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Cosa c’entrano le feste ebraiche con la fede cristiana?

Rosh Hashanah
AWAD AWAD / ANADOLU AGENCY | AFP
Un homme soufflant dans un chofar, la trompette utilisée notamment pour Rosh Hashanah, le 2 septembre 2013, à Jérusalem.
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“Alle sorgenti della fede”: un libro “audace” che svela i legami tra le liturgia ebraica e la nostra fede in Gesù Cristo

«Siete i nostri fratelli prediletti e, in un certo modo, si potrebbe dire i nostri fratelli maggiori». Così san Giovanni Paolo II si rivolse agli ebrei durante la sua storica visita alla Sinagoga di Roma avvenuta nel 1986. Il Pontefice non faceva altro che riprendere le parole del Concilio Vaticano II che con grande audacia incoraggiava al rispetto reciproco e a un rinnovato spirito di amicizia verso il popolo ebraico depositario delle antiche promesse. È con la stessa “audacia” che don Francesco Voltaggio – presbitero della diocesi di Roma che da circa quindici anni svolge il suo ministero in Terra Santa – affronta il delicato argomento dei legami esistenti tra ebraismo e cristianesimo, in particolare nell’aspetto liturgico che lega le festività ebraiche con feste cristiane e l’avvento di colui che noi riconosciamo come Messia.

L’autore

Voltaggio affronta con coraggio e competenza questo arduo compito, forte della sua pluridecennale esperienza pastorale in Israele, a stretto contatto con le comunità locali di cristiani arabi e con quella ebraica. Gli studi effettuati presso L’Istituto Biblico di Roma e lo Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme, le numerose pubblicazioni scientifiche e l’esperienza come docente presso lo Studium Teologicum Galilaeae centro di studi da lui fondato (affiliato alla Pontificia Università Lateranense di Roma) fanno di lui, all’interno del mondo cattolico, uno dei maggiori esperti di ebraismo e dei suoi legami col cristianesimo. Nato nel 1974 e ordinato presbitero nell’anno 2000 per mano di san Giovanni Paolo II, Voltaggio ha svolto per due anni il suo ministero come vicario presso la parrocchia di Sant’Anna (Morena, RM) per poi partire in missione in Terra Santa. È catechista del Cammino Neocatecumenale e membro dell’Associazione Biblica Italiana (Curriculum completo).

La Domus Galileae e il dialogo con l’ebraismo

Dopo diversi anni come responsabile della casa di studio “Casa di Mamre” a Gerusalemme, Voltaggio è ora rettore del seminario Redemptoris Mater della Galilea (sul Monte delle Beatitudini di fronte al Lago di Tiberiade). Il seminario si trova all’interno della monumentale struttura Domus Galilaeae centro di studi e di pellegrinaggio per molti cristiani. Da molti anni la Domus Galilaeae è un luogo di incontro e di condivisione tra cristiani ed ebrei. Un progetto fortemente voluto da Kiko Argüello e Carmen Hernández, iniziatori del Cammino Neocatecumenale che, spinti da un grande amore per la Terra Santa e per il popolo di Israele, hanno contribuito a dare un nuovo e fecondo impulso al dialogo con l’ebraismo e alla riscoperta delle radici giudaiche del cristianesimo, prima con delle specifiche catechesi e poi con la costruzione della Domus come luogo di incontro tra “fratelli” troppo spesso lontani e incapaci di incontrarsi. È qui che in questi anni si sono svolti degli storici incontri che hanno visto rabbini e presbiteri cattolici, studiosi della Torah e catechisti itineranti, sedere allo stesso tavolo, affrontare assieme tematiche religiose e sociali esponendo le proprie esperienze e preoccupazioni, ma anche mangiare e cantare assieme in un clima di comunione “sinfonica” (così l’ha definita Kiko Argüello) che va al di là dei documenti scritti e dei pubblici proclami di reciproco rispetto.

Alle sorgenti della fede

Il libro Alle sorgenti della fede. Le feste ebraiche e il Messia (Cantagalli-Chirico 2017) è frutto di numerose conferenze trasmesse da Francesco Voltaggio su Radio Maria tra il 2013 e il 2017. Un progetto “audace” – afferma il cardinale Paul Joseph Cordes nella prefazione – suscettibile di critiche «sia da un certo numero di ebrei religiosi, sia da parte di una frangia di cristiani». Ma allo stesso tempo si tratta di un lavoro necessario per approfondire la nostra fede attraverso la riscoperta del significato più profondo delle nostre feste liturgiche che mettono le radici nell’ebraismo ma trovano compimento in Gesù Cristo. Necessario perché – afferma mons. Cordes – “Se si tagliano le radici, l’albero inaridisce”. «E’ impossibile comprendere i vangeli e il Nuovo Testamento, e quindi la nostra fede, senza approfondire le feste ebraiche, la tradizione e i grandi temi teologici a esse legate» (p. 26)

Camminando sul crinale

Fin dall’inizio l’autore chiarisce che «l’ebraismo, in tutta la sua ricchezza, va conosciuto e amato di per sé e non solo come fonte e radice del cristianesimo» mentre, allo stesso tempo, per ogni cristiano è fondamentale conoscere «le istituzioni, la tradizione e la liturgia ebraiche» al fine di comprende meglio la fede della Chiesa le cui sorgenti provengono dal popolo ebraico, come recita il salmo riferendosi a Gerusalemme: «Sono in te tutte le mie sorgenti» (Sal 87,7). Il chiarimento è più che necessario perché si ha subito la sensazione di camminare su un pericolosissimo crinale, o meglio, utilizzando le parole del rabbino Naham de Breslav, di camminare su «un ponte molto angusto» col rischio di cadere da una parte o dall’altra. Due sospetti infatti minacciano il percorso. Da una parte (da parte ebraica) quello di vedere in questo approccio un tentativo di strumentalizzare l’ebraismo per “cristianizzarlo” celando un atteggiamento proselitista o – peggio ancora – antisemita. Da parte cristiana vige invece il sospetto di un movimento di regressione “giudaizzante” che sminuisca la straordinaria novità del cristianesimo per sposare – anche politicamente! – la causa d’Israele. Così risponde l’autore (ammettendo che «una replica seria richiederebbe un libro a parte»): «Non è colpa nostra se Gesù di Nàzaret, la Santa Vergine Maria, San Giuseppe, i primi apostoli e gli autori del Nuovo Testamento siano stati tutti degli ebrei. Dio ha voluto così: ha eletto questo popolo e, solo mediante esso, le genti. La sua elezione è irrevocabile». Voltaggio prosegue: «Non intendiamo appropriarci in modo indebito di ciò che è ebraico. Gesù Cristo non è venuto a compiere non solo la Scrittura, ma anche le istituzioni e le tradizioni del popolo ebraico; ciò, tuttavia, senza annullare lo stesso popolo e la sua identità. Non si tratta quindi di sostituzione, ma di compimento» (p. 77)

Nel solco della tradizione

Voltaggio si inserisce a pieno titolo nel solco segnato dal Concilio Vaticano II e dal magistero degli ultimi pontefici che hanno incoraggiato un cammino di reciproca conoscenza e di riconciliazione, riconoscendo l’esistenza di una «eredità comune» o meglio di «patrimonio spirituale comune» (Nostra Aetate) pur nel rispetto della propria identità e della rispettive tradizioni «al di là di ogni sincretismo e di ogni equivoca appropriazione» (Giovanni Paolo II). Benedetto XVI afferma che i legami col popolo ebraico «costituiscono un patrimonio unico di cui tutti i cristiani sono fieri e debitori al Popolo eletto». Allo stesso modo Papa Francesco ha parlato della fede di Israele come «una radice sacra» dell’identità cristiana (EG 247). La strada da percorrere è ancora molto lunga, afferma Voltaggio: «Dobbiamo sinceramente riconoscere di essere ancora molto indietro in questo cammino, giacché vari fedeli cristiani non solo ignorano la vita religiosa ebraica attuale, ma la guardano persino con una certa difficoltà». Eppure è necessario andare oltre uno studio “archeologico” dell’antico Israele (quello dell’AT o dei tempi di Gesù) e scoprire un popolo che ancora oggi vive e si nutre della fede tramandata fedelmente dai loro padri. «Non ci interessa esclusivamente lo studio storico dell’antico Israele – continua l’autore – ma anche la conoscenza della liturgia ebraica attuale. Gesù è ebreo e lo è per sempre!». È per questo allora che: «E’ impossibile comprendere i vangeli e il Nuovo Testamento, e quindi la nostra fede, senza approfondire le feste ebraiche, la tradizione e i grandi temi teologici a esse legate» (p. 26).

Le feste: memoriale di una storia di salvezza

Le feste sono per Israele dei tempi favorevoli, momenti propizi in Dio e il popolo si incontrano in un movimento di mutuo avvicinamento. Rappresentano un kairòs per la conversione e per il ritorno a Dio sono giorni solenni per fare memoria delle opere da Lui compiute nel popolo, nella comunità ma anche nella propria storia personale. Nel 2008, l’intellettuale israeliano Yeshayahou Leibowitz pubblicava il libro Les fêtes juives (Cerf 2008) anch’esso frutto di un ciclo di trasmissioni radiofoniche (in onda settimanalmente tra il 1975 e il 1982) e tradotto in italiano nel 2010 col titolo Le feste ebraiche e il loro significato. Nella prefazione al testo francese Gérard Haddad parla delle feste e solennità del popolo ebraico come «momenti di incontro privilegiato dell’ebreo col suo Dio». «[Le feste] formano l’armatura del giudaismo, il suo pulsare, il suo ritmo. In ebraico il termine moed che designa la “festa”, significa letteralmente “appuntamento”. Esse incarnano splendidamente i grandi valori di questa fede che per prima portò il messaggio monoteista di fronte a un mondo pagano. Le feste riassumono le gesta leggendarie, tragiche e gioiose del popolo ebraico».

Oltre che alla Sacra Scrittura e alle fonti storiche, Voltaggio attinge agli insegnamenti e alle interpretazioni trasmessi all’interno del popolo ebraico lungo i secoli: tradizioni orali come la Mishnà, i commenti rabbinici, i Midrashim, il Targum, il Talmud… Il libro mantiene volutamente un carattere divulgativo, destinato ad un ampio pubblico e non ad una ristretta cerchia di studiosi. L’autore pertanto adotta uno stile catechetico e non accademico nella speranza che riscoprendo – anche se non in maniera esauriente – il significato delle festività ebraiche, si contribuisca a conoscere ed amare ancora di più le nostre feste liturgiche e a ravvivare così la nostra fede. Lungo in vari capitoli l’autore propone una “lettura cristologica” per ogni festa ebraica, una scelta – ammette – «che non sarà esente da critiche» ma che risponde alla convinzione che «tutto l’ebraismo tende al Messia» (p. 51). Le feste passate in rassegna sono: Rosh ha-Shanà, Yom Kippur (feste della Teshuvà, ossia, della conversione), Sukkot (Festa delle Capanne), Pesah (Pasqua), Shavuot (Pentecoste) – feste di pellegrinaggio – Hannukkà e Purim. In appendice viene offerto un breve glossario di termini ebraici e una bibliografia essenziale.

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