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Un nuovo libro per essere fiere della propria femminilità

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Con “Mon corps ne vous appartient pas” [“Il mio corpo non vi appartiene”, N.d.T.], la giovane madre e filosofa Marianne Durano propone delle piste per riappropriarsi del proprio corpo femminile, troppo spesso sottomesso alla tecnica e al mercato.

Troppo sovente presentati come poco efficaci e obsoleti, tali metodi sono invece affidabili se sono ben vissuti e ben compresi. Esistono in Francia organismi che propongono alle coppie delle formazioni su questi metodi, come il CLER (Centre de Liaison des Équipes de Recherche [Centro di raccordo delle squadre di ricerca, N.d.T.]), oppure siti internet come sympto o cycle féminin, che permettono alle donne di seguire il proprio ciclo e di annotare le proprie osservazioni giorno per giorno. Un buon metodo per controllare la propria fecondità, imparando a conoscere il proprio corpo e a rispettarlo.

Vivere al ritmo delle proprie stagioni

Da questa conoscenza dei propri cicli la donna prende coscienza del proprio vivere ogni mese nel proprio corpo le quattro stagioni: l’inverno, fase di morte e di rinascita, con le mestruazioni; la primavera, quando il corpo si prepara all’ovulazione; l’estate, fase di pienezza che segue l’ovulazione; e l’autunno, un attimo prima delle mestruazioni successive. Per questo motivo, la donna non presenta la medesima linearità dell’uomo nel suo rapporto col tempo; ella non può essere sempre ugualmente “efficace” e “produttiva”, tutti i giorni del mese, come tuttavia le chiede il mercato del lavoro così com’è attualmente concepito.

Per aiutare le donne a essere fiere della loro femminilità, la società deve rispettare la loro natura. Per questo è necessario, secondo Marianne Durano, prendere in considerazione lo specifico rapporto col tempo della  donna, che si distingue da quello dell’uomo in quanto ogni mese vive una morte e una rinascita, segni della sua fecondità e della sua possibile maternità. Questo passa attraverso una nuova ripartizione del lavoro, in un mondo dove «il piano di carriera ideale è assolutamente contraddittorio con il ritmo del corpo femminile», poiché favorisce un ingresso sul mercato del lavoro verso i 25 anni e un picco di carriera a 40 anni, cioè nel momento esatto in cui la donna non ha più possibilità di diventare madre.

Gravidanza: circondar(si) bene al momento giusto

A partire dalla propria esperienza, Marianne Durano denuncia la maniera in cui la nostra società vede la gravidanza come una patologia, e lascia le donne incinte – talvolta isolate – in preda ai loro interrogativi e alla loro tristezza. Come fare per non subire questa visione della gravidanza, profondamente distorta?

Da una parte, incoraggiando le associazioni che accolgono le donne incinte sole e in difficoltà (come fa Magnificat Accueillir la vie); d’altro canto, aiutando i ginecologi che responsabilizzano le donne e non le considerano delle malate ma persone che si apprestano a generare un nuovo essere umano.

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