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Che tipo di terreno sei?

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don Luigi Maria Epicoco - pubblicato il 24/01/18

"Credere è lasciare spazio a un seme che non ci diamo da soli" (don Luigi Maria Epicoco)

In quel tempo, Gesù cominciò di nuovo a insegnare lungo il mare. Si riunì attorno a lui una folla enorme, tanto che egli, salito su una barca, si mise a sedere stando in mare, mentre tutta la folla era a terra lungo la riva.
Insegnava loro molte cose con parabole e diceva loro nel suo insegnamento: «Ascoltate. Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; e subito germogliò perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde tra i rovi, e i rovi crebbero, la soffocarono e non diede frutto. Altre parti caddero sul terreno buono e diedero frutto: spuntarono, crebbero e resero il trenta, il sessanta, il cento per uno». E diceva: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!».
Quando poi furono da soli, quelli che erano intorno a lui insieme ai Dodici lo interrogavano sulle parabole. Ed egli diceva loro: «A voi è stato dato il mistero del regno di Dio; per quelli che sono fuori invece tutto avviene in parabole, affinché guardino, sì, ma non vedano, ascoltino, sì, ma non comprendano, perché non si convertano e venga loro perdonato».
E disse loro: «Non capite questa parabola, e come potrete comprendere tutte le parabole? Il seminatore semina la Parola. Quelli lungo la strada sono coloro nei quali viene seminata la Parola, ma, quando l’ascoltano, subito viene Satana e porta via la Parola seminata in loro. Quelli seminati sul terreno sassoso sono coloro che, quando ascoltano la Parola, subito l’accolgono con gioia, ma non hanno radice in se stessi, sono incostanti e quindi, al sopraggiungere di qualche tribolazione o persecuzione a causa della Parola, subito vengono meno. Altri sono quelli seminati tra i rovi: questi sono coloro che hanno ascoltato la Parola, ma sopraggiungono le preoccupazioni del mondo e la seduzione della ricchezza e tutte le altre passioni, soffocano la Parola e questa rimane senza frutto. Altri ancora sono quelli seminati sul terreno buono: sono coloro che ascoltano la Parola, l’accolgono e portano frutto: il trenta, il sessanta, il cento per uno». (Marco 4, 1-20)

La bellezza di questo Vangelo sta in una sua caratteristica quasi unica: Gesù non solo racconta una parabola ma ne fornisce esso stesso la spiegazione, donandoci già l’interpretazione migliore del suo racconto. Ciascuno di noi dovrebbe domandarsi che tipo di terreno è. Se è un superficiale, uno che come una strada non permette che si trattenga nulla che possa diventare radice, e si fa rubare quasi subito ciò che di buono il Signore semina. Se è un terreno sassoso, facile agli entusiasmi ma con la medesima velocità facile ad abbandonare tutto per colpa dell’incostanza o della paura. Se è un terreno spinoso, dove i troppi ragionamenti, preoccupazioni, ansie e ricerca di sicurezze soffocano alla fine il seme. Oppure è un terreno buono dove il seme fruttifica a seconda della nostra stessa capacità, il trenta, il sessanta, il cento per uno. Paragonare la nostra vita a paesaggi geografici diversi significa però lasciare sempre aperta la speranza. Perché se ci si accorge che il problema è la superficialità possiamo trovare il modo di essere più profondi. Se il problema sono i facili entusiasmi possiamo imparare a usare più la volontà e l’intelligenza che le facili emozioni. Se il problema sono gli eccessivi ragionamenti e preoccupazioni, possiamo imparare a non entrare in paranoia e ad essere più ironici con noi stessi. In definitiva Gesù ci vuole dire di riflettere per comprendere come possiamo cambiare e non per condannarci ad essere per sempre la stessa geografia fallimentare. Credere è lasciare spazio a un seme che non ci diamo da soli.È diventare accoglienti a una vita che ci viene seminata dentro. È lavorare per creare le condizioni migliori possibili per difendere questa vita donata in noi. Credere è avere la stessa passione, dedizione e pazienza del buon agricoltore che sa sudare su di un campo, ma sa anche bene che quel sudore porterà frutto. Credere è ricordarsi dell’estate quando si è in pieno inverno. È vedere il pane quando si ha in mano solo una manciata di grano da seminare.

#dalvangelodioggi

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