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San Giovanni Paolo II
Amoris Laetitia

«Ma quindi come faccio a fare la comunione da divorziata risposata?»

COMMUNION

Wideonet | Shutterstock

Giovanni Marcotullio - Aleteia Italia - pubblicato il 25/01/18

La franca e impegnativa domanda di una lettrice ci porta a una delicata riflessione su Amoris Lætitia e sul documento dei Vescovi argentini che Papa Francesco ha ormai autenticato a mezzo della pubblicazione negli Acta Apostolicæ Sedis. Vediamo dunque di capire cosa il documento non dice… e anche cosa dice.

Il dibattito su Amoris lætitia è così dominato da contrapposte polarizzazioni che non di rado anche quanti si pongono davanti alla nuda lettera dei documenti magisteriali con buona disposizione d’animo e retta coscienza faticano a raccapezzarsi. Così ci è capitato di ricevere in redazione – grazie di cuore, grazie sempre per le vostre preziose interazioni! – la lettera di una lettrice che scriveva, fra l’altro:

Mi piacerebbe approfondire il tema della Comunione ai divorziati alla luce di ciò che papa Francesco ha scritto nel capitolo VIII di Amoris lætitia. Se ho ben capito si procede da caso a caso considerando le responsabilità del divorzio cosicché ad esempio una donna con figli lasciata dal marito e che abbia poi contratto una nuova unione non sia in peccato mortale ma veniale in quanto non ne ha responsabilità e colpe e quindi poter avere la Santissima Eucarestia.

La domanda posta è in sé così apparentemente semplice che l’interlocutore si sente portato a cercare una risposta altrettanto lineare. Chissà quanti sacerdoti, in queste settimane e in questi mesi, si sentono fare domande analoghe… Il fatto è che la domanda non è tanto semplice quanto semplicistica, e non si potrebbe rispondere con semplicità a una siffatta domanda senza prima correggerla, nel testo e nel sottotesto.

Pars destruens

Prima di tutto bisogna capire cosa non s’intende con l’espressione “da caso a caso”. Non s’intende, per essere chiari, abolire una casuistica per approvarne un’altra. Non s’intende “fino a ieri questa situazione era irregolare, adesso va bene”. Questo sarebbe semplicemente – per così dire – espiantare un semaforo da un crocevia per impiantarcene un altro (e fuor di metafora il bene e il male non sono certo convenzionali e intercambiabili come un semaforo). Questo non è quanto il Papa ha inteso fare con Amoris lætitia. Se vogliamo restare nella metafora della segnaletica stradale verticale, il Papa non ha sradicato alcun semaforo, ma ha invitato tutti a tenere ben presente la ratio legis che ha voluto e posto il suddetto semaforo, oltre al fatto che nessun semaforo può tenere conto della complessità della vita stradale: può passare un’ambulanza, una volante della polizia, un tipo con il fazzoletto al finestrino e una donna in macchina che sta partorendo… Tutti costoro passerebbero col rosso, non sempre avendo la lettera del codice dalla loro parte, ma il contesto sociale (che ha stabilito il Codice e per il quale il codice esiste) ammette agevolmente che passino: può accadere, sulla strada vera, molto più di quanto il Codice della Strada espressamente preveda (il tutto escludendo i casi estremi del matto e dell’attentatore, che ci porterebbero troppo lontano).




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Insomma, parafrasando il Vangelo, il semaforo è fatto per la strada e non la strada per il semaforo – e proprio per questo, ed entro tali limiti, il semaforo è utilissimo e prezioso. È davvero incredibile che taluni si mostrino così inflessibili con la debolezza degli uomini in cammino e così morbidi con la cieca ricorsività degli uomini viziosi. A pensarci bene capisco meglio perché Osea, citato da Gesù, accosti in parallelo la misericordia alla conoscenza di Dio:

Andate dunque e imparate cosa significhi:
«Misericordia io voglio, e non sacrificio.
[La conoscenza di Dio più degli olocausti]»

Mt 9, 13 [cf. Os 6, 6]

Veramente «chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore» (1 Gv 4, 8), e quindi giustamente, invece, «a chi molto ama viene perdonato molto» (cf. Lc 7, 47). Ed ecco infine spiegato perché i malvagi che si credono buoni, quand’anche andassero a messa tutti i giorni, non possono che essere invidiosi di Dio (cf. Mt 20, 15) – il quale solo è buono (cf. Mc 10, 18; Lc 18, 19).

Ora, dopo questa tirata che i detrattori volentieri tacceranno di “misericordismo” ci si aspetterà che io finalmente enunci i casi in cui è possibile, per le persone in situazioni già brevemente dette “irregolari”, accedere ai sacramenti. Mi dispiace, non si può: è questo il punto. Proprio questo non vuole, Papa Francesco, ed è forse la cosa più chiara in un contesto dilaniato da narrazioni violentemente contrapposte: la signora sbaglia nel porre la domanda proprio perché anche lei viene a proporre un caso.

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