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L’erotismo mistico nell’Estasi di Santa Teresa d’Avila del Bernini

SAINT TERESA
Minolta DSC
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La grande opera dello scultore realizzata per la Cappella Cornaro nella straordinaria analisi di Irving Lavin

1/ L’unità compositiva e concettuale della Cappella Cornaro

Irving Lavin, più di ogni altro, ha colto la potenza unitaria della progettazione della Cappella Cornaro. Per Bernini non si trattò solo dell’utilizzo unitario dell’architettura, della scultura e della pittura. Non si trattò solo dell’armonica disposizione di tecniche espressive diverse – dall’affresco alle realizzazioni in stucco, dal sistema di illuminazione naturale alle sculture in bassorilievo o in rilievo, dalle parti pavimentali in intarsi lapidei al bronzo dorato del paliotto dell’altare.

Si trattò, invece, ben più profondamente, di un unità concettuale che Bernini dispiegò nella Cappella stessa, di modo che ogni particolare acquista senso solo nell’insieme.


L’unità artistica e concettuale dell’intera Cappella dal cartiglio retto dagli angeli in alto al pavimento con gli scheletri oranti

L’unità tematica appare subito se solo ci si sofferma su aspetti della Cappella spesso nemmeno citati da tanti commentatori.

Basti pensare al cartiglio in alto, recato dagli angeli berniniani, con l’iscrizione che è la chiave di volta dell’intera composizione: “Nisi coelum creassem ob te solam crearem” (“Se non avessi creato il cielo, per te sola [Teresa] lo creerei”), che è un’espressione che la santa spagnola si sentì ripetere dallo stesso Gesù apparsogli in visione. Tutta la Cappella è illuminata da questo annunzio: Teresa entra in Paradiso, il Cristo ama Teresa e la vuole in Paradiso.


L’iscrizione recata dagli angeli che è il “titolo” conferito dl Bernini alla Cappella Cornaro

Ma se ci si volge in basso, ecco che anche qui tutto rimanda ad un unico messaggio. Se si guarda al pavimento, infatti, subito si vede che Bernini vi ha realizzato in intarsi lapidei due scheletri che emergono dall’aldilà, uno con le mani giunte della preghiera e l’altro con il gesto, anch’esso orante, delle braccia aperte, quasi a dire che l’ingresso in cielo di Teresa è accompagnato da quello dei defunti per i quali lei intercede.

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