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Un prete può consacrare senza mettere l’acqua nel vino?

© Public Domain
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Il liturgista Finotti: deve attenersi alle formule perchè contengono degli importanti significati spirituali

La liturgia ambrosiana, invece, nel medesimo rito, nota il liturgista, «fa riferimento ad un altro simbolismo: l’acqua e il sangue sgorgati dal cuore di Cristo crocifisso aperto dalla lancia del soldato (Gv 19,34)». Infatti, il sacerdote ambrosiano, infondendo l’acqua nel calice, pronunzia queste parole:

Dal fianco aperto di Cristo uscì sangue e acqua.

La Chiesa latina quindi, osserva il direttore della rivista Culmen et Fons, «interpreta simbolicamente il rito dell’infusione con molteplici significati spirituali: l’unione delle due nature nel Verbo incarnato, inizio della nostra redenzione; il sangue e l’acqua sgorgati dal costato di Cristo nel momento supremo del compimento della nostra redenzione; il dono dell’adozione divina che, mediante la comunione sacramentale al Corpo e al Sangue di Cristo, ci rende concorporei e consanguinei di Gesù Cristo, membra vive della Chiesa, suo mistico Corpo«.

Leggi anche: Perché durante la liturgia eucaristica si cita il “calice” del sangue di Cristo?

3. Fedeltà al rito e responsabilità di ministri e fedeli

La Chiesa, conclude Finotti, «ha coscienza di dover obbedire ad una tradizione ininterrotta che deriva dagli Apostoli ed esercita la sua responsabilità verso tutti i fedeli esigendo che i sacri ministri siano fedeli al rito stabilito ed obbediscano per primi alla sua retta celebrazione». Per questo nella Istruzione Redemptionis sacramentum (2004) si afferma:

I Vescovi, i Sacerdoti e i Diaconi, nell’esercizio del sacro ministero, si interroghino in coscienza sulla autenticità e sulla fedeltà delle azioni da loro compiute a nome di Cristo e della Chiesa nella celebrazione della sacra Liturgia. Ogni ministro sacro si interroghi, anche con severità, se ha rispettato i diritti dei fedeli laici, che affidano a lui con fiducia se stessi e i loro figli, nella convinzione che tutti svolgono correttamente per i fedeli quei compiti che la Chiesa, per mandato di Cristo, intende adempiere nel celebrare la sacra Liturgia. Ciascuno ricordi sempre, infatti, di essere servitore della sacra Liturgia (n. 186).

Leggi anche: Un sacerdote ex alcolista può bere il vino durante la liturgia eucaristica?

Non solo i ministri sacri, ma anche ogni fedele, chiosa il liturgista, ha il diritto di ricevere una celebrazione valida e legittima dei divini misteri e il dovere di concorrere responsabilmente ad una celebrazione retta e degna delle azioni liturgiche:

Ogni cattolico, sia Sacerdote sia Diacono sia fedele laico, ha il diritto di sporgere querela su un abuso liturgico presso il Vescovo diocesano o l’Ordinario competente a quegli equiparato dal diritto o alla Sede Apostolica in virtù del primato del Romano Pontefice. È bene, tuttavia, che la segnalazione o la querela sia, per quanto possibile, presentata dapprima al Vescovo diocesano. Ciò avvenga sempre con spirito di verità e carità (184).

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