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Qual è la differenza tra il Credo degli Apostoli e il Credo di Nicea?

PD

Philip Kosloski - pubblicato il 02/02/18

O, come vengono chiamati comunemente, tra il “Credo breve” e il “Credo lungo”?

Quando si va a Messa la domenica e nelle feste di precetto, dopo l’omelia i fedeli si uniscono nel recitare la professione di fede, nota anche come Credo.

L’Ordinamento Generale del Messale Romano (OGMR, n. 67) spiega l’obiettivo del Credo all’interno della Messa:

Il simbolo, o professione di fede, ha come fine che tutto il popolo riunito risponda alla parola di Dio, proclamata nella lettura della sacra Scrittura e spiegata nell’omelia; e perché, recitando la regola della fede, con una formula approvata per l’uso liturgico, torni a meditare e professi i grandi misteri della fede, prima della loro celebrazione nell’Eucaristia.

In altri termini, il Credo è un “Amen” molto più lungo a tutto ciò che è stato detto nella Liturgia della Parola e un’affermazione di quello sta per aver luogo nella Liturgia Eucaristica. È un assenso personale e collettivo che proclama a tutti i presenti che si crede nelle convinzioni fondamentali della fede cattolica.

La Chiesa, nella sua saggezza, ha scelto due Credo diversi da poter recitare durante la Messa: il Credo degli Apostoli e il Credo di Nicea. L’OGMR afferma che “ad utilità dei fedeli, in luogo del simbolo niceno-costantinopolitano, la professione di fede si può fare, specialmente nel Tempo di Quaresima e nel Tempo di Pasqua, con il simbolo detto ‘degli Apostoli’”. Spetta al sacerdote e al vescovo locale decidere quale Credo usare.

Entrambi i Credo sono antichi e hanno radici che possono essere fatte risalire alle origini della Chiesa.

Il Credo di Nicea è il “Credo niceno-costantinopolitano” ed è stato sviluppato in seguito al I Concilio di Nicea del 325, tenuto per combattere un errore teologico chiamato arianesimo (dal suo proponente principale, un sacerdote di nome Ario), che negava la vera divinità di Cristo. Venne sviluppato un Credo per affermare gli insegnamenti della Chiesa, ulteriormente raffinato nel I Concilio di Costantinopoli del 381. Estendeva Credo precedenti per essere più precisi su quello in cui credeva la Chiesa.

Prima del Credo di Nicea esistevano infatti molti altri Credo, spesso chiamati symbolon in greco. Secondo Edward Sri, un symbolon aveva grande significato nel mondo antico.

Nella Chiesa delle origini, i cristiani descrivevano il loro Credo, la loro dichiarazione di fede, come symbolon, il “sigillo” o “simbolo” della fede. Nel mondo antico, il termine greco “symbolon” descriveva in genere un oggetto come un pezzo di pergamena, un sigillo o una moneta tagliato a metà e dato a due parti. Serviva come mezzo di riconoscimento e confermava il rapporto esistente tra le parti. Quando le metà del symbolon venivano riunite, si verificava l’identità del possessore e il rapporto veniva confermato. In modo simile, il Credo serviva come mezzo per il riconoscimento cristiano. Una persona che confessava il Credo poteva essere identificata come un vero cristiano. Si era inoltre rassicurati del fatto che ciò che si professava nel Credo univa le persone nella fede che gli apostoli avevano proclamato in origine.

Il Credo degli Apostoli è nato da questa antica tradizione, e secondo una leggenda ciascuno degli apostoli ne ha scritta una parte a Pentecoste. Se gli studiosi hanno dibattuto per secoli sull’autenticità di un’affermazione di questo tipo, molti credono che una forma del Credo degli Apostoli venne redatta almeno nel II secolo sulla base di un abbozzo di età apostolica.

Entrambi i Credo dicono essenzialmente la stessa cosa, con uno che è più preciso (quello di Nicea) e l’altro che riassume la fede in modo più breve (quello degli Apostoli). L’obiettivo è il medesimo – affermare la fede e proclamare davanti a tutti quello in cui crediamo.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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