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L’erotismo mistico nell’Estasi di Santa Teresa d’Avila del Bernini

SAINT TERESA
Minolta DSC
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La grande opera dello scultore realizzata per la Cappella Cornaro nella straordinaria analisi di Irving Lavin

Bernini scolpì anche quattro bassorilievi, che emergono in alto e contribuiscono alla presentazione di Teresa al visitatore con le seguenti scene:
-Teresa che insieme al fratello minore decide di partire verso i Mori per essere da loro martirizzata e rendere gloria a Dio
-Teresa con gli strumenti della penitenza che mostra inginocchiata le proprie ferite al Cristo crocifisso
-L’apparizione di Cristo a Teresa che la ringrazia per il bene che la santa ha fatto a Maria, la Madonna
-Le nozze mistiche di Cristo con Teresa che le regala un chiodo della croce.

In questi quattro riquadri non sono esaltate, come pure sarebbe stato legittimo, le “opere” di Teresa – come, ad esempio, i monasteri da lei fondati o la riforma da lei guidata. Si racconta invece della sua esperienza intima e interiore di comunione con il Cristo, esperienza cui appartenne l’estasi d’amore che è rappresentata dalla scultura al centro.

2/ La trasverberazione viene rappresentata alla luce del Cantico dei Cantici: per Bernini ben più di Cupido che trafigge l’innamorata, l’amore di Cristo fa soffrire e gioire Teresa

«La […] grande innovazione del Bernini nel trattare la trasverberazione, cioè il contenuto sensuale, è stata argomento di una controversia senza fine. La visione di Teresa è stata interpretata anche come erotismo indotto per isteria, e già ai suoi tempi il Bernini fu accusato di avere svilito la trasverberazione riducendola su un piano volgarmente fisico. Un suo contemporaneo lo condannò perché “tirò poi quella Vergine purissima in terra… non solo prostrata (notando anch’egli che non era in ginocchio!), ma prostituita”. Fosse o no Teresa isterica e fosse o no il Bernini volgare, dal gruppo emana un erotismo fisico che i ben intenzionati apologisti hanno torto a negareSecondo una tradizione millenaria, sorta con il biblico Cantico dei Cantici, i mistici ricorrevano al vocabolario dell’amore fisico nello sforzo di trasmettere agli altri i loro sentimenti: la comunione con Dio è come la comunione con l’essere amato, solo moltiplicata più e più volte. La stessa Teresa sottolineava la componente puramente fisica dell’esperienza. Descrivendo la trasverberazione, afferma che, pur essendo spirituale e non fisica la dolce pena da lei sofferta, anche il corpo vi aveva parte, anzi una grande parte – sono le sue parole. La visualizzazione del Bernini si può spiegare in parte con il racconto di Teresa, estremamente vivido»[5].


L’estasi amorosa di Teresa

Così Lavin presenta, con grande precisione, la più grande delle innovazioni che lo scultore introduce nella rappresentazione dell’estasi di Santa Teresa.

Lavin ricorda in proposito che già la tradizione pagana aveva grande familiarità con Cupido che trafigge con frecce d’amore il cuore dell’innamorata. Quelle frecce già nell’iconografia pagana indicavano la capacità dell’amore di raggiungere il cuore, sconvolgendolo di gioia e diletto e producendo al contempo quel dolore di chi è ferito per il bisogno assoluto della presenza dell’amato.

L’angelo e la sua freccia

Ma Lavin, subito, eleva tale parallelismo ricordando che il Cantico dei Cantici, fin nell’interpretazione ebraica, è stato letto come raccolta di versi dell’amata e dell’amante, ma al contempo come descrizione dell’esperienza del desiderio di unione dell’anima con DioTeresa è consapevole nei suoi scritti di vivere l’esperienza d’amore del Cantico dei Cantici. Scrive molto bene Lavin nel testo appena citato: «La comunione con Dio è come la comunione con l’essere amato, solo moltiplicata più e più volte».

Non quindi in Bernini rappresentazione di un presunto isterismo della santa e nemmeno l’utilizzo di un contesto sacro per la rappresentazione di un erotismo fine a se stesso. Invece, la precisa e voluta rappresentazione della partecipazione del corpo alla gioia spirituale dell’incontro con Dio.

Teresa descrive testualmente nella sua autobiografia l’esperienza mistica da lei vissuta: «L’anima si duole per l’assenza di Dio, ma non è lei che ne procura la pena, bensì una certa saetta che di quando in quando le penetra il cuore e le viscere così al vivo, da lasciarla come incapace di fare e di volere alcuna cosa. Capisce solo che vuole il suo Dio e che il dardo da cui è ferita pare temprato con l’essenza di un’erba che le fa odiare se stessa per amore di Dio, in servizio del quale sacrificherebbe volentieri la propria vita. È inesprimibile il modo con cui Dio ferisce l’anima. Il tormento è così vivo che l’anima esce fuori di sé, benché insieme sia tanto dolce da non poter essere paragonato ad alcun piacere sulla terra. Perciò, come ho detto, l’anima vorrebbe star sempre morendo per la forza di quel male. […] Lo spasimo della ferita era così vivo che mi faceva uscire nei gemiti […], ma insieme pure tanto dolce da impedirmi di desiderarne la fine e di cercare altro diversivo fuori che Dio. Benché non sia un dolore fisico ma spirituale, vi partecipa un poco anche il corpo, anzi moltoAllora tra l’anima e Dio passa come un soavissimo idillio»[6].

Teresa racconta in questo brano di quell’esperienza vissuta da diversi santi e sante che viene detta dai maestri spirituali “trasverberazione” (dal latino “verberatio”, “colpo”, “ferita”, con la preposizione “trans”, cioè “che attraversa”): è l’essere toccati e come attraversati dall’amore di Dio che ferisce e dona una dolcezza che nessun amore al mondo potrebbe mai donare[7].

Lavin sottolinea come Bernini rappresenti l’angelo con un sorriso radioso: egli ispira simpatia, come uno che sappia cosa sta compiendo. L’angelo sa di essere portavoce, tramite il suo dardo, dell’amore stesso di Dio che si fa incontro a Teresa[8].

L’uomo che dimentica cosa sia l’amore e il piacere spirituale non può comprendere cosa sia l’estasi di santa Teresa e perché Bernini la rappresenti proprio così. Ne potrà dare un’interpretazione psicoanalitica o ne tratterà come di un turbamento sessuale, ma sarà incapace di comprendere che esiste nei mistici un amore elevato alla massima potenza, donato dalla grazia, e che un artista come Bernini è capace di dargli forma scultorea.

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