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Un peccato mortale, sette anni di Purgatorio

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Per ogni peccato mortale perdonato un'anima dovrebbe passare in media sette anni in Purgatorio. Questa e altre rivelazioni ricevute da due mistiche della Chiesa cattolica

Avanzando un po’ vide una grande folla di anime ferite e schiacciate sotto una pressa, e capì che erano le anime che si erano attaccate in vita all’impazienza e alla disobbedienza. Contemplandole, gli sguardi, i sospiri e tutto l’atteggiamento della santa esprimevano compassione e terrore.

Il carcere delle anime che si erano macchiate di impurità era così sporco e pestilenziale che la visione diede la nausea alla santa.

Un attimo dopo la sua agitazione aumentò, e la santa gridò. Ora aveva davanti il carcere dei bugiardi. Dopo averlo guardato attentamente gridò forte: “I bugiardi sono confinati in un luogo vicino all’Inferno, e le loro sofferenze sono eccessivamente forti. Nella loro bocca viene versato del piombo fuso; li vedo ardere, e allo stesso tempo tremare di freddo”.

Andò allora alla prigione di quelle anime che avevano peccato per debolezza, e sentì se stessa dire: “Ah! Avevo pensato che vi avrei trovati tra coloro che avevano peccato per ignoranza, ma mi sono sbagliata; bruciate con un fuoco più intenso.”

In seguito vide anime che si erano attaccate troppo ai beni di questo mondo e avevano peccato di avarizia. “Che cecità”, disse, “aver cercato tanto ardentemente una fortuna che perisce! Coloro che non hanno potuto essere saziati a sufficienza dalle ricchezze qui vengono divorati con tormento. Si fondono come metallo nella fornace ardente”.

Da lì passò al luogo in cui le anime si erano macchiate di impurità. Le vide in un carcere così sporco e pestilenziale che la visione le diede la nausea, e voltò immediatamente le spalle a quello spettacolo ripugnante. Vedendo gli ambiziosi e gli orgogliosi disse: “Vedi quelli che hanno voluto brillare davanti agli uomini! Ora sono condannati a vivere in questa oscurità spaventosa”.

Le vennero poi mostrate le anime che si erano rese colpevoli di ingratitudine nei confronti di Dio. Erano vittime di tormenti indescrivibili e affogate, per così dire, in un lago di piombo fuso per aver fatto seccare, con la loro ingratitudine, la fonte della pietà.

Nell’ultimo carcere, infine, le vennero mostrate le anime che non si erano date ad alcun vizio in particolare, ma che per mancanza di dovuta vigilanza su se stesse avevano commesso ogni tipo di mancanza triviale. La santa notò che queste anime prendevano parte ai castighi di tutti i vizi in grado moderato, perché le mancanze che avevano commesso solo di tanto in tanto le rendevano meno colpevoli di quelle che le avevano commesse abitualmente.

Dopo quell’ultima sosta la santa lasciò il giardino, implorando Dio di non renderla mai più testimone di uno spettacolo tanto desolante, sentendo che non avrebbe avuto la forza di sopportarlo.

La sua estasi continuò e conversando con Gesù disse: “Dimmi, Signore, qual era il tuo disegno nel mostrarmi quelle terribili prigioni, delle quali sapevo così poco e che ora comprendo ancora meno? Ah, ora capisco: hai voluto farmi conoscere la tua infinita santità e farmi detestare sempre più la minima macchia di peccato, così abominevole ai tuoi occhi”.

Riferimenti:
Tratto e lievemente adattato dall’opera Purgatory: Explained by the Lives and Legends of the Saints (c. VI), Londra: Burns & Oates, 1893, pp. 11-16.

Note:
1. Vale la pena di ricordare ciò che insegna il Catechismo della Chiesa Cattolica riguardo a rivelazioni come queste: “Lungo i secoli ci sono state delle rivelazioni chiamate « private », alcune delle quali sono state riconosciute dall’autorità della Chiesa. Esse non appartengono tuttavia al deposito della fede. Il loro ruolo non è quello di « migliorare » o di « completare » la Rivelazione definitiva di Cristo, ma di aiutare a viverla più pienamente in una determinata epoca storica. Guidato dal Magistero della Chiesa, il senso dei fedeli sa discernere e accogliere ciò che in queste rivelazioni costituisce un appello autentico di Cristo o dei suoi santi alla Chiesa” (n. 67)
2. È importante dire che il titolo di questo approfondimento si riferisce ai peccati mortali debitamente confessati, dei quali l’anima, prima di morire, si è effettivamente pentita. In caso contrario, la pena non è il Purgatorio ma l’Inferno.
3. “La pena della perdita consiste nell’essere privati per un certo tempo della visione di Dio, che è il Bene supremo, il fine beatifico per il quale sono state create le nostre anime, come i nostri occhi sono per la luce. È un desiderio ardente (moral thirst, ‘sete morale’) che tormenta l’anima” (“Purgatory…”, p. 24)

[Traduzione dal portoghese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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