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Chiude il convento domenicano più conosciuto al mondo

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Chiesa e convento di San Marco

Gelsomino Del Guercio - Aleteia Italia - pubblicato il 03/02/18

San Marco a Firenze (che ha ospitato uomini illustri, da Mattei al Beato Angelico, da La Pira a Savonarola) ospitava ormai solo quattro frati

Il convento di San Marco di Firenze – il convento domenicano più conosciuto al mondo – sta per chiudere.

I frati rimasti a presidiare le stanze che ospitarono uomini illustri – politici, artisti, giornalisti – del resto, sono solo quattro.

La petizione

Il capitolo della provincia romana dell’ordine interessato aveva già deliberato la chiusura nel settembre del 2013. Dopo una serie di rinvii, nel luglio del 2017, è arrivata la conferma della decisione. Le firme raccolte dai fedeli e da cittadini di tutte le estrazioni religiose e sociali tramite una petizione pubblica sono 13mila, ma potrebbero non bastare. I religiosi rimasti, infatti, sono già stati spostati a Santa Maria Novella (Firenze Post, 25 gennaio).




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La Pira e Mattei

Il convento San Marco, ebbe anche un ruolo durante l’alluvione di Firenze dal 4 novembre 1966: nelle stanze del convento si rifugiarono in tanti, tra questi anche il Sindaco santo Giorgio La Pira.

Ci dormì, la notte fra il 4 e il 5 novembre del 1966, mentre Firenze veniva devastata dall’alluvione dell’Arno, l’allora direttore de La Nazione, Enrico Mattei. Era appena arrivato sulla colonna governativa guidata dal ministro Pieraccini. Per Mattei, il convento di San Marco fu una specie di rifugio, di ricovero di fortuna, nella giornata più drammatica dalla fine della guerra.

#ScoprilaToscana
Il #museo di #SanMarco, un luogo chiave nella storia del #Rinascimento. Attraversando ambienti di grande impatto emotivo come il chiostro, l'antica biblioteca e le celle affrescate, si possono ammirare i capolavori del #BeatoAngelicopic.twitter.com/1kRAeuAC5p

— Regione Toscana (@regionetoscana) January 21, 2018

Beato Angelico e Savonarola

E proprio quella notte, con Firenze che rischiava di sparire come una mitica Atlantide, Mattei e La Pira, amici-nemici, parlarono e piansero per quel che stava capitando alla città.

In quel convento di San Marco, vissero in alcuni periodi della loro vita Beato Angelico, Girolamo Savonarola, che predicò contro la decadenza dei costumi, finendo poi impiccato ed arso in piazza della Signoria nel 1498.

L’antico complesso è stato fondato nel 1299 dai benedettini e passato ai domenicani nel 1436 e accoglie anche una biblioteca da 40.000 volumi ed opere di artisti, tra i quali lo stesso Beato Angelico e il Ghirlandaio.

Il perché dell’ “addio”

L’attuale situazione, come spiega il priore del Capitolo provinciale dei domenicani, Aldo Tarquini, «non consente l’attuazione di aspetti fondamentali della nostra vita: la condivisa progettazione apostolica, lo svolgimento di una dinamica comunitaria attraverso i capitoli e l’elezione del superiore, e comporta pesi economici non più sostenibili. Dunque è stato deciso che vi sia un’unica comunità di domenicani con sede a Santa Maria Novella» (Il Giornale, 2 febbraio).




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Nessun rischio per l’usura delle opere d’arte

In San Marco, rassicura però il priore, le attività continueranno: sia il servizio pastorale che quello della biblioteca ed anche le iniziative culturali portate finora avanti dal convento. La fruizione del patrimonio artistico del complesso, non correrà alcun rischio, considerato che è da tempo musealizzata ed autonoma rispetto agli spazi della struttura ecclesiastica.

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