo intenso e mille difficoltà. La gioia che provavamo derivava dall’incontro con Gesù presente nel bisognoso, dalla preghiera quotidiana, dai sacramenti. Essere in contatto costante con Gesù, con quell’amico che cammina con noi, era la chiave di tutto.

4. Dio crede in noi

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Tutta questa esperienza di scoprirmi ad amare e di trovare in questo una profonda felicità mi ha fatto volgere ovviamente lo sguardo verso Dio. In un momento di profonda preghiera, sorridere guardando il cielo e pensare “Avevi progettato tutto così!” Come vi dicevo, ero in un momento di una certa lontananza da Dio, e Lui non si fa mai battere in generosità ed è immensamente costante nel suo amore per noi e nella fiducia che ripone nella nostra risposta.

Non importa quanto ci allontaniamo, Egli si ingegna sempre per cercarci e incontrarci (o per far sì che Lo incontriamo). E ovviamente quando una persona si allontana da ciò che conta davvero nella vita, quando torna “a casa”, le dà un valore speciale, e in particolare dà un grande valore alle persone con cui ha percorso quel cammino. È come dice la serva di Dio Dorothy Day: “Tutti abbiamo conosciuto la lunga solitudine e abbiamo imparato che l’unica soluzione è l’amore e che l’amore viene con la comunità”.

5. Abbiamo bisogno degli altri per imparare ad amare, per imparare a vivere

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Siamo fatti per l’incontro. “Non siamo isole”, come diceva il monaco Thomas Merton. E in quell’incontro sincero con il fratello, Dio ci parla al cuore. In quell’incontro impariamo come donarci all’altro in uno sforzo quotidiano, e questo si applica a un viaggio di missione ma soprattutto alla realtà quotidiana di ciascuno: a casa, con la famiglia, con il coniuge, con gli amici, con i figli, nel lavoro, all’università… La persona con cui condivido la mia vita, che è al mio fianco, è lì per un motivo: per essere amata. Nell’incontro con l’altro impariamo a vivere nell’amore, nella dedizione; nel luogo in cui mi conosco di più, in cui incontro maggiormente Dio e me stesso.

Nasciamo bisognosi; quando siamo in grado di rendercene conto scopriamo la solitudine; abbiamo bisogno degli altri a livello fisico, affettivo e intellettuale; ne abbiamo bisogno per qualsiasi cosa vogliamo conoscere, inclusi noi stessi” (C.S. Lewis, I Quattro Amori).

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

QUI L’ORIGINALE

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Tags:
missionevolontariato
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