Ricevi Aleteia tutti i giorni
Iscriviti alla newsletter di Aleteia, il meglio dei nostri articoli gratis ogni giorno
Iscriviti!

Non vuoi fare nessuna donazione?

Ecco 5 modi per aiutare Aleteia

  1. Prega per il nostro team e per il successo della nostra missione
  2. Parla di Aleteia nella tua parrocchia
  3. Condividi i contenuti di Aleteia con amici e familiari
  4. Disattiva il tuo AdBlock quando navighi nel nostro portale
  5. Iscriviti alla nostra Newsletter gratuita e non smettere mai di leggerci

Grazie!
Il team di Aleteia

iscriviti

Aleteia

L’erotismo mistico nell’Estasi di Santa Teresa d’Avila del Bernini

SAINT TERESA
Minolta DSC
Condividi

La grande opera dello scultore realizzata per la Cappella Cornaro nella straordinaria analisi di Irving Lavin

È come se il pavimento berniniano della cappella – afferma Lavin – divenisse «il limite superiore del mondo sotterraneo»[1]. La rappresentazione degli scheletri non è più minacciosa come in altre opere barocche – anche dello stesso Bernini – bensì è annuncio di resurrezione: quelle che si vedono sul pavimento sono persone scarnificate dalla more che però emergono dalla terra per riprendere la carne, secondo la profezia di Ezechiele e la promessa della resurrezione, per entrare al seguito di Cristo e di Teresa nella resurrezione della carne.

Gli schelestri oranti in intarsi lapidei del pavimento

Si pensi poi agli angeli dell’arco di ingresso della Cappella che stanno disponendo ghirlande: è come se la decorazione della Cappella venisse realizzata dagli angeli nel momento stesso in cui lo spettatore vi giunge: quelle ghirlande vengono disposte, come in ogni matrimonio, per celebrare le nozze di Teresa con Gesù. È come se il suo ingresso nuziale in cielo fosse «ancora in corso»[2] in quel preciso momento e gli abbellimenti del luogo accompagnassero l’evento, come in un work in progress.

Similmente gli otto rappresentanti della famiglia Cornaro che vengono scolpiti dal Bernini ai lati della Cappella appartengono non solo ad una precisa disposizione estetica, ma anche a quella concettuale e teologica dell’insieme. Il cardinale Federico Cornaro, amico di Urbano VIII e dei carmelitani, aveva concesso agli scalzi un primo convento in Venezia quando era divenuto patriarca della città lagunare. Una volta scelta quella cappella della chiesa di Santa Maria della Vittoria, officiata dai carmelitani scalzi, come propria cappella funeraria[3]volle essere ritratto dallo scultore insieme al padre Giovanni – che si vede con la berretta da Doge veneziano, poiché quella fu la carica più alta che ricoprì. Ma volle che insieme a loro venissero ritratti anche gli altri sei familiariche, nel corso della vita della famiglia, erano divenuti cardinali.


Il palchetto con il cardinal Federico Cornaro che guarda verso lo spettatore

Tre degli otto personaggi ritratti sono rappresentati come rivolti verso l’estasi di Teresa e verso l’altare dove si celebra l’eucarestia, quasi fossero partecipi della visione della morte estatica della santa e, insieme, della celebrazione eucaristica.

Gli altri cinque dialogano fra di loro, alla destra e alla sinistra della stessa visione: si parlano non per disputarne, ma per dialogarne serenamente[4].

Fra di essi, il cardinale Federico si volge verso i visitatori che si avvicinano e li guarda, quasi invitando anch’essi alla visione – è il ritratto più caratterizzato fra gli altri, il secondo dall’arco di ingresso, alla destra della Cappella.

Lavin sottolinea come il ruolo dato dal Bernini agli otto personaggi, non più ritratti come busti bensì come persone vive, sia quello di testimoni simili a quelli che dovettero deporre nel processo appena terminato per la canonizzazione della santa nel 1622 (su cui si tornerà più avanti): i Cornaro attestano che veramente Teresa morì in estasi, celebrando le nozze con il Cristo.

Fondamentale poi, in tale concezione unitaria della cappella, è l’illuminazione non diffusa, ma piovente dall’alto – luce allora non stravolta da alcuna luce elettrica. Essa è ottenuta tramite l’oculo sopra la scultura. Essa è accompagnata dalla discesa della colomba dello Spirito Santo e dai raggi dorati che concretizzano la luce reale del sole. L’utilizzo di diverse tipologie di materiali artistici – l’architettura che orienta la luce naturale, la pittura della colomba dello Spirito, la realizzazione in scultura dei raggi – uniscono le arti: ma i diversi materiali intendono sottolineare l’unico evento, quello della discesa della grazia di Dio, rappresentata in maniera multiforme appunto, che viene incontro alla santa al momento dell’estasi.


L’affresco con la colomba dello Spirito Santo, la luce che entra dall’oculo e i raggi dorati che si compongono in unità

In alto, poi, gli stucchi dipinti collegano, nella concezione unitaria data dal Bernini alla Cappella, la terra al cielo, con gli angeli musicanti che gioiscono delle nozze di Teresa con il Cristo e recano i libri con i quali la santa ha reso gloria a Dio e illuminato gli uomini sul cammino da seguire per giungere a lui.

 

Pagine: 1 2 3 4 5

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni