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Il rosario, gli ultimi, la preghiera. La profonda fede di Enzo Avitabile

ENZO AVITABILE
Elena Aquila I NurPhoto
Enzo Avitabile performs live with his faithfuls percussionists "Bottari of Portico" during the second night of Ritmika Music Festival at the Shopping Center "45∞ North" in Moncalieri (Turin), on September 11, 2015.
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Il cantautore napoletano e la sua canzone per Scampia al festival di Sanremo: è un inno alla vita per omaggiare l'uomo comune e i suoi problemi quotidiani

«Scrivo la mia vita / tracce sulle pietre/ ed ho gli stessi occhi di Scampia». Con l’inconfondibile respiro mediterraneo che lo contraddistingue, Enzo Avitabile, supportato dai caldi inserti recitati di Peppe Servillo, intona sul palco dell’Ariston un “laudato” si contemporaneo «lontano e vicino al mondo, al suo coraggio di ogni giorno». Si intitola appunto, “Il coraggio di ogni giorno” l’elegante brano del cantautore napoletano (www.sanfrancescopatronoditalia.it, 5 febbraio).

Un brano per gli “invisibili”

«Io sono uno della periferia – racconta il cantautore ad Avvenire (1 febbraio), arrivo da Marinella, proprio come Sant’Alfonso Maria de’ Liguori. Nel brano sono partito con un’immagine molto poetica della mia terra, un inno alla vita per omaggiare l’uomo comune, chiunque la mattina si sveglia e vive i suoi problemi, il suo cammino tortuoso. Insomma, siamo tutti noi, ma qui c’è un’attenzione particolare a coloro che sono un po’ fuori di vista e a queste terre svantaggiate».

“Non esistono preghiere laiche”

C’è chi l’ha definito una preghiera laica. «Io non credo – ribatte Avitabile – che esistano le preghiere laiche, perché non ha senso. Esiste la preghiera e basta, la preghiera personale e la preghiera comune. Che diventa universale quando è utilizzata nel silenzio: anche nella nostra fede cattolica la meditazione nell’adorazione è un momento di grande introspezione dove il silenzio ti riconduce a uno stato di coscienza più alto».

Sempre con il rosario

Avitabile è un uomo di profonda fede, che al polso sinistro porta sempre un rosario.  «Il rosario è preghiera attiva. Questo è fatto di noccioli di olivi e mi è stato donato dai miei amici frati minori rinnovati che vivono in quattro vagoni dismessi a Capodimonte, fra Secondigliano e Scampia. Sono i loro padri spirituali che spesso mi ospitano e gli voglio molto bene. L’inciso del brano con un “laudato” in un dialetto vicino a Basile è un omaggio a loro».

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