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Venti lavoratori disagiati assunti da Starbucks in cambio dello spostamento dell'edicola sociale

Gelsomino Del Guercio - Aleteia Italia - pubblicato il 08/02/18

A Milano il "compromesso etico" tra il sacerdote don Gino Rigoldi e il colosso americano

Starbucks “sfratta” l’edicola sociale di don Gino Rigoldi dall’area pedonale davanti all’ex Palazzo delle Poste, in piazza Cordusio a Milano, dove a ottobre 2018 aprirà la caffetteria made in Usa. Uno «sfratto» concordato, nessuna polemica, nessun ricorso al Tar.

Il marchio statunitense vuole utilizzare il maxi-marciapiede di fronte al nuovo Starbucks Reserve Roasteryin cui lavoreranno 150 dipendenti ed ha chiesto al sindaco Giuseppe Sala di intervenire per far traslocare l’edicola.

Il sindaco ha precisato: «Starbucks ci ha chiesto di avere lo spazio sulla piazza per mettere i tavoli, ci vuole il parere della Soprintendenza. E bisogna anche risolvere la questione dell’edicola, dove lavorano dei protetti di don Gino Rigoldi. Ho chiamato don Gino e gli ho chiesto come possiamo risolvere la cosa. L’edicola si sposta, poi vediamo cosa dice la Soprintendenza».

Il Social Press Print

La trattativa è ancora in corso, il Comune non ha ancora trovato un luogo alternativo per l’edicola, anzi per il Social Press Point, la prima «edicola sociale» in Italia, nata nel maggio del 2015 su iniziativa della Comunità nuova – Cooperativa sociale onlus, l’associazione milanese presieduta da don Rigoldi, che supporta le persone disagiate.

1) Riscatto per persone con un passato difficile

Perché edicola sociale? Per due motivi. Il primo è che l’edicola ha già rappresentato una concreta occasione di riscatto per persone in difficoltà. Nel 2015, infatti, tre persone con un passato difficile alle spalle sono andate a lavorare nell’edicola sociale. Il Social Press Point, un anno dopo, è stato rilevato da un’altra persona legata al Comunità Nuova ed è decollata dal punto di vista economico, ma tenendo in considerazione qualche paletto etico.




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2) No a “gratta e vinci” e lotterie

Sì, perché l’edicola – e questo è il secondo motivo per cui si può definire «sociale» – ha deciso di non vendere gratta e vinci, biglietti della lotteria e tutto ciò che può avvicinare le persone al gioco d’azzardo. Non solo. L’obiettivo finale è realizzare progetti a favore dei cittadini meno fortunati grazie alle donazione ricevute dai clienti dell’edicola (Il Giorno, 7 febbraio).

“Abbiamo parlato due ore…”

Don Gino, forte dell’appoggio del Comune che gli garantisce il trasferimento dell’edicola in un altro spazio cittadino, ha incontrato i vertici di Starbucks. «Doveva essere un incontro di cinque minuti, siamo rimasti a parlare per due ore — spiega don Gino — Il presidente di Starbucks ci ha assicurato che assumerà una ventina di nostri ragazzi. Non ho esitato un minuto perché viene garantito uno stipendio e un futuro dignitoso a chi adesso vive un momento difficile. Il presidente ha anche aggiunto che ci metterà a disposizione il suo personale per dei corsi di formazione alle persone che seguiamo. C’è stata una bella disponibilità».




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“Scambio etico”

Chiamiamolo «scambio etico», ma quello che sta succedendo in piazza Cordusio, sempre che la sovrintendenza dia il suo benestare, potrebbe diventare un modello di collaborazione tra pubblico, privato e sociale, dove ognuno fa contemporaneamente il suo interesse e quello più generale (Corriere della Sera, 7 febbraio).

Tags:
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