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«E mi tocca il Purgatorio anche se mi confesso per bene?»

Giovanni Marcotullio - Aleteia Italia - pubblicato il 29/01/18

Proprio per questo motivo la Chiesa ha lungamente raffinato la dottrina della duplice pena, di modo che sempre Papa Sarto poteva scrivere:

Il sacramento della Penitenza conferisce la grazia santificante con la quale sono rimessi i peccati mortali e anche i veniali che si sono confessati e dei quali si ha dolore; commuta la pena eterna nella temporale, della quale pure vien rimesso più o meno secondo le disposizioni; restituisce i meriti delle buone opere fatte prima di commettere il peccato mortale; dà all’anima aiuti opportuni per non ricadere nella colpa, e ridona la pace alla coscienza.

Ivi, 690

L’offesa al valore infinito di Dio, dunque, viene riportata a una “dimensione umana” dalla bontà di Dio – comunicata per via sacramentale –, laddove di per sé sarebbe schiacciante nel suo peso sovrumano. A quel punto è proprio l’istanza della giustificazione a esigere che con quella “pena ricondizionata” noi uomini facciamo i conti. Per capire proviamo a immaginare che un nostro figlio produca un danno per lui irreparabile – diciamo che, più o meno inavvertitamente, graffi la fiancata dell’automobile con la bicicletta. Che poi venga da noi a dirci che è pentito di aver fatto una simile sciocchezza, e che noi volentieri lo perdoniamo pur sapendo che in nessun modo potrà riparare al danno. Che infine noi gli chiediamo allora di prendersi l’impegno di curare il giardino per tutta l’estate. Per educarlo alla custodia delle cose belle e delicate, ma anche per farlo crescere nella consapevolezza di essere capace di cose veramente buone.




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Fuor di metafora, una simile riparazione – anche se commensurata alla nostra intenzione e non al danno che abbiamo commesso – ci è richiesta dalla bontà e dalla giustizia di Dio. L’indulgenza plenaria va compresa in questo quadro, quindi, come una straordinaria effusione di grazia che per il mistero della comunione dei santi estingue completamente ogni pena per il peccato confessato, comunicando misticamente al penitente la santità della Chiesa già gloriosa – e non serve oggi dedicare alla questione più di questo accenno. Mi piace a tal proposito chiudere riportando un passo della bolla Lætentur cæli, del Concilio di Firenze (1439):

[…] le anime dei veri penitenti, morti nell’amore di Dio prima di aver soddisfatto con degni frutti di penitenza ciò che hanno commesso o omesso, sono purificate dopo la morte con le pene del purgatorio […].

Quanto alle anime di coloro che, dopo il battesimo, non si sono macchiati di alcuna colpa, e anche riguardo a quelle che, dopo aver commesso il peccato, sono state purificate o in questa vita o dopo la morte […], esse vengono subito accolte in cielo e vedono chiaramente Dio, uno e trino, come egli è, ma alcune in modo più perfetto di altre, a seconda della diversità dei meriti.

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anime del purgatorioconfessioneindulgenza plenariaindulgenzepurgatorio
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