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Convalidare un matrimonio esistente: cosa significa e perché si fa?

Briancua | CC BY SA
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Il mio più grande desiderio nella vita è essere costantemente “ciglia a ciglia” con Dio

San Giovanni Paolo II in Maschio e femmina li creò dice:

La redenzione è una verità, una realtà, nel cui nome l’uomo deve sentirsi chiamato, e “chiamato con efficacia”.

E ancora:

L’uomo deve sentirsi chiamato a riscoprire, anzi, a realizzare il significato sponsale del corpo e ad esprimere in tal modo la libertà interiore del dono, cioè di quello stato e di quella forza spirituali, che derivano dal dominio della concupiscenza della carne.

Queste parole di San Giovanni Paolo II sono state per me al cuore del processo di nullità e convalida – guarigione, redenzione, purezza, dominio della concupiscenza, una comprensione più profonda del significato sponsale del corpo e della sacralità del matrimonio.

Ho scritto altrove del fatto di non poter prendere l’Eucaristia in quanto donna divorziata e risposata. Il 28 gennaio, festa di San Tommaso d’Aquino, ho celebrato il mio secondo anniversario di piena comunione con la Chiesa. Due giorni dopo, il 30 gennaio, celebro il nostro secondo anniversario di convalida.

L’aiuto della Riconciliazione

Nel periodo del processo di nullità, la Riconciliazione è stata un grande sollievo per me, anche se non potevo ricevere tutti i benefici del sacramento. La parola “Riconciliazione” deriva da vari termini latini. Il prefisso “re-” significa “ancora”, e “cilia” “ciglia”. Nella Riconciliazione torniamo a un rapporto “ciglia a ciglia” con Dio. Non riuscirò mai a scriverlo senza piangere. Il mio più grande desiderio nella vita è essere costantemente “ciglia a ciglia” con Dio, e quando ho scoperto che il mio parroco era disponibile ad ascoltare la mia confessione e a pregare con me, è diventata rapidamente una via di mortificazione del peccato e di purificazione del mio cuore e della mia anima.

Per mesi, durante il periodo di purgatorio del processo canonico di nullità, andavo lì e mi sedevo davanti al parroco. “So che lei lo sa già, ma devo ricordarle ancora una volta che non posso amministrarle il sacramento”, mi ricordava gentilmente. “Sì, padre, lo capisco. Grazie perché ascolta la mia confessione e prega con me”. E così il mio parroco mi ascoltava, mi offriva direzione spirituale e pregava con me. Anche senza assoluzione, il pieno esercizio e tutti i benefici del sacramento, Dio usava quel periodo per lavorare nel mio cuore. Come afferma il Catechismo della Chiesa Cattolica (n. 1257), “Dio ha legato la salvezza al sacramento del Battesimo, tuttavia egli non è legato ai suoi sacramenti”. “Userò misericordia con chi vorrò, e avrò pietà di chi vorrò averla”, dice Dio in Romani 9, 15.

L’abitudine che ho preso di andare a confessarmi in quel periodo pur senza entrare nella pienezza del sacramento ha allenato la mia anima ad essere più sensibile anche al minimo peccato – non con eccesso di scrupolo, ma in un modo per il quale il minimo ostacolo tra la mia anima e il mio Salvatore veniva percepito immediatamente. Questo ha portato a un desiderio di vivere sempre più conformemente a Cristo, ed è questo che mi ha aiutata – in corpo e anima – a percorrere la via della nullità.

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