Aleteia logoAleteia logoAleteia
lunedì 24 Gennaio |
Santa Marianne (Barbara) Cope di Molokai
Aleteia logo
Approfondimenti
separateurCreated with Sketch.

«E mi tocca il Purgatorio anche se mi confesso per bene?»

Giovanni Marcotullio - Aleteia Italia - pubblicato il 29/01/18

Ancora Tommaso adduce le autorità della Scrittura e di sant’Agostino per sostenere l’argomento. D’altro canto obietta, sulla scorta di Gregorio Magno, che «alcune colpe più lievi vengono rimesse dopo questa vita» (Gregorio Magno morì nel 604: ditelo a quanti ancora vanno dicendo che il Purgatorio sia un’invenzione medievale). E così risponde l’Aquinate:

Come abbiamo detto sopra, il peccato è reo di pena eterna, in quanto ripugna irreparabilmente all’ordine della giustizia divina per il fatto che contrasta allo stesso principio dell’ordine, che è il fine ultimo. È chiaro tuttavia che in alcuni peccati c’è sì un certo disordine, che però non esprime un’avversione al fine ultimo, ma solo quanto alle cose che a quel fine sono ordinate, in quanto esse vengono intese più o meno debitamente – ma è fatto salvo l’ordinamento al fine ultimo. Metti per esempio quando uno, anche se sia particolarmente soggiogato da una passione temporale, tuttavia non intenda offendere Dio mediante quella, cioè facendo in quel campo qualcosa contro i comandamenti. E quindi a siffatti peccati non si deve una pena eterna, bensì temporale.

Th., S.Th. I-II, 87, 5 res

Questo dovrebbero rileggerselo per bene quanti pensano di poter definire il peccato mortale more geometrico, a partire semplicemente dalla materia grave (ovviamente definita tale dai manuali), dalla piena avvertenza e dal deliberato consenso. Come a dire: se sai che una cosa è peccato (e un peccato grave) e tuttavia la fai, evidentemente stai commettendo un peccato mortale. Tommaso non sembra affatto di questa opinione, a quanto si legge nella Summa: egli sapeva bene (ché non era pelagiano, l’Angelico!) come gli uomini possano «volere il bene che vedono e commettere il male che non vogliono» (cf. Rom 7, 19). Dunque il peccato diventa più o meno irremissibile, e dunque reo di pena più o meno temporale, a seconda di quanto voglia offendere Dio. Su questo punto devono parimenti fare attenzione quanti tendono al lassismo: la coscienza si ottunde precisamente nell’esercizio dei vizi, e ciò comporta che l’intenzione di offendere Dio – in linea di principio inaudita, per una retta ragione – diventa tanto meno remota e impraticabile quanto più cresce il vizio. Insomma, in breve: ai peccati veramente mortali non è facile arrivare, ma ci si piomba inavvertitamente quando si va di peccato (anche veniale) in peccato (anche veniale) – è proprio vero che «la strada dell’inferno è lastricata di buone intenzioni».

Il Catechismus ad parochos, frutto del Concilio di Trento, individua efficacemente la differenza tra i due stati – cioè quello di chi pecca per debolezza e quello di chi pecca per vizio («Peccatori sì – dice spesso Papa Francesco –: corrotti no»):

Altra categoria è di quelli che, oppressi da mortali peccati, si sforzano, tuttavia, con quella fede che si dice morta, di innalzarsi e salire a Dio; ma per le forze stremate e la gran debolezza della fede, non possono risollevarsi da terra. Tuttavia, riconoscendo i loro peccati e tormentati da rimorso e dolore per averli commessi, umilmente e dimessamente, facendo penitenza, dall’abisso della loro abiezione implorano da Dio perdono delle colpe e pace. La preghiera di costoro non è rigettata da Dio, ma ascoltata e accolta, perché Dio misericordioso invita tali uomini con la massima liberalità: «Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi – egli dice – e io vi ristorerò» (Mt 11,28).

[…]

Ultima categoria è quella di coloro che non solo non si pentono dei loro delitti e delle loro colpe, ma accumulano colpa su colpa; eppure non si vergognano di chiedere spesso a Dio perdono dei peccati nei quali vogliono perseverare. Quelli che si trovano in tale condizione non dovrebbero chiedere neppure agli uomini di essere perdonati. La loro orazione non è ascoltata da Dio, come sta scritto di Antioco: «Pregava, questo malvagio, il Signore da cui non avrebbe ottenuto misericordia» (2 Mac 9,13). Perciò bisogna esortare grandemente chi si trova in questa misera condizione a rivolgersi veramente e sinceramente a Dio, deponendo la volontà di peccare.

Catechismus ad Parochos 362

Come si vede (lo stesso CaP afferma al punto 249 che «la perfetta contrizione è un atto di carità», di cui tuttavia sono reputati capaci quanti commettono “mortali peccati”), l’uso del sintagma “peccato mortale” è tutt’altro che univoco, nei testi del Magistero e della Tradizione. In tal senso trovo molto efficace la sintesi che il Catechismo Maggiore (di san Pio X) fa dell’azione peccato mortale:

Qualunque peccato mortale estingue la virtù teologale della carità.

E quest’ultima si riacquista solo

[…] facendo atti di amor di Dio, pentendosi e confessandosi come si deve.

Catechismo Maggiore 909-910

E m’incanta sempre, del resto, come san Pio X non abbia insegnato che il peccato mortale estingua la virtù teologale della fede: la sua luce, infatti, può essere persa solo

col negare o dubitare volontariamente anche di un solo articolo propostoci a credere.

Ivi, 867

Si può davvero, in un certo senso, «peccare fortemente e credere ancora più fortemente» – lo disse Lutero ma il Concilio di Trento non lo negò, non in toto – purché non si pretenda con ciò di negare che Dio voglia e intenda renderci veramente giusti, e non solo dichiararci tali (uno degli errori di Lutero).

  • 1
  • 2
  • 3
Tags:
anime del purgatorioconfessioneindulgenza plenariaindulgenzepurgatorio
Sostieni Aleteia

Se state leggendo questo articolo, è grazie alla vostra generosità e a quella di molte altre persone come voi che rendono possibile il progetto evangelizzatore di Aleteia. Ecco qualche dato:

  • 20 milioni di utenti in tutto il mondo leggono Aleteia.org ogni mese.
  • Aleteia viene pubblicato quotidianamente in sette lingue: italiano, inglese, francese, spagnolo, portoghese, polacco e sloveno.
  • Ogni mese, i nostri lettori visionano più di 50 milioni di pagine.
  • Quasi 4 milioni di persone seguono le pagine di Aleteia sui social media.
  • Ogni mese pubblichiamo 2.450 articoli e circa 40 video.
  • Tutto questo lavoro è svolto da 60 persone che lavorano full-time e da altri circa 400 collaboratori (autori, giornalisti, traduttori, fotografi...).

Come potete immaginare, dietro questi numeri c'è un grande sforzo. Abbiamo bisogno del vostro sostegno per poter continuare a offrire questo servizio di evangelizzazione a tutti, ovunque vivano e indipendentemente da quello che possono permettersi di pagare.

Sostenete Aleteia anche solo con un dollaro – ci vuole un minuto. Grazie!

Preghiera del giorno
Oggi festeggiamo anche...





Top 10
Vedi di più
Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni