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Anche i pedofili avevano la loro “Bibbia 3.0”: 36 persone denunciate e arrestate

PEDOFILIA
Shutterstock
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Scoperto un maxi archivio con foto e video di adolescenti. All'interno foto rubate da computer e smartphone, altre prese da Instagram. La rabbia di Meter: in tanti sanno…ma tacciono

Gli inquirenti l’hanno ribattezzato “La Bibbia 3.0”. Ma la precisione e la quantità di materiale con cui veniva alimentato il colossale archivio pedopornografico scoperto dalla Polizia postale ha del diabolico.

Sono 33 le persone denunciate per la detenzione e diffusione di tale materiale e tre arrestati nell’ambito di una complessa operazione coordinata dal Centro nazionale di contrasto alla pedopornografia online.

Dei tre arrestati, due devono rispondere di detenzione di ingente quantità di materiale pedopornografico, uno di produzione, traffico e detenzione illecita di sostanze stupefacenti oltre al sequestro di centinaia di supporti informatici contenenti migliaia di files pedopornografici.

37 le perquisizioni domiciliari, personali e informatiche effettuate in 14 regioni (Campania, Lazio, Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Puglia, Sicilia, Calabria, Marche, Abruzzo, Toscana, Liguria, Trentino Alto Adige e Veneto), insieme al sequestro delle conversazioni avute attraverso un noto sito internet.

Maxi archivio con migliaia di adolescenti

L’inchiesta, nata da alcune segnalazioni presentate presso la Sezione Polizia Postale di Salerno e il Compartimento di Catania dall’associazione Meter – da anni in prima linea contro la pedopornografia – ha permesso di ricostruire forme e modi di gestione di questo spazio virtuale che costituiva un vero e proprio maxi archivio telematico contenente migliaia di fotografie e video ritraenti donne, prevalentemente adolescenti, in atteggiamenti sessualmente espliciti (Avvenire, 12 febbraio).

Cinquanta pedofili

L’attività investigativa è stata svolta, in particolare, sulla base di segnalazioni circa la presenza nel deepweb (la parte del web non indicizzata dai comuni motori di ricerca) di questo archivio denominato “labibbia3.0“, contenente materiale pedopornografico. Così, sono stati individuati gli autori delle cartelle informatiche dell’orrore contenente foto e video di minori. Circa 50, le persone che, mediante chat private, scambiavano il materiale per arricchire l’archivio, giunto alla versione 5.0.

Il ruolo di Instagram

Ogni cartella aveva un titolo per agevolare la consultazione, come ad esempio “Bagasce con nome e cognome”, “Bagasce senza nome”, “Le instacagne”, “Non sapevo che fossi minorenne”. In alcuni casi, non mancano le informazioni per l’identificazione della persona  in foto, con tanto di dati anagrafici. Molte volte, le immagini provenivano da Instagram.

Le foto della sorella di 12 anni

Dalle indagini, è emersa l’identità di coloro che inviavano le foto delle loro ex, di una persona che divulgava gli scatti della sorella di 12 anni, e di chi estrapolava immagini da telefoni o pc da riparare, in quanto tecnico di un centro assistenza, nonchè di chi aveva le immagini sottratte dai profili pubblici di minori.

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