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6 dritte per affrontare un esame di ingresso all’università ed essere uno studente come Dio vuole

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Catholic Link - pubblicato il 23/01/18

di Sebastian Campos

Sottoporsi a una valutazione di qualsiasi tipo è sempre una cosa stressante, sia che si salga su una bilancia per verificare il proprio peso che si porti l’automobile alla revisione o si debba sostenere un esame accademico. I momenti precedenti alla valutazione influiscono sempre, e i risultati riflettono tutto quello che è accaduto prima.

Se non si è stati studenti responsabili è poco probabile che si ottengano buoni risultati. Come direbbe Sant’Agostino, “Dio che ti ha creato senza di te non ti salverà senza di te”, ovvero bisogna far sì che il nostro cammino di fede e di vita spirituale non si limiti solo alla nostra pietà personale e alle nostre richieste, perché solo pregando non si riuscirà ad andare bene agli esami. Detto in altri termini, per Dio non ci sono cose impossibili, ma se non ci siamo sforzati e non abbiamo fatto ciò che ci spetta è difficile che si verifichi il miracolo. Se c’è tempo per recuperare si può fare qualcosa per riuscire bene nell’esame, altrimenti non ci resta che sperare che i capricci probabilistici collegati alla sorte ci aiutino a far sì che le nostre mancanze passino inosservate.


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Nel caso degli esami e delle prove di ammissione all’università, non si tratta solo di passare o meno, perché il risultato dei test influisce a livello vocazionale, lavorativo ed economico, nel caso in cui si cerchino finanziamenti o borse di studio. Per questo, vorremmo proporvi qualche considerazione prima di affrontare questo tipo di valutazioni tanto importanti:

1. Umano e divino da studiare

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C’è il fattore spirituale di mezzo. La vocazione, il proposito di vita, i doni e i talenti che Dio ci ha dato… Durante un esame accademico si esprimono tutte queste cose, che mettiamo nelle mani di Dio mentre ci affidiamo alla preghiera di fratelli e amici. Offriamo tutto a Dio perché sappiamo che queste cose vengono da Lui e le nostre aspettative su “cosa sarà della nostra vita” sono nelle sue mani.




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Conta però anche il fattore umano: si deve organizzare il proprio tempo, pianificare la preparazione in modo responsabile, essere consapevoli di debolezze e difficoltà accademiche e chiedere aiuto quando è necessario. Molte cose sono nelle nostre mani, e anche se Dio ci offre sempre il suo aiuto e la sua benedizione, non farà quello che spetta a noi. Con umiltà, responsabilità e sforzo bisogna quindi fare la propria parte e prepararsi come meglio permettono le proprie risorse e possibilità.

2. Studiare a volte è un peso, offritelo

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“Hai un cavallo di battaglia che si chiama studio: ti proponi mille volte di approfittare del tempo, e tuttavia qualsiasi cosa ti distrae. A volte ti stanchi di te stesso, per la scarsa volontà che dimostri, anche se ogni giorno ricominci. Hai provato a offrire il tuo studio per intenzioni apostoliche concrete?” (San Josemaría Escrivá de Balaguer, Surco, 523).

Le distrazioni che ci offre la vita moderna e le ricompense rapide e piacevoli delle reti sociali sono un fattore di distrazione dal quale è difficile staccarsi. Offrite il vostro tempo di studio come chi offre un pellegrinaggio o un digiuno. Trasformate quel tempo in un luogo spirituale, soprattutto se vi risulta difficile concentrarvi e perseverare.

3. Come in ogni cosa, riconoscete i vostri limiti e chiedete aiuto quando serve

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Può essere che si cada nella spiritualità dei ragazzi “L’Oreal” e ci si dica continuamente “Perché io valgo”, come cercando di far sì che il mondo giri intorno a noi, e se qualcosa non funziona allora è colpa degli altri. Se ci va male è colpa dei professori, dei nostri genitori, della mancanza di opportunità, ma come direbbe Luis Miguel “Non incolpare la notte, non incolpare la spiaggia, non incolpare la pioggia…” Forse non abbiamo riconosciuto che abbiamo bisogno di aiuto?

Riconoscersi fragili e bisognosi è pane quotidiano nella nostra vita spirituale, ma quello che apparentemente non è tanto comune è chiedere aiuto dopo aver preso coscienza dei propri limiti. Per questo, chiedete apertamente aiuto con umiltà e sincerità, cercate modi per rafforzare i contenuti più deboli, apritevi alla possibilità che qualcuno dei vostri compagni possa darvi una mano. È un atteggiamento maturo e responsabile.

4. Affrontate il timore di un risultato negativo

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Ci sono due modi di vivere le situazioni che ci mettono paura: affrontarle o fuggire. La fuga si esprime chiaramente con il procrastinare lo studio, non volerlo affrontare pensando che qualsiasi cosa si faccia andrà tutto male. Questa paura spesso paralizza e fa sì che tutto diventi lento. Affrontare questo tipo di esami accademici non implica il fatto di non provare paura, ma di affrontare ciò che ci fa paura e superarlo. Studiate con coscienza, preparatevi bene, anche quando sapete che non otterrete il voto massimo, esortandovi a compiere i passi necessari per non rimanere bloccati dalla paura. Non permettetevi di fallire ancor prima di averci provato.

5. Avere un progetto di vita aiuta a studiare meglio

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Non tutto nella vita è una motivazione intrinseca, ovvero non si fanno le cose solo per il premio o il riconoscimento che se ne trae, per raggiungere le mete, perché ci sono anche ragioni interiori per trovare la motivazione, che più che basarsi su quello che gli altri dicono di noi hanno a che fare con i propositi personali, la vocazione e il senso della vita.

Nella spiritualità gesuita si chiama “principio e fondamento”, ed è una sorta di dichiarazione di principi che descrive ciò che si è scoperto per sé in relazione a Dio e agli altri e come vivere in base a questo. Se si hanno chiari i propri progetti, i sogni e ciò che Dio si aspetta da noi, non sarà difficile sedersi e aprire un libro per studiare, perché quel tempo di studio è tempo per seminare per poi raccogliere ciò che si sogna, quello che si è progettato per se stessi. Se non c’è invece un progetto a medio e a lungo termine, spesso l’unica cosa che resta per motivarsi è il timore di un risultato negativo, e in queste condizioni nessuno studia bene.

6. È in gioco il risultato accademico, non la vita

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Attribuire a una prova il peso del proprio destino nella vita è dare troppa importanza alla questione. Non neghiamo la rilevanza dei risultati di questo tipo di prove, ma riguardano solo un aspetto della vita, quello accademico, e nella migliore delle ipotesi quello lavorativo in futuro, ma la vita è molto più di questo. Siete molto più dei voti, molto più di una professione, e soprattutto Dio non ci ama o smette di amarci per i nostri voti e i risultati accademici che conseguiamo. È quindi positivo analizzare la situazione con un po’ più di freddezza. Questo aiuterà a mantenere la calma, a controllare i nervi e a dimostrare davvero cosa sappiamo e di cosa siamo capaci. La vita non si gioca in un esame di ammissione.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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