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Possiamo conoscere con certezza l’identità di qualche dannato?

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Alcune persone sembrano sentire la necessità di divulgare pretese rivelazioni private in cui questo o quel personaggio storico verrebbe dichiarato dannato, affermando sovente che tutta la Tradizione cattolica conforterebbe certe affermazioni. È vero il contrario, invece, e semmai è importante capire perché non ci sia dato di conoscere l'identità di neppure un dannato (eccetto il solo Lucifero)

Dalla Divina Commedia in qua, passando anche per solenni rivelazioni di santi e beati, di tanto in tanto ci capita di avere notizia che qualcuno sia all’inferno. E, come accade ogni volta che ci troviamo fortemente impressionati da un pensiero incisivo che ci attraversa la mente, ci poniamo “la domanda seria”: ma sappiamo di qualcuno che sia all’inferno?

Come già qualche altra volta ho fatto, in passato, lascio subito la risposta per chi ha fretta: no, di nessuno abbiamo certezza che sia all’inferno. Epperò lo so che adesso le “domande serie” si affastellerebbero una dietro l’altra? «Come no?», «E perché?», «E allora Giuda?», «E Lutero?», «E perché allora alcuni santi hanno detto di aver riconosciuto dannati nelle loro visioni? Dicono forse bugie i santi?», «E Dante?».

Ora, accingendomi a rispondere più diffusamente per chi ha meno fretta, metto anzitutto le mani avanti su Dante: sono piuttosto convinto, infatti, che alla base della Commedia ci stia un’esperienza mistica particolarissima, e che dunque in quelle pagine immortali non splenda solo un poeta senza pari, ma anche un teologo e un divulgatore di prima grandezza. Tuttavia non sono tenuto a prestar fede a tutti e singoli i contenuti del Poema: per frate Alberigo, lo si ricorderà (If XXXIII, 118-149), Dante arriva a immaginare che le anime ree di crimini particolarmente laidi vengano “balestrate” subito in Cocito, cioè nel fondo dell’inferno, ancora prima della morte fisica dell’uomo. Ora, a tutti risulterà evidente quanto inconciliabilmente una simile affermazione cozzi con diversi elementi basilari della fede cristiana, e in nessun modo il fedele cristiano è tenuto a prestare «il religioso ossequio dell’intelletto e della volontà» a una proposizione che non solo non è contenuta nella fede cristiana, ma che ne è esplicitamente esclusa.

Così come quando Dante dice di aver incontrato all’inferno Papa Niccolò III, il quale involontariamente gli avrebbe predetto la futura dannazione del Papa regnante nel 1300, Bonifacio VIII (If XIX, 46-87): in nessun modo simili passaggi impegnano la fede del cristiano, il quale tuttavia sa bene che nessuna dignità ecclesiastica – neppure quella suprema – esime dal rischio concreto di «rovinare o perdere sé stesso» (cf. Lc 9, 25). Dunque in linea di principio è tutt’altro che impossibile che uno o più papi siano dannati… solo che non è dato averne certezza. Tra poco cercheremo di capire perché.

Ma Dante – mi ribatterà qualcuno – non era un santo, mentre ci sono diversi santi che hanno affermato di aver veduto l’inferno, tutt’altro che vuoto (come costuma affermarsi tra certi sedicenti teologi); e fra costoro qualcuno ha pure attestato di aver riconosciuto e veduto qualcuno in particolare. Penso ad esempio alla beata Maria Serafina del Sacro Cuore (1849-1911), che avrebbe affermato di aver veduto in estasi l’inferno e di aver potuto distinguere il profilo di Martin Lutero tra quelli dei dannati:

Dopo queste parole – il racconto è in terza persona, N.d.R. – vide un’orribile voragine di fuoco, in cui venivano crudelmente tormentate un incalcolabile numero di anime. Nel fondo di questa voragine v’era un uomo, Martin Lutero, che si distingueva dagli altri: era circondato da demoni che lo costringevano a stare in ginocchio e tutti, muniti di martelli, si sforzavano, ma invano, di conficcargli nella testa un grosso chiodo.

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