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«Perché Dio non distrugge il diavolo?». Risponde (anzi, no) il profeta Giona

Giona e il pesce, affresco del monastero di San Nicholas Anapausas, Meteora (Grecia)
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Una lettrice ci riporta una domanda di un adolescente, che per ventura si rivela molto simile a quella che regge tutto il libro sul “profeta riluttante”. In realtà certe domande “devote” sembrano venire proprio dal re dell’inferno – ma la buona notizia è che sappiamo come venirne fuori.

Lectio divina sul libro di Giona”, leggete sulla copertina, e già non è detto che tutti sappiate chi fu Giona e cosa narra il libro sulla sua vicenda. Quelli che invece lo sanno potranno dire, in buona parte: «Ah, sì, la storiella su Ninive e Tarsis, il pesce che lo mangia tipo Pinocchio… carino, sì». Ma don Fabio Rosini, in una prefazione che varrebbe da sola l’acquisto del libro, scrive:

I nostri autori prendono per mano il lettore e gli fanno scoprire che la favoletta di Giona è tutt’altro che un raccontino qualsiasi. Sotto le mentite spoglie di una fiaba, si cela una rivelazione inaudita del cuore di Dio. Nientemeno.

[…]

Caso più unico che raro nella Bibbia, il libro termina con una domanda, e la domanda è preparata da tutto il racconto.

Fabio Rosini, Prefazione in Fabio Bartoli e Sabina Nicolini, Il disertore, 8

La domanda finale del libro – che non citerò per non guastare la riscoperta (o la riscoperta) della storia – assomiglia abbastanza a quella dell’adolescente, e si può facilmente dire che quella di Giona sia a modo suo un’adolescenza spirituale protratta nonostante la correttezza delle conoscenze teologiche. Ma «non conta il molto sapere – direbbe sant’Ignazio – bensì il sentire e gustare le cose interiormente». In questo le domande sono assai più importanti delle risposte, e don Rosini lo spiega da par suo:

Infatti per esperienza sappiamo che la Sapienza è nascosta più nelle domande che nelle risposte. Trovare una risposta è un bel lavoro, ma scovare una domanda che valga la pena di essere posta, è atto molto saggio e difficile. Una domanda azzeccata può dar senso a una vita intera. E una domanda sbagliata può storcere disastrosamente la curva dell’esistenza umana.

Una domanda è la prima parola di Cristo ai primi discepoli nel Vangelo di Giovanni (Gv 1, 38), e iniziando con una domanda il serpente attira l’umanità dentro i suoi tragici inganni (Gen 3, 1).

Possiamo pensare infatti che ogni vera “direzione spirituale” aiuta a scoprire a quale domanda si sta consegnando la propria vita.

Ivi, 8-9

Per me personalmente è impossibile dimenticare che gli autori, Don Fabio e Sabina, sono anzitutto due cari amici: sono sicurissimo che con ciò il mio giudizio non risulti viziato – peraltro, è veramente difficile distinguere le pagine scritte dall’uno da quelle scritte dall’altra! –; in questo loro bellissimo lavoro, al contrario, li ho riscoperti e sono tornato a innamorarmi di loro come l’Uomo Vivo di Chesterton s’innamora di tutta la sua vita, ogni giorno, quasi la vedesse per la prima volta. Perché ci ho ritrovato le mie stesse domande, che sono le loro ma anche quelle dell’adolescente riportate dalla nostra lettrice, la quale se n’è implicitamente appropriata. È veramente la domanda, prima di tutto, a stabilire nessi di fraternità tra gli uomini.

Così nella vicenda di Giona – che don Fabio e Sabina suddividono “operisticamente” in un preludio e in due atti divisi da un intermezzo – è ravvisabile la stessa dicotomia che dicevamo noi sopra: quella tra giustizia e misericordia. Che a parole il buon teologo riconosce essere coincidenti ma che sovente egli stesso – all’atto pratico – vive come opposte ed esclusive.

Tra suggestioni molteplici e citazioni eclettiche (Renato Zero splende accanto a Silvano l’Atonita), don Fabio e Sabina ri-pongono il tema della domanda dell’adolescente in una forma che ci trova meno convinti in un abbozzo di risposta: sembrava sensato, anzi “logico”, affermare che un Dio veramente giusto e buono avrebbe fatto meglio a togliere di mezzo tutti i potenziali dissidenti; ma come si fa a concordare col riluttante profeta quando questi litiga con Dio per il suo cuore ricco di misericordia? Non risponde forse, la misericordia, a una domanda radicale del cuore umano? E cosa si perde, dunque, col negarla – o col farne un teorema (che è lo stesso)?

«Ma cos’è la destra? Cos’è la sinistra?»

Diciamo “il Vangelo”, per brevità. Ma anche “il cristianesimo”, nella sua accezione più larga e più piena: svuotata dell’intima unione di giustizia e di misericordia, di compassione, di bontà, di grazia e di libertà, la fede di/in Cristo diventa una qualunque ideologia condita di “valori cristiani”.

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