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Chi è in Paradiso soffre per le anime a lui care che si trovano all’Inferno?

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Il teologo: la relazione con Dio prevale su quella affettiva

Infatti se tale relazione permanesse «non sarebbero privi di consolazione e quindi non sarebbero dannati».

La relazione con Dio

«Quanto detto – precisa Canobbio – sono balbettii su ipotetiche situazioni. Quel che sembra possa essere detto con buona plausibilità è che la fonte della beatitudine in paradiso non sono le relazioni vissute nella vita terrena, bensì la relazione con Dio».

Un’unica emozione

Dunque le anime che sono in Paradiso riescono a percepire, a provare emozioni, per quello che gli accade? Qui il teologo è netto: «Nella descrizione della beatitudine si devono includere tutti gli aspetti dell’esistenza umana. Per quanto attiene alle emozioni non si possono certamente negare. Tuttavia con una precisazione: si tratta di un’unica emozione, appunto quella di pienezza e di sazietà, poiché si è raggiunta la meta alla quale le persone umane sono state destinate».

“Vedremo e ameremo”

Nella tradizione scolastica, infine, conclude il docente della Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale, «si poneva l’accento sulla “visione” e quindi la soddisfazione intellettuale. Non mancava però un filone della riflessione – di matrice agostiniana – che poneva l’accento sulla dimensione affettiva unendola a quella intellettuale: vedremo e ameremo. Ora, non c’è soddisfazione che non comporti emozione, purché questa non sia pensata come un alternarsi di stati d’animo».

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