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“Il rifiuto dei poveri deriva più dalla paura che dalla crudeltà”

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Aumenta l’uso del termine “aporofobia”

Ci costa “cambiare occhiali”

Come società ci costa farci carico delle persone che le strutture economiche e sociali hanno espulso, e ci costa enormemente “cambiare gli occhiali” (in base all’idea “vali quanto hai”) per indossarne alcuni che ci permettano di vedere la ricchezza di ogni persona, la sua dignità e il suo valore al di là del livello di vita.

L’aporofobia ci interpella. Non possiamo smettere di lottare contro questo maltrattamento nei confronti di chi ha meno perché è vittima di questo sistema che lo ha condannato non solo alla povertà economica, ma anche al rifiuto e all’esclusione sociale.

Il termine “aporofobia” mi sembra molto idoneo per indicare ciò che accade in molte società.

Credo che nel caso europeo negli ultimi decenni, con una crescita economica sostenuta e uno sviluppo economico-sociale importante, si sia sedimentata l’idea di vivere in società piuttosto egualitarie con una classe media potente che aveva possibilità di avanzamento sociale ed economico sulla base dello sforzo, dello studio e di grandi possibilità offerte dal “progresso” economico. Negli ultimi anni, soprattutto a partire dalla crisi, la questione è diventata sempre più evidente.

Attenzione: potremmo tornare ad essere poveri

Soprattutto per i giovani, il futuro non sembra così sicuro. L’incertezza si è impadronita di noi, e forse la società si è svegliata da un certo letargo di benessere, in cui era passata di moda la lotta di classe o l’idea che potremmo tornare ad “essere poveri”.

In molti momenti della sua storia, l’Europa ha attraversato grandi difficoltà: guerre, malattie, ricostruzioni… Negli ultimi anni, però, tutto questo sembrava lontano, improbabile come scenario del futuro.

Dall’altro lato si è iniziato a parlare, sempre con maggiore enfasi negli ultimi anni, della crescente disuguaglianza economica e sociale. Società più egualitarie (come quelle europee) iniziano a disegnare mappe più complesse della povertà, della distribuzione diseguale della ricchezza, di accesso all’impiego o a servizi di base in modo differenziato…

Questo ha generato gap non solo economici, ma anche e soprattutto sociali. Spesso pensiamo che le disuguaglianze si riferiscano solo alle entrate, ma il concetto è molto più complesso, perché si incrocia con altri elementi come il genere, l’origine, la razza…, che acuiscono la differenza tra persone e gruppi.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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