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Un nuovo libro per essere fiere della propria femminilità

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Con “Mon corps ne vous appartient pas” [“Il mio corpo non vi appartiene”, N.d.T.], la giovane madre e filosofa Marianne Durano propone delle piste per riappropriarsi del proprio corpo femminile, troppo spesso sottomesso alla tecnica e al mercato.

Si tratta infine di sapersi circondare adeguatamente, anche dopo il parto. Marianne Durano evoca la questione della “quarantena”, il periodo di quaranta giorni dopo il parto in cui la madre è ancora indebolita dall’evento che ha appena vissuto. Queste poche settimane non vanno trascurate, ed è necessario che la puerpera si faccia aiutare dalla famiglia, da amiche che si prendano cura di lei e l’aiutino a occuparsi di sé stessa e del neonato.

«Il focolare della rivolta»

Tutte queste piste non potranno essere vissute personalmente se non vengono incoraggiate dalla società. Marianne Durano incita così a «rifondare la nostra società sul focolare e non più sulla finanza», tornando al senso primigenio della parola “economia”, dal greco οἴκος [óikos] – focolare, casa comune. Questo comporterebbe una nuova valorizzazione dei mestieri della cura e dell’educazione, spesso esercitati dalle donne, troppo spesso denigrati a vantaggio dei mestieri che generano del profitto.

Quindi bisogna attendere questi cambiamenti sociali e politici, per vivere meglio la propria femminilità? Per Marianne Durano, che definisce il corpo della donna come “il luogo per eccellenza della gratuità e della libertà”, la resistenza comincia dal focolare, nell’autogestione. Ogni atto domestico – la cucina, le piccole riparazioni, le faccende… – deve essere vissuto come altrettanti atti di resistenza a un sistema che non crede se non nella crescita e nel profitto. In tal senso, le donne hanno un ruolo primordiale da svolgere nella costruzione del mondo di domani, per rimettere al cuore della società il rispetto della vita e la trasmissione alle future generazioni. C’è di che rimboccarsi le maniche senza più paura di assumere la propria femminilità.

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

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