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Un peccato mortale, sette anni di Purgatorio

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Per ogni peccato mortale perdonato un'anima dovrebbe passare in media sette anni in Purgatorio. Questa e altre rivelazioni ricevute da due mistiche della Chiesa cattolica

Lì c’erano tre parti diverse: una che ricordava un’immensa cella di ghiaccio, il cui freddo era indescrivibilmente intenso; la seconda, al contrario, era come un grande calderone d’olio e pasta bollente; il terzo aveva l’apparenza di un lago di metallo liquido, simile a oro o argento fusi.

L’alto Purgatorio, che la santa non descrive, è la dimora temporanea delle anime che soffrono di meno – ad eccezione della pena della perdita [3] – e che sono molto vicine al momento felice della loro liberazione.

Questa è in sostanza la visione di Santa Francesca Romana relativa al Purgatorio.

Quello che segue ora è quanto detto da Santa Maria Maddalena de’ Pazzi, una carmelitana di Firenze, come riferito nella sua biografia, scritta da parte Cesare. La sua rivelazione offre una visione più completa del Purgatorio.

Santa Maria maddalena de' Pazzi in un dipinto di Pedro de Moya

Qualche tempo prima di morire nel 1607, Maria Maddalena de’ Pazzi si trovava una sera con varie altre religiose nel giardino del convento quando venne rapita in estasi e vide il Purgatorio aperto davanti a lei. Allo stesso tempo, come rese noto in seguito, una voce la invitò a visitare tutte le prigioni della Giustizia divina e a vedere come fossero davvero degne di compassione tutte le anime che si trovavano in quel luogo.

In quel momento si sentì rispondere: “Sì, andrò”, acconsentendo a intraprendere quel viaggio doloroso. Camminò due ore intorno al giardino, che era molto grande, facendo di tanto in tanto delle pause. Ogni volta che si fermava contemplava attentamente le sofferenze che le venivano mostrate. Venne vista allora stringere con forza le mani e chiedere compassione. Il suo volto divenne pallido e si piegò sotto il peso della sofferenza di fronte al terribile spettacolo che aveva davanti.

La santa iniziò a dire ad alta voce: “Misericordia, mio Signore, misericordia! Scendi, Sangue Prezioso, e libera queste anime dalla loro prigione. Povere anime! Soffrite così crudelmente e al contempo siete felici e allegre. Le carceri dei martiri, paragonate a queste, erano giardini di svago. Nonostante questo, ne esistono di più profonde. Quanto sarebbe felice la mia sorte se non fossi costretta a scendere in questi luoghi!”

Scese perché venne costretta a proseguire il suo cammino. Dopo aver fatto qualche passo, però, si fermò terrorizzata, e sospirando gridò: “Cosa? Perfino i religiosi in questa dimora buia! Buon Dio, come sono tormentati! Ah, Signore!” La santa non spiegò la natura delle sofferenze che aveva davanti agli occhi, ma l’orrore che manifestava contemplandole faceva sì che sospirasse a ogni passo che faceva.

Da lì passò a luoghi meno oscuri. Erano le prigioni delle anime semplici e dei bambini, in cui l’ignoranza e la mancanza di ragione hanno provocato molte mancanze. I loro tormenti sembravano alla santa molto più sopportabili di quelli delle altre persone. Lì non c’era nulla se non ghiaccio e fuoco. Notò che quelle anime avevano con sé il proprio angelo custode, che le fortificavano enormemente con la sua presenza, ma vide anche demoni le cui sembianze spaventose facevano aumentare le loro sofferenze.

Affrettando un po’ il passo vide anime ancora più sfortunate, e sentì se stessa gridare: “Oh, quando è orribile questo luogo! È pieno di demoni orrendi e tormenti incredibili! Chi sono, mio Signore, le vittime di queste crudeli torture? Vengono perforate con spade affilate, vengono fatte a pezzi”. Le venne allora rivelato che erano le anime la cui condotta era stata contaminata dall’ipocrisia.

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