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Parla il vescovo caldeo di Aleppo: «I cristiani hanno dato prova del loro attaccamento alla Siria»

© AFP PHOTO / ALBERTO PIZZOLI
ITALY, Rome : Chaldean bishop of the war-torn Syrian city of Aleppo Antoine Audo poses on January 4, 2013 in Rome. Audo urged the same day the international community to pay greater attention to the fate of Syria's Christian minority, saying they were being terrorised by a spate of kidnappings for money. AFP PHOTO / ALBERTO PIZZOLI
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Vescovo caldeo di Aleppo, una delle roccheforti cristiane più antiche di Siria, mons. Antoine Audo s’è messo al servizio dei Siriani durante i sei anni della guerra, come presidente della Caritas. Oggi vuole continuare a servire il suo Paese.

È ancora possibile, in Siria, testimoniare la propria fede cristiana?

Sì, penso di sì. L’abbiamo fatto molto, durante la guerra. Sono stato presidente di Caritas Siria per sei anni. Credo che uno dei benefici addotti da questa guerra sia che molti musulmani hanno scoperto l’antica carità dei cristiani. E la riconoscono.

Sono dunque state possibili relazioni pacifiche tra cristiani e musulmani, in questo Paese. Succede ancora oggi?

Da una parte, i musulmani hanno una visione migliore di noi. Più profonda. I musulmani hanno scoperto tra i cristiani dei cittadini di qualità: persone che non vendono il loro Paese, che sono disinteressate. I cristiani non hanno sfruttato questa guerra come hanno fatto altri – Isis, Al-Nosra e tutti gli estremisti. Sfortunatamente, va pure detto che alcuni cristiani sono stati scandalizzati e hanno capitolato – spaventati a morte da questi estremisti. Tutto ci si aspettava tranne che un simile livello di violenza: tanta distruzione per vili interessi. I cristiani sono stati scandalizzati, ma i musulmani ammirano i cristiani oggi più di ieri. È paradossale, ma questa è la realtà. Bisogna ricostruire questa fiducia.

Il dialogo interreligioso esiste ancora, in Siria?

Il dialogo interreligioso non esiste nella sua forma occidentale. Noi distinguiamo diversi livelli di dialogo. In primo luogo, il dialogo di vita: si vive insieme, a scuola, all’università. Si tratta di buon vicinato, di commistione. Si è amici: ci si rende visita, ci si aiuta a vicenda. Ma la cosa più difficile è il dialogo teologico, dogmatico. E quello lì, a mio parere… non che bisogni proprio evitarlo, ma è meglio lasciarlo agli specialisti. Sennò non serve a niente e si ricade nella superficialità, nel sarcasmo o nell’aggressività. Noi incoraggiamo anzitutto il dialogo di vita, lo sviluppo della buona intesa amicale, il rispetto reciproco… pur restando veri e veraci, e quindi dicendo la verità, essendo sinceri con l’interlocutore.

Alcuni giorni fa è stata celebrata una messa in una chiesa depredata a Dei Ezzor. È la speranza che torna?

Ha una forte carica simbolica, celebrare la messa in simili posti. A Deir-Ezzor avevamo una piccola presenza caldea, una cinquantina di famiglie. Prima dei tristi fatti di cui parliamo andavo lì ogni anno per una visita pastorale. Oggi non c’è più niente, sono tutti partiti. Ad Aleppo, altro esempio, c’è una chiesa – la cattedrale dei maroniti – interamente saccheggiata. Sono stato invitato dai maroniti a pregare con loro. Il nostro Patriarca torna di tanto in tanto nella piana di Ninive per delle celebrazioni nelle chiese distrutte. Sono gesti di speranza per dire che vogliamo restare, malgrado le difficoltà. Quanto alla nostra cattedrale di Aleppo, che si trova accanto a una grande moschea, è stata risparmiata proprio in ragione della sua collocazione. Ma molte famiglie e molti giovani sono partiti. Anche questa è una distruzione, è una sofferenza.

I cristiani sono più desiderosi di prima di impegnarsi in politica? Sono i benvenuti?

I cristiani continuano a impegnarsi, sono sempre onorati di poter servire e mettere le loro competenze al servizio del Paese. Bashar al Assad ha nominato cinque cristiani in posti-chiave, in particolare ai ministeri dell’Insegnamento superiore, della Salute e dell’Economia. Tradizionalmente, ce n’erano sempre stati tre o quattro, in quei posti. Dopo i noti eventi, sono diventati cinque. Anche il nuovo presidente del Parlamento è un cristiano. È un vero messaggio politico.

Le sue convinzioni per l’avvenire?

Anzitutto, la presenza cristiana in Siria e in Medio Oriente è molto preziosa. Tanto per i cristiani d’Oriente quanto per la Chiesa universale. Questa è la culla del cristianesimo. Inoltre, per me i cristiani del Medio Oriente – i cristiani arabofoni – testimoniano una grande capacità di dialogo, di riflessione. Come sottolinea Papa Francesco, non possiamo immaginare il Medio Oriente senza la presenza dei cristiani d’Oriente. E continuerò a servire la Chiesa per loro.

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

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