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5 morti in 3 mesi, ecco l'inferno dell'industria del porno

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Silvia Lucchetti - Aleteia Italia - pubblicato il 25/01/18

Avevano tutte tra i 20 e i 35 anni. Depressione, abuso di droghe e farmaci, solitudine, disturbi mentali.

Un’altra morte nel mondo del cinema porno americano, OliviaLua conosciuta come Oliva Voltaire (23 anni) è deceduta giovedì scorso nel centro di riabilitazione di West Hollywood dove era ricoverata. La quinta pornostar morta nel giro di tre mesi che secondo le indagini si sarebbe uccisa con un cocktail di farmaci e alcolici. La notizia è stata diffusa dalla sua agenzia LA Direct Models, la stessa dell’altra attrice porno Olivia Nova (nome d’arte di Alexis Rose Forte) di soli 20 anni, morta lo scorso 7 gennaio. Il corpo della giovane è stato trovato senza vita in un appartamento di Las Vegas, era stata colpita da una banale infezione alle vie urinarie che curata male aveva attaccato un rene ed era diventata un’infezione generalizzata, sepsi. Non è escluso che si sia trattato di overdose dovuta all’assunzione di medicinali, anche se per il responso definitivo bisognerà aspettare diverse settimane. Naturalmente non sono le sole ad essere morte in circostanze non chiare, solo le ultime in ordine di tempo.

Prima di lei altre tre donne: Yurizan Beltran, 31 anni, famosa come sosia di Kourtney Kardashian, la diva dei reality, è morta per overdose di farmaci nella sua casa di Bellflower, California. August Ames, 23 anni si è impiccata a un albero in un parco non lontano da casa sua a Camarillo, California. Shyla Stylez, 35 anni di cui sono ancora sconosciute le cause del decesso, a novembre è stata trovata morta dalla madre nel suo letto, ma la famiglia non ha diffuso i risultati degli esami tossicologici (Corriere.it).

I consumatori

Negli ultimi anni si è cominciato a parlare degli effetti negativi gravissimi che colpiscono i consumatori di materiale pornografico, soprattutto i più giovani: calo del desiderio sessuale, ansia da prestazione, insoddisfazione nella vita intima di coppia, impotenza, dipendenza (simile a quella di fa uso di alcol o droghe), infelicità, frustrazione, insicurezza ed incapacità di relazionarsi davvero con l’altro.




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Per molti la crescita del consumo di pornografia non rappresenta un problema e neppure un’emergenza da affrontare, ma anzi è segno di libertà, di piacere assoluto, mentre per altri è una schiavitù moderna terribile che crea danni gravissimi soprattutto negli adolescenti.

Questo riguarda i consumatori, ma gli attori? Chi interpreta le pellicole hard? Quali disagi vive? Che rischi corre? 

Gli attori

Leggendo le interviste e le testimonianze sul web si scoprono storie tristi, fatte di droga, dipendenze, prostituzione, depressione, solitudine, disturbi mentali. E ora con l’uso dei social anche di continui attacchi, insulti, minacce da parte di followers ed haters, come nel caso di August Ames, vero nome Mercedes Grabowski, che nel 2015 era stata nominata come Best New Starlet per gli Adult Video News Awards, i premi Oscar del porno.

August Ames accusata di omofobia

La pornoattrice per aver dichiarato in un tweet di non voler girare una scena con un attore proveniente dalle pellicole omosessuali – per i controlli medici diversi richiesti agli attori di film gay rispetto a quelli di scene etero (Huffpost) – è stata ferocemente attaccata sul web, anche da parte di colleghi, e accusata di omofobia.

Accuse a cui August ha risposto nei giorni successivi:

“Non sono omofoba. Tante ragazze decidono di non girare scene con ragazzi provenienti dalle pellicole gay, per sicurezza. E lo penso anche io. Non voglio mettere a rischio il mio corpo, non so cosa facciano nella loro vita privata” (Huffpost).

E poi:

“Non mi devo scusare di nulla. E poi scusarmi di cosa, di prendere degli accorgimenti per la mia sicurezza? Non c’era alcuna malizia nelle mie frasi, mi attaccate per niente. Io amo la comunità gay. Io scelgo le persone con cui lavorare” (Huffpost).

Tutto ciò ha aggravato la depressione di cui soffriva da tempo e l’ha portata, secondo le dichiarazione dei familiari e degli amici, ad impiccarsi il 5 dicembre scorso.

La Free Speech Coalition, associazione nazionale di categoria per l’industria del porno, afferma che tutte le società che producono film “etero” devono obbligare gli attori a farsi controllare regolarmente. Chi lavora nel campo etero si deve sottoporre ai test ogni 14 giorni. Alcune aziende permettono agli attori di scegliere (scena per scena) se preferiscono usare il preservativo o meno, per altre è obbligatorio. Chi gira porno omosessuale, invece, non ha l’obbligo del test ma solo quello del preservativo (Rollingstone.it). Perché questa differenza? Dov’è la tutela? 

Un mercato spietato: ricatti e soprusi

Dalle testimonianze che girano nella rete emerge un mercato spietato, fatto di ricatti e soprusi. Spesso infatti le pornostar provengono dal giro della prostituzione e sperano di affrancarsene divenendo attrici hard. Passano quindi da una forma di sfruttamento all’altra, magari con la speranza di riuscire dopo un periodo a sfondare nel mondo del cinema.

Molte scoprono soltanto sui set che i copioni prevedono scene che non erano state concordate e si sentono “costrette” a procedere per non perdere il lavoro, il guadagno, per non essere tagliate fuori e rimpiazzate o perché minacciate dagli stessi registi o produttori. Inoltre bisogna pensare che per riuscire a girare scene di estrema violenza fisica e psicologica gli attori utilizzano droga, farmaci, alcol e quindi si ritrovano a lavorare in condizioni di mancata lucidità e di estrema vulnerabilità, senza alcuna tutela.

Come si può pensare che questo sia un lavoro come un altro? Che la pornografia sia vessillo di libertà e piacere?

Rocco Siffredi: il porno è diventato sempre più estremo

Perfino il porno attore italiano più famoso Rocco Siffredi ha dichiarato a Nino Materi per il Giornale che questo mestiere non è come tutti gli altri. Il pornodivo si è detto preoccupato per questi episodi riferendosi all’escalation di suicidi degli ultimi mesi, e ha affermato che a suo parere la situazione non potrà che peggiorare.

«È una cosa tristissima. Che mi preoccupa. E sarà sempre peggio. (…) Nella maggior parte dei casi le ragazze che si avvicinano ai casting non sono attrezzate per affrontare questo mestiere. (…) Sono giovanissime. Fragili mentalmente. A volte perfino minorenni. Credono che sia un lavoro come gli altri. Ma non è così. (…) Nell’ epoca del web, la gogna dei social può psicologicamente distruggere. E spingere a toglierti la vita. (…) C’è la droga. Quando sei depresso, cominci con la cocaina. Ed è la fine. (…) Il porno ai miei tempi era più soft. Ci sentivamo in un certo senso dei pionieri. Ambivamo a diventare veri attori, anche se di un genere particolare. (…) il porno è diventato sempre più estremo. E a chi lo interpreta davanti a una telecamera sono richieste capacità alla portata di pochi» (Dagospia).




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Le morti degli ultimi mesi stanno piano piano portando alla luce la parte nascosta del cinema pornografico americano, per ora le agenzie si sono limitate a commenti generici “tutto questo è incredibile”, “siamo davvero afflitti”, hanno dichiarato nei comunicati, per tutelarsi e non compromettere immagine e guadagni.

Ciò che ci auguriamo è che tutto questo porti ad una profonda riflessione, che riesca a risvegliare le coscienze di chi vede nelle pellicole erotiche uno svago, un divertimento innocuo, di chi ritiene gli attori e le attrici porno dei super eroi, dei personaggi di successo, estrosi, appagati e anticonformisti senza pensare che dietro quei corpi, quei pezzi di carne ci sono delle persone spesso sole, fragili, malate, devastate nella loro essenza più intima e profonda, che vivono un’esistenza fatta di disagio e dipendenze, schiavi di un ingranaggio che spesso non riescono ad abbandonare, e a causa del quale alcuni arrivano a togliersi la vita.

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