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Viaggio nel paese dove mancano i preti e le chiese sono chiuse

Church Notre Dame du Bout du Pont
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Il clamoroso caso di Bagni di Lucca. I fedeli hanno affisso un cartello davanti ad una delle chiese: "Si spera solo nel miracolo"

È la crisi delle vocazioni che si sta diffondendo come un virus nei borghi di montagna e nelle zone interne d’Italia insieme a un inesorabile abbandono. Bagni di Lucca vive di turismo in estate e di poco altro il resto dell’anno dopo che la crisi ha portato alla chiusura delle industrie e di gran parte delle attività artigianali.

E non solo. Ne ha pagato le conseguenze anche le Chiese. Rimaste senza preti! (La Stampa, 13 febbraio).

I cinque sacerdoti

Nel paese, che conta poco più di 6000 abitanti e 26 frazioni, questa crisi, dopo la morte degli storici parroci Don Ascanio e Don Lorenzo, le difficoltà si sono particolarmente acuite, aggravandosi ulteriormente dopo il trasferimento di Don Emanuele avvenuto nella primavera dello scorso anno. A ciò si aggiungano le dimissioni di Don Claudio, dopo appena un anno di guida della parrocchia di Bagni di Lucca. Una situazione che pesa tutta sulle spalle di Don Raffaello, il quale presto sarà costretto anche ad operarsi ad un ginocchio.

La protesta e il vescovo

I parrocchiani, delusi e amareggiati, hanno affisso nei giorni scorsi un cartello sul portone chiuso della Chiesa di San Pietro in Corsena, la principale di Bagni di Lucca, dove si afferma che ormai “si spera solo nel miracolo” (La Nazione, 6 febbraio).

Di recente, durante una visita pastorale a Bagni di Lucca, il Vescovo Italo Castellani era stato molto esplicito con i fedeli, confermando che non ci sono preti a sufficienza per coprire tutte le parrocchie e che al momento è impossibile l’invio di altri sacerdoti.

Nella diocesi di Lucca oggi ci sono 306 parrocchie e circa 150 preti, di cui molti ultra settantenni. In pratica a ogni sacerdote toccano circa 3-4mila anime, spesso distribuite a decine di chilometri di distanza lungo strade di montagna.

Il sindaco: ho le mani legate

Un gruppo di persone è andato a parlare al sindaco Paolo Michelini. Ma che può fare un sindaco di fronte alla crisi delle vocazioni? «Non posso imporre al vescovo una soluzione che non ha. Se non ci sono sacerdoti, c’è poco da fare», risponde. Il vescovo, quindi, ha chiesto aiuto ai laici che abitano nelle frazioni.

La nuova configurazione delle parrocchie

Don Franco Cerri, parroco della diocesi di Lucca, ha scritto una lettera ai fedeli diocesani spiegando quello che sta accadendo in diocesi. «Si può pregare insieme anche senza prete», scrive.

«È in atto nella diocesi un progetto per una nuova configurazione delle parrocchie – evidenzia Don Franco – Una revisione diventata necessaria, essendo cambiata non soltanto la realtà sociale del territorio, ma anche quella ecclesiale. Non poche persone, venute a sapere di questo progetto, hanno avvertito come una specie di tsunami, lo hanno percepito come un disastro: come si farà, cosa succederà? La “mia” parrocchia non conterà più nulla? Saremo assorbiti dalle altre? Qualcuno storce le labbra, qualcun altro tentenna, come dire “dove si andrà a finire?»

Protagonismo dei laici

Si sa, ammette Cerri, «quando si tratta di cambiare qualcosa, c’è subito una forte resistenza. Questo anche nella Chiesa. C’è perfino chi non ha digerito ancora il Concilio Vaticano II. E se fosse che non abbiamo il coraggio di leggere i segni del nostro tempo? Non è soltanto una questione di numero di preti. Finora si è contato tutto sui preti, quasi fossero loro soltanto la Chiesa e poco, pochissimo sulla presenza attiva dei fedeli laici nella vita ecclesiale» (Il Tirreno, 8 febbraio).

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